Severgnini, un anno fa: “Ucraina? Siamo 40 democrazie, si sa come finisce la guerra, manco a discutere”

Beppe Severgnini condivide una dote con David Parenzo: è noto per non azzeccarne una. Quando dichiara qualcosa ha lo stesso effetto di Fassino: una sentenza ma al contrario. Solo che il buon Piero ha sempre lanciato i suoi aneliti con quel tono da horror vacui per cui il ribaltamento finale lo ritrovavi un po’ nella natura stessa delle cose. Una sorta di profezia che si auto-avverava.

Severgnini no, lui parla con assoluta sicumera, e con tono quasi infastidito dal dover sottolineare cose che per lui sono ovvietà. Il suo tempo rubato per dover discutere di queste cialtronate, sembra dire ogni volta.

E dunque fossimo in Putin ora stapperemmo champagne: un anno fa, ospite negli studi di Otto e mezzo – facendo lui parte della compagnia di giro che occupa tutte le caselle televisive, si diceva convinto della vittoria dell’Occidente contro la Russia: “É evidente come andrà a finire, 40 democrazie più forti della Russia ma il punto è non umiliare i futuri sconfitti. Putin parla di nucleare perché in difficoltà”.

Un anno dopo, il mondo è molto cambiato, la geopolitica è in continuo movimento e gli assetti internazionali stanno cambiando clamorosamente: Brics, Sco, Asean, il dialogo tra Iran e Arabia Saudita

Ucraina, Beppe Severgnini: “É evidente come andrà a finire”

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