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Trump scarica il costo del fallimento USA in Ucraina su Kiev (e l’Europa), mentre la Meloni si ritrova servita la pace senza averci capito niente. Il PD, perso tra schleiniani e calendiani, resta inchiodato all’euroatlantismo fallimentare. Una scelta brillante…
Fallimento USA: il conto lo paga l’Ucraina (e l’Europa)
– Fausto Anderlini*
C’è qualcosa di grottesco, prima ancora che immorale, in questa pretesa di risarcimento avanzata da Trump ai danni di ciò che resta dell’Ucraina. Lo Stato che ha spinto il nazionalismo ucraino nella sua folle avventura al fine di rompere le reni alla Russia, condizione propedeutica per poi regolare i conti con la Cina, ora chiede anche di essere risarcito dei danari profusi a piene mani a una cricca di avventurieri sublimata come eroica dall’idiozia della classe dirigente europea, ipotecandone per l’eternità le ricchezze del sottosuolo.
Mai fidarsi degli USA. La fascio-spilorceria del MAGA non è che la conseguenza necessaria di quel dogma calvinista della predestinazione che Weber pose all’origine del capitalismo. Il nucleo cinico e predatorio celato nell’esoterismo della razionalità della civilizzazione.
L’Occidente collettivo è anche questo, anzi soprattutto questo. E l’Europa ne sa qualcosa, almeno dalla scoperta dell’America, il continente che, spinto dalla cupidigia e armato della tecnica, ha infettato il mondo con ogni sorta di nequizie, infine donandogli ben due guerre mondiali, per poi acconciarsi ai preparativi di una terza.
Furbissimo Trump: si smarca dal pagamento del debito a carico della sconfitta subita dal predecessore e lo mette in carico all’Ucraina (e all’Europa), riportando a casa gli interessi. Un geniale spilorcio.
Che lascia sul campo una torma di cornuti. Che ancora, non sazi, vorrebbero continuare a mazziarsi in proprio. Dissanguandosi sino all’ultima stilla.
Senza effondersi qui sul teatrino franco-tedesco e più generalmente europeo, una citazione tutta particolare meritano gli orfani italici dei Democrat d’oltreoceano, ora esiliati nel vecchio continente.
Parliamo del PD, nel formato schleiniano tardo-renziano (anzi, meglio, neo-calendiano), che ancora insiste sulla linea Letta, quel tipo che tornò da Parigi per issare i post-fascisti al potere, con l’idea di ammansirli nella sbobba dell’euroatlantismo.
Il nemico è ancora Conte, reo di contrapporre il semplice buon senso al fanatismo e alla demenza dell’imperialismo in salsa Democrat. Delirio ulteriormente aggravatosi in seguito alla sconfitta.
Furbo Trump, e furba la Meloni, che si è vista consegnare le carte in mano senza neanche il bisogno di andarle a prendere. E che, rebus sic stantibus, con questi coglioni intorno, si trova nelle condizioni di reggere un’era. Entrata in scena con l’elmetto e ora servita con l’aureola della pace.
Ma non vorremmo farne l’apologo, per non farci tacciare come meloniani dopo essere passati per putiniani e anche trumpiani. Non è che sia così intelligente. Sono gli altri che son scemi.

* Dalle riflessioni social di Fausto Anderlini
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