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domenica 6 Giugno 2021
LifeStyleI 5 peggiori clienti per lo smart working

I 5 peggiori clienti per lo smart working

Lo smart working ha salvato tante aziende garantendo continuità di servizi essenziali, ma molti non sanno che è tutt’altro che smart.

Smart working? Non proprio…

Abbiamo imparato tutti a conoscere questa parola, smart working, che ha permesso la salvezza di moltissime aziende e ha garantito la continuità di tanti servizi essenziali, ma quello che milioni di persone stanno sperimentando è che si tratta di una forma molto stressante di lavoro da casa, nient’affatto smart, tutt’altro!

Ci sono problematiche specifiche dello smart working in sé, ovvero la distanza tra la vita vista negli spot, i messaggi concilianti dei vip nelle loro dirette Facebook (con tinelli che vanno dalla finestra collocata a ponente fino al Tavoliere delle Puglie), e la realtà: computer messi in angoli assurdi dove c’è più segnale, per chi ha il wireless ovviamente, altri ancora peggio, da medioevo informatico, con i cavi che devono raggiungere il router.

E poi, bambini, cani che abbaiano ad ogni rumore, gatti che con la loro abituale noncuranza si seggono davanti allo schermo mentre sei in conference col capo dei capi,  congiunti che urlano al cellulare da un’altra stanza, video riunioni improvvisate che non partono mai perché c’è sempre qualcuno che non riesce a far funzionare l’app e una sequela infinita di messaggi WhatsApp provenienti dalle miriadi di chat: dell’ufficio, degli amici, dei genitori di scuola…

Smart working e gatti
Smart working e gatti

Un inferno che, a quanto pare, durerà ancora a lungo, per risparmiare sui costi e aumentare la produttività, oltre che per continuare, dove necessario, la prevenzione sanitaria.

Dunque bisognerà abituarsi questa situazione che sta portando a un altro tipo di problema, soprattutto per i liberi professionisti, già manifestato abitualmente ma in questa modalità amplificato a dismisura: il cliente esasperante, capace di aggravare ulteriormente il carico di stress.

Li abbiamo raggruppati in 5 tipologie standard e universali.

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I 5 peggiori clienti per lo smart working

1) Il comunicatore compulsivo

Cominciamo con uno dei clienti più pericolosi, il comunicatore compulsivo, quello che confonde il nostro lavorare da casa e non in un ufficio, con l’essere a sua totale disposizione.

Questa tipologia di utente pensa dunque di poter scrivere a qualsiasi orario, in qualsiasi momento, a colazione, pranzo e cena, il sabato sera, la domenica.

La cosa peggiora quando inizia a scrivere SMS o peggio, quando passa su whatsapp (per sua comodità, ovviamente) a mandare messaggi vocali dai tre minuti in su.

Il nostro desiderio fantozziano è di vederli fustigati in sala mensa con trenta nerbate sulla schiena.

2) Il dubbioso con manie di segretezza

Questa seconda categoria è composta da quei clienti che ti contattano per un preventivo, ma alla richiesta di visionare la documentazione al fine di farti un’idea per quantificare il tipo di lavoro, la durata, i costi, non mandano il materiale, tergiversano, provano a spiegare cose rabberciate a voce, tentennando, convinti che lo divulgherai ai quattro venti.

C’è poi la fase avanzata, quando mandano il materiale, tu ci lavori  nei tempi concordati ma poi li modificano senza avvisarti e devi ricominciare daccapo.

3) Il suggeritore

Un altro cliente che stimola i nostri pensieri più omicidi è il suggeritore, ovvero quello che non ha ben presente in cosa consista il tuo lavoro, ma pretende di dirti come devi lavorare: ti da consigli su quali programmi utilizzare (magari sei un grafico specializzato in 3d e ti propongono gimp) su come dovresti organizzare il tuo spazio lavorativo per renderlo più funzionale e via dicendo.

I consigli variano in base alla professione di ognuno e ne avrete ricevuti tantissimi che meriterebbero di essere raccolti a parte.

Smart working Stress
Smart working Stress

4) Il mercanteggiatore

Entriamo nelle categorie più diffuse e nocive, quelle relative ai pagamenti. Il mercanteggiatore è quello che prima ancora di vedere il preventivo, chiede di essere “trattato bene”, magari promettendo progetti consistenti e lavori continuativi.

Ovviamente qualsiasi proposta gli si faccia, chiede uno sconto, anche alla più bassa e fuori mercato. E quando si conclude, la data concordata per il pagamento diventa un optional.

5) Il tirchio

Il nemico pubblico numero uno: il cliente che quando è ora di pagare, dopo che ti ha tormentato per settimane a ogni ora del giorno e della notte, comincia a non rispondere al telefono.

Ti risponde con un messaggio dopo ore o giorni, dicendo che è improvvisamente occupato, ha un problema inaspettato, un’emergenza…la tintoria non gli ha consegnato l’abito, le cavallettenon è stata colpa mia! E rimandano, rimandano, rimandano, sperando di prenderti per stanchezza o peggio spariscono.

I cinesi hanno molti inferni nella loro tradizione, per loro desideriamo quello degli Jiangshi, cadaveri che prendono vita e che, vagando con gli arti rigidi indossando gli abiti tipici dei funzionari di epoca Qing: vampiri esattori!

I 5 peggiori clienti per lo smart working

 

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Marquez
Corsivista, umorista instabile.

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