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Dal 2014 l’Ucraina è vista come un satellite USA, usato per accerchiare la Russia e spezzare i legami economici con la Germania. Trump nega sovranità a Kiev, escludendola dai negoziati: la guerra, persa sul fronte russo ma vinta contro Berlino, è un affare americano. L’Europa rimuove tutto.
Psicosi collettiva sulla guerra in Ucraina
Con il colpo di stato del 2014 l’Ucraina è diventata una franchigia degli Stati Uniti d’America, così come i Raptors lo sono per l’NBA. Attraverso quel territorio, e i servizi della NATO, si è provveduto ad accerchiare militarmente la Russia, sottraendole sicurezza e spazi di manovra, contando in una futura caduta di Putin.
Quindi la guerra è stata condotta in maniera manifesta dagli Usa con l’intento complementare, ma non meno decisivo, di interrompere il flusso di scambi commerciali tra Germania e Russia.
Gli obiettivi a stelle e strisce erano stati limpidi sin dal 2014 condensati dalla celebre espressione “l’Europa si fotta”, rubata a Victoria Nuland, la regista del golpe di Euromaidan.
Di conseguenza Trump sta rivendicando l’affiliazione sostanziale di un territorio, affermando che lo Stato ucraino non gode di alcuna sovranità, ceduta a suo tempo alle volontà imperiali degli Stati Uniti.
Per questo motivo non ammette né Zelensky né la corte dei miracoli europea al tavolo delle trattative; la guerra è stata un affare americano e, secondo la logica del tycoon, è stata persa, per responsabilità diretta dell’apparato democratico, sul versante russo e vinta per ciò che concerne il boicottaggio all’economia tedesca.
Queste elencate sono semplicissime evidenze; l’esercizio di rimozione, in corso tra le cancellerie dell’Europa unita, nelle pubbliche opinioni e nella società civile, denota un coinvolgimento emotivo psicotico, accecato dall’enfasi propagandistica.
Di questa psicopatia, socializzata ormai anche tra cittadini mediamente istruiti, dovremmo tutti aver molta paura, per l’oggi ma soprattutto per il prossimo avvenire.

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