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Trump sospende l’invio di armi all’Ucraina e annuncia dazi a Messico e Canada, aumentando la pressione su Zelensky per negoziare un cessate il fuoco. L’Europa resta incerta sul suo ruolo, mentre il Regno Unito rilancia l’ostilità verso la Russia. Intanto, von der Leyen spinge per il riarmo.
Trump sospende gli aiuti all’Ucraina e primi dazi a Messico e Canada
Questa mattina, una notizia ha scosso il panorama internazionale: Trump ha deciso di sospendere l’invio di armi all’Ucraina, in concomitanza con l’annuncio dei primi dazi a Messico e Canada.
Una mossa che sembra rispondere, almeno in parte, alla reazione negativa dei mercati azionari alla “rissa” tra il presidente statunitense e Zelensky nello Studio Ovale, e che aggiunge una nuova dimensione alla già complessa relazione tra Stati Uniti, Ucraina ed Europa.
La sospensione degli aiuti militari non è solo una decisione che impatta direttamente su Kiev, ma anche una mossa strategica nei confronti di Zelensky, esercitando una pressione affinché accetti una trattativa di cessate il fuoco alle condizioni degli USA, ex alleato ora disilluso.
L’Europa, a sua volta, si trova di fronte a un bivio: deve decidere se, come e quando posizionarsi nel possibile negoziato tra Washington e Mosca, che resta ancora un’eventualità incerta.
Il “venerdì nero” dello Studio Ovale ha messo in evidenza tre fatti chiari. Il primo è che Trump vuole liberarsi al più presto del coinvolgimento degli Stati Uniti in Ucraina, un fardello ereditato dall’amministrazione precedente.
Inaspettatamente, nel dibattito sulle tensioni con Zelensky, poco spazio è stato dato all’aspro attacco di Trump e del senatore Vance nei confronti della politica estera di Biden.
La vera svolta, però, potrebbe risiedere proprio nel tentativo di Washington di porre fine a un conflitto che non ritiene più essenziale per i propri interessi, trattandolo come un affare economico piuttosto che come una questione geopolitica.
Il secondo punto riguarda il dialogo tra sordi andato in onda in mondovisione. In questa partita diplomatica, la “bullizzazione” del presidente ucraino sembra aver trovato terreno fertile grazie agli errori strategici di quest’ultimo.
Mentre il tycoon appare determinato a risolvere la guerra ucraina con un compromesso economico, il presidente ucraino continua a respingere ogni proposta di trattativa che non sia un trionfo totale contro l’invasore, il che rende impossibile trovare un punto di incontro.
Infine, la classe dirigente europea non ha mai chiarito gli obiettivi della sua partecipazione alla guerra in Ucraina. Ora, con il conflitto che sembra senza via d’uscita, l’Europa non ha una visione chiara su come proseguire.
Le dichiarazioni come quelle di Starmer, che promettono sostegno a Kiev “fino alla fine”, sollevano più domande che risposte: fino alla fine di cosa? Della guerra? Di Zelensky? Di Putin? In ogni caso, è sempre più evidente che la fine che sembra più probabile è quella dell’Europa.
A complicare ulteriormente il panorama c’è il ruolo del Regno Unito, che cerca di riprendersi il comando di una storica ostilità verso la Russia, mettendo in discussione ogni prospettiva di pacificazione.
Anche l’annuncio di un nuovo riarmo da parte di von der Leyen sembra essere più una “soluzione” economica, che si traduce in guadagni per le aziende produttrici di armi, piuttosto che una reale strategia per porre fine al conflitto.
In questo scenario incerto e caotico, il mondo trema, mentre l’Europa sembra essere guidata da una leadership cieca e senza credibilità. Non sarebbe il caso di rottamarla?

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