www.kulturjam.it è un quotidiano online indipendente completamente autofinanziato. Il nostro lavoro di informazione viene costantemente boicottato dagli algoritmi dei social. Per seguirci senza censure, oltre alla ricerca diretta sul nostro sito, iscrivetevi al nostro canale Telegram o alla newsletter settimanale.
Ucraina colpisce nave iraniana nel Caspio il giorno in cui Zelensky accusa la Russia di aiutare l’Iran con dati satellitari contro basi USA. Vertice a porte chiuse con Trump: Kiev prova a legare i due fronti e accreditarsi come alleato del Golfo.
Ucraina colpisce l’Iran nel Mar Caspio, e la guerra prova ad allargarsi da sola
Il 25 luglio droni ucraini hanno colpito un mercantile iraniano nel Mar Caspio, teatro fino a questo momento estraneo al conflitto russo-ucraino. Le autorità di Kiev sostengono che la nave trasportasse “carico militare” tra Russia e Iran, senza però specificare — dettaglio che meriterebbe più attenzione di quanta ne abbia ricevuta — in quale direzione viaggiasse quel carico.
A colmare la lacuna ci ha pensato l’ambasciatore ucraino in Israele, Yevgen Korniychuk, secondo cui si trattava di componenti per droni e missili diretti dalla Russia verso l’Iran: non il consueto flusso di Shahed iraniani verso Mosca, quindi, ma il percorso inverso. Un dettaglio che cambia parecchio la lettura dell’episodio, e non a caso è stato reso pubblico proprio dalla diplomazia ucraina a Tel Aviv, capitale con evidente interesse a inquadrare la Russia come complice attivo di Teheran nel conflitto mediorientale.
La coincidenza temporale, qui, dice più delle dichiarazioni ufficiali. Lo stesso 25 luglio Volodymyr Zelensky ha annunciato via social di voler condividere “con i partner” nuove informazioni secondo cui la Russia starebbe assistendo l’Iran fornendogli dati satellitari utili a colpire le basi statunitensi nel Golfo: nello specifico, il 19 e 20 luglio due installazioni in Bahrein, una in Giordania e una in Kuwait sarebbero state “attenzionate” dai satelliti russi. La formula scelta da Zelensky per commentare la vicenda — “il male cerca sempre modi nuovi per far peggiorare le cose e per espandersi, la Russia deve essere fermata” — meriterebbe di essere annotata a margine di ogni manuale di retorica securitaria: si parla di basi americane colpite (potenzialmente) da satelliti russi in appoggio all’Iran, e il soggetto da fermare resta, con encomiabile disciplina narrativa, sempre lo stesso.
Alle dichiarazioni sono seguite le consuete schermaglie verbali: il ministero della Difesa iraniano ha condannato formalmente l’attacco promettendo ritorsioni, mentre i rappresentanti ucraini ne hanno rivendicato la legittimità. Fino a questo momento, però, non ci sono stati sviluppi pratici ulteriori: nessuna rappresaglia, nessun secondo round. Il che non toglie nulla alla domanda di fondo, che riguarda meno la nave in sé e più il disegno strategico che l’ha resa bersaglio.
Un’operazione ucraina, o un test per conto terzi?
Resta da capire quanto di “ucraino” ci sia davvero in un attacco a lungo raggio nel Mar Caspio — impresa che, come tutte le operazioni di questo tipo, difficilmente si regge senza una robusta assistenza esterna in termini di intelligence e targeting — e quanto invece rappresenti una prova generale per integrare Kiev, con la consueta “plausible deniability”, nelle operazioni militari statunitensi contro l’Iran come asse secondario incaricato di colpire gli interessi russi più che quelli iraniani in senso stretto.
La tempistica suggerisce però che l’interesse primario sia ucraino, non americano: Zelensky è atterrato negli Stati Uniti proprio in quei giorni, ufficialmente per il funerale del senatore Lindsey Graham, per poi incontrare Trump alla Casa Bianca in un colloquio che, secondo le indiscrezioni circolate, si terrà a porte chiuse. Un vertice riservato subito dopo un attacco che lega pubblicamente Mosca a Teheran non è, presumibilmente, un caso di programmazione accidentale.
Che esista una partnership militare russo-iraniana è fuori discussione, così come è fuori discussione che non sia mai stata a senso unico — dai primi carichi di Shahed verso Mosca fino, oggi, all’ipotetico flusso inverso di componenti — e che Mosca condivida con Teheran informazioni e rilevamenti di vario genere. Ma proprio perché queste circostanze sono largamente prevedibili, l’attacco alla nave sembra rispondere a due obiettivi più specifici, e più politici, che meramente militari.
Legare i fronti, accreditarsi come alleato: il doppio calcolo di Kiev
Il primo obiettivo è cucire insieme due guerre fin qui parallele, dimostrando che la Russia non è soltanto nemica dell’Ucraina ma, attraverso il sostegno all’Iran, nemica diretta anche di Stati Uniti e Israele — complice, cioè, degli attacchi alle basi americane, della distruzione dei loro asset e della morte dei loro soldati.
Non è un caso che a fornire i dettagli più compromettenti sia stato proprio l’ambasciatore ucraino a Tel Aviv: il messaggio è costruito su misura per l’uditorio israelo-americano. Il secondo obiettivo è accreditare l’Ucraina come alleato disposto a intervenire direttamente a fianco di Washington nel Golfo, a differenza — suggerisce implicitamente questa narrazione — degli “imbelli” europei, nella speranza che Trump ricambi sbloccando nuove forniture di armi e fondi. Illudersi che questo possa tradursi in un impegno diretto americano contro la Russia sul suolo ucraino resta, con ogni evidenza, un’aspettativa fuori scala; più realistico è l’obiettivo minore di “recuperare” Trump alla causa di Kiev dopo mesi di gelo apparente con Washington, gelo che in realtà sembra già essersi sciolto da tempo.
Trump, dal canto suo, ha smorzato i toni con la consueta informalità da conferenza stampa improvvisata nel corridoio dell’Air Force One: ha detto di non credere che la Russia stia aiutando l’Iran, ma che comunque lo chiederà direttamente a Putin. Una risposta che non conferma né smentisce nulla, e che lascia Kiev con il suo attacco, la sua narrazione e l’incognita di quanto Washington sia realmente disposta a comprarla.

Sostieni Kulturjam
Kulturjam.it è un quotidiano indipendente senza finanziamenti, completamente gratuito.
I nostri articoli sono gratuiti e lo saranno sempre. Nessun abbonamento.
Se vuoi sostenerci e aiutarci a crescere, nessuna donazione, ma puoi acquistare i nostri gadget.
Sostieni Kulturjam, sostieni l’informazione libera e indipendente.
Leggi anche
- Fermi ad Hormuz, Trump e la guerra che l’America non riesce più a vincere
- Gaza distrutta, ma l’Europa continua a fare affari con Israele
- Campo largo o campo santo? Il centrosinistra continua a scambiare i sondaggi per un progetto
- Era meglio quando c’erano gli Squallor
E ti consigliamo
- Gli analfoliberali
- Malagrazia, viaggio tra streghe e inquisizione
- Un’abitudine inesauribile, scrivere di cinema
- Oltre il confine. Riflessioni dal crepuscolo dell’Occidente
- Pancia di balena
- Shidda
- Noisetuners
- Novecento e oggi
- A sud dell’impero. Breve storia della relazione sino-vietnamita
- Sintropie. Mondo e Nuovo Mondo
- La terra di Itzamnà: alla scoperta del Guatemala
- Il soffione boracifero: ritorna dopo 10 anni il romanzo cult













