Oceano indiano, crocevia del mondo e della crisi

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Negli ultimi mesi, con le vicende degli Houthi e l’intervento USA in Yemen, abbiamo riscoperto la centralità dell’Oceano Indiano.

Oceano indiano, crocevia del mondo

Mentre tutti abbiamo ben chiaro il peso del Mar Rosso e di Suez, dove passano buona parte dei commerci marittimi mondiali, non abbiamo invece ben chiara l’importanza dello spazio che lo precede.

Il Mar Rosso è una delle entrate-uscite al grande oceano dove si affacciano: India, Cina, Sud Africa, Pakistan, Australia, Indonesia e indirettamente Iran, Arabia Saudita tra gli altri.

Parliamo di buona parte della popolazione mondiale e buona parte dei commerci e di centro di produzione industriale e petrolifera del mondo.

Il controllo e la stabilità dell’Oceano Indiano sono focali per la strategia USA, che si fonda sul controllo dei mari e delle loro reti. La destabilizzazione del Mar Rosso costringe le catene commerciali ad allungarsi (girando l’Africa) e portando una corsa inflazionistica nei paesi di vendita, ma non solo lì transitano parte dei cavi internet che collegano l’Europa e l’Asia (con ciò che ne deriva).

Questa non è l’unica via di accesso all’Indiano, chiaramente ci sono anche altre “porte”: lo Stretto di Ormuz che divide Penisola Arabica e Iran e su cui i BRICS con gli ingressi di gennaio hanno provato a mettere il cappello; il canale del Mozambico che separa Mozambico e Madagascar e lo stretto di Malacca, il vero timore cinese in caso di strozzamento USA alle importazioni marittime cinesi.

Anche in questo caso, l’Indonesia è paese atteso nei BRICS (anzi, ha fatto quasi strano che non fosse in questa prima tornata), il Mozambico è paese che riceve grandi investimenti da India, Cina e Sud Africa.

Per anni, nei nostri libri abbiamo vagheggiato sulla centralità del Pacifico e quindi sulla conservazione dello status egemone degli USA; oggi con l’ascesa dei BRICS (e non della sola Cina) ad assumere rilevanza sembra essere l’asse Asia-Africa con ciò che ne deriverà per l’Oceano Indiano.

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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