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mercoledì 26 Gennaio 2022
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Vergogna di Stato: Adelina Sejdini si è suicidata, ignorate le sue richieste di aiuto

Adelina Sejdini, nata a Durazzo, era riuscita a sfuggire al racket della prostituzione, poi si è ammalata di cancro. Aveva detto: “Se torno in Albania mi ammazzano” ma l’Italia non le ha dato la cittadinanza.

Adelina Sejdini si è suicidata

Adelina Sejdini, cittadina albanese emigrata in Italia a soli 22 anni, era arrivata nel nostro paese nel 1996, nel periodo delle grandi navi che arrivavano colme di migranti in fuga dai Balcani. Ma purtroppo, come tante altre donne provenienti da situazioni difficili, era finita vittima di organizzazioni criminali: Adelina fu picchiata e violentata da suoi connazionali che la obbligarono a prostuituirsi.

La donna però non si arrese e, grazie alla denuncia dei suoi aguzzini, ha aiutato le forze dell’ordine in una maxi inchiesta che portò all’arresto di 40 persone e alla denuncia di altre 80 coinvolte nel racket albanese dello sfruttamento della prostituzione.

Per questioni di sicurezza fu costretta a lasciare Varese e a trasferirsi a Pavia. Aveva chiesto aiuto, senza successo, per un alloggio popolare. Poco dopo il suo trasferimento, poi, scoprì di soffrire di cancro al seno e i  continui ricoveri al Policlinico San Matteo. Dal letto di ospedale era molto attiva sui social per segnalare la sua battaglia. Aveva indirizzato diverse lettere a Sergio Mattarella e ad altre istituzioni.

Lo Stato non le ha mai riconosciuto la cittadinanza, anzi: nel suo permesso di soggiorno, le era stato tolto lo status di apolide e indicata la cittadinanza albanese, rallentando di fatto l’iter per l’assegnazione di un alloggio popolare. Il riscatto della sua vita si tramuta in incubo.

Nel 2019 ottiene una risposta dal ministero dell’Interno: “Ci occuperemo del suo caso“.  Ma le parole restano lettera morta. Alla fine dello scorso ottobre Adelina è partita verso Roma per provare a incontrare di persone il presidente della Repubblica. Non ci è riuscita e, in preda alla disperazione, ha reagito cospargendosi di alcol e dandosi fuoco. I medici dell’ospedale Santo Spirito sono riusciti a salvarla e a curarle le ustioni.

A quel punto sarebbe dovuta rientrare a Pavia, senza sapere dove andare o casa fare: “Se torno in Albania mi ammazzano”, diceva, temendo ritorsioni per aver fatto arrestare diversi criminali albanesi del racket della prostituzione.

Malata di cancro, invalida al 100%, con un assegno mensile di 285 euro e senza una casa, Adelina ha deciso di farla finita: sabato scorso , 6 novembre, non ha retto più il peso della battaglia per il riconoscimento della cittadinanza italiana e dei suoi diritti. Si è lanciata dal cavalcavia ferroviario di ponte Garibaldi, a Roma. Aveva 47 anni.

Una macchia indelebile per la coscienza dell’Italia.

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Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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