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Elogio della stupidità: manuale di sopravvivenza politica

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Lo stupido vive meglio e spesso vince: zero dubbi, zero ansie, solo selfie e promozioni. Intanto, i geni si tormentano mentre il mondo affonda. Forse è ora di arrendersi: abbracciamo la stupidità e chissà, magari ci promuovono a capi supremi dell’universo!

Elogio della stupidità

Se c’è una verità universale che nessuno osa ammettere, eccola qua: lo stupido vive meglio. Non è una teoria da salotto intellettualoide, è un’osservazione empirica, chiara come il sole che sorge ogni mattina, anche se lo stupido, probabilmente, crede ancora che sia la Terra a girargli intorno.

Mentre l’intelligente si perde in labirinti mentali fatti di crisi economiche, guerre lontane e dilemmi esistenziali, lo stupido sta lì, sereno, a farsi un selfie con un filtro da cane, ignaro che il mondo stia bruciando.

L’inconsapevolezza è il suo mantello da supereroe: niente ansie, niente crisi di mezza età, solo una placida, invidiabile tranquillità. E noi, con i nostri libri e i nostri pensieri profondi, possiamo solo guardare da lontano e sospirare.

Ma non finisce qui. La cosa davvero affascinante, e vagamente inquietante, è che lo stupido non solo vive meglio, ma spesso vince. Avete presente quel collega che non sa nemmeno accendere il computer ma finisce sempre per essere promosso? Ecco, non è un caso isolato, è un fenomeno globale.

In Italia, per esempio, abbiamo ministri che sembrano usciti da un casting per un film comico di serie B. Gente che inciampa sulle parole come sui gradini, che confonde il PIL con un nuovo modello di SUV, eppure eccoli lì, seduti su poltrone di pelle a prendere decisioni che ci riguardano tutti.

“Inetto” è un eufemismo: alcuni di loro avrebbero bisogno di un accompagnatore per attraversare la strada, oppure del GPS per uscire dall’ufficio, quelli che ci vanno, altro che per gestire un dicastero. E il bello è che non se ne rendono conto! Sorridono, stringono mani, firmano carte a casaccio, e il paese va avanti, o indietro, dipende dai punti di vista.

Non è un’eccezione, è la regola. Guardate la storia: quanti leader brillanti sono finiti dimenticati, mentre certi personaggi che a stento sapevano leggere un discorso scritto da altri sono passati alla leggenda? Prendiamo l’Europa, per dirne una. La Commissione Europea sembra un circo diretto da un gruppo di pagliacci con manie di grandezza.

Ogni loro decisione sembra studiata per portarci dritti verso la Terza Guerra Mondiale, con l’entusiasmo di chi pianifica una gita fuori porta. “Aumentiamo le tensioni con la Russia!” “Perfetto, e se ci scappa un conflitto, pazienza, tanto noi stiamo nei bunker!”. Intanto, l’intelligente sta a casa a leggere trattati di geopolitica, mentre lo stupido approva mozioni con la stessa leggerezza con cui ordina una pizza.

E che dire degli Stati Uniti? Terra di opportunità, sì, ma soprattutto terra di presidenti che hanno fatto della stupidità un’arte. Ci sono stati leader che hanno ordinato bombardamenti su nazioni che, davanti a una cartina muta, avrebbero indicato col dito a caso: “Laggiù, no aspetta, più a sinistra… vabbè, sparate e vediamo”. E non è che non avessero consiglieri: semplicemente, non li ascoltavano. Perché? Perché lo stupido non ha bisogno di consigli. Lui sa. O meglio, non sa, ma è convinto di sì, e questo basta. Pensate a George W. Bush, a cui viene attribuita la perla: “Il problema con i francesi è che non hanno una parola per ‘imprenditore’”, ironico, visto che “entrepreneur” è proprio francese.

Vera o no, questa leggenda riassume il suo stile: otto anni al comando, mentre i cervelloni delle Ivy League scrivevano articoli indignati che nessuno leggeva.

Il vero mistero, però, è come ci riescano. Come fa lo stupido a scalare le gerarchie, a occupare posizioni di potere, a farsi applaudire da folle adoranti? La risposta è semplice: l’assenza di dubbi. L’intelligente pensa, riflette, prevede le conseguenze e spesso si blocca, paralizzato dal peso della responsabilità.

Lo stupido, invece, va dritto come un treno merci senza freni: non capisce, non si pone domande, ma agisce. E in un mondo caotico, dove nessuno sa davvero cosa stia succedendo, questa cieca sicurezza diventa magnetica. È il motivo per cui un tizio che non distingue una legge da un menù di McDonald’s può diventare parlamentare, mentre il professore universitario resta a correggere tesi fino a mezzanotte.

Pensateci un attimo: chi sta meglio? Il genio tormentato che passa le notti a chiedersi come salvare il pianeta, o il tipo che firma un decreto a caso e poi va a mangiarsi un gelato senza nemmeno sapere cosa ha appena approvato? La risposta è ovvia. Lo stupido non ha rimorsi, non ha sensi di colpa, non ha incubi. Vive in un eterno presente, un paradiso terrestre che noi, con le nostre connessioni sinaptiche iperattive, possiamo solo sognare.

Forse è arrivato il momento di smetterla di affannarci. Basta con i libri, i documentari, le discussioni infinite su come migliorare il mondo. La vera rivoluzione sarebbe abbracciare la stupidità come filosofia di vita. Immaginate: un’esistenza senza preoccupazioni, dove ogni problema è un “boh, ci penserà qualcun altro”.

Certo, il pianeta potrebbe implodere un po’ prima, ma almeno saremmo felici mentre affondiamo. E chi lo sa, magari alla fine ci promuovono pure a capi supremi dell’universo. Dopotutto, se il mondo è nelle mani di chi non sa nemmeno allacciarsi le scarpe, perché noi dovremmo fare di meglio?

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Enrico Zerbo
Enrico Zerbo
Ligure, ama i gatti, la buona cucina e le belle donne. L'ordine di classifica è a caso. Come molte cose della vita. Antifascista ed incensurato.

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