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Siamo davanti a una crisi del vecchio sistema-mondo nel mezzo di un esplosione demografica. Trattare il tema urbano è di estrema rilevanza per il futuro.
Città, sviluppo e sistema-mondo
Gli storici del futuro noteranno il drastico aumento della popolazione urbana avvenuto dalla metà dell’800.
Le città per un insieme di motivi (economici, sociali, culturali e politici) hanno cominciato ad attirare un numero sempre maggiore di persone, prima in Europa e Nord America, poi in Giappone, infine nel resto del mondo.
La decolonizzazione, la formazione di strutture burocratiche, eserciti e il tentativo di creare un’industria e una classe media anche nel Terzo Mondo hanno generalizzato il fenomeno.
Il numero di umani che vivono in città con oltre 100.000 abitanti aumenta da decenni; già oggi oltre il 50% della popolazione mondiale vive in città (parliamo di oltre 4 miliardi di persone) e questo numero aumenterà circa del 50% entro la fine del decennio.
Il dato in parziale contro-tendenza nei paesi più ricchi non deve trarre in inganno. Prima negli USA, poi in Europa, la classe media ha cominciato a spostarsi, dagli anni ’60, nei centri suburbani talvolta con meno di 100.000 abitanti.
Questo dato no va frainteso, la classe media preferisce spostarsi poco fuori città (in un raggio di qualche decina di chilometri) per godere dei vantaggi della vita urbana, quanto della natura; conservando i servizi (e il reddito da lavoro) delle città, senza per questo subirne gli aspetti più deteriori (inquinamento, dimensione degli appartamenti, costi abitativi, sicurezza e criminalità, rumori, mancanza di verde).
Fino a venti anni fa, un testo di geografia avrebbe identificato una gerarchia tra città globali, ponendo un trio in testa: New York, Tokyo e Londra. Città enormi, con istituzioni internazionali, di paesi ricchi che hanno avuto o hanno un’influenza egemonica su vaste aree del globo. Le città più importanti sarebbero coincise con i centri più importanti del mondo capitalista.
Oggi, la situazione sta mutando.
Per cominciare gli attentati in queste tre città hanno dimostrato come non sempre concentrare ricchezze, potere, servizi e popolazione sia vantaggioso (1995 attentato col gas sarin nella metro di Tokyo dell’Aum Shinrikyo; 11 settembre a New York; attentati di Al Qaida ai trasporti di Londra del 2005).
La concentrazione aumenta la complessità e ogni aumento di complessità porta a un aumento delle fragilità nell’insieme.
Siamo davanti a una crisi (bisognerà vedere se transitoria) del vecchio sistema-mondo. Gli equilibri cambiano rapidamente (pensiamo a come il Texas ha soppiantato la California nel settore tecnologico o fagocitato i minatori di bitcoin in fuga dalla Cina).
Città come San Paolo, Bombay, Lagos, Shangai, Giacarta, Singapore stanno egemonizzando vari settori. I film indiani spopolano nel Sud del Mondo e tra gli indiani emigrati, il cinema nigeriano fa il giro d’Africa, la Cina è in ascesa in ogni ambito e Mosca o San Pietroburgo non sembrano aver risentito delle sanzioni occidentali.
Trattare il tema urbano è di estrema rilevanza per il futuro:
1- Le città sono i nuclei da cui sono nati gli Stati moderni;
2- Le città denotano rapporti di forza che si rifletteranno nei rapporti tra Stati (multipolarismo);
3- L’aumento di abitanti e lo spostamento in aree periferiche, aumenterà il bisogno di trasporto pubblico, arterie stradali e ferroviarie che condizioneranno il volto del mondo.

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