Burnham premier da un giorno, già in trincea tra Labour, Trump e conti pubblici

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Il nuovo premier Andy Burnham taglia l’Iva sulle bollette con fondi mai stanziati, viene smentito dai fedelissimi di Starmer e nomina Healey al Tesoro nonostante le sue critiche sulla spesa. Sullo sfondo, l’irritazione di Trump per Miliband agli Esteri.

Burnham arriva a Downing Street e trova già il coltello tra le costole

Il nuovo Primo Ministro britannico Andy Burnham ha inaugurato il suo primo giorno di governo con un taglio dell’Iva sulle tariffe elettriche, misura da circa 850 milioni di sterline pensata per alleggerire le bollette dei ceti meno abbienti. La copertura finanziaria, ha spiegato l’ex sindaco della Greater Manchester, sarebbe arrivata dai fondi destinati al progetto di identità digitale voluto dal predecessore Keir Starmer — progetto che, però, non è mai stato realizzato né contabilmente stanziato. A smontare l’annuncio ci ha pensato in tempo record Darren Jones, stretto collaboratore di Starmer, con un post su X in cui chiariva che quel budget semplicemente non esiste e che il governo dovrà spiegare la copertura reale in sede di presentazione del bilancio.

Il Labour come un dramma elisabettiano

Difficile trovare un’immagine più calzante del partito laburista britannico in questa fase se non quella di una tragedia di successione shakespeariana, con tanto di pugnalate metaforiche consegnate via social network nel giro di ventiquattr’ore. Burnham, discendente ideale di socialdemocratici storici come Ramsay MacDonald e Harold Wilson, si è visto smentire pubblicamente da un fedelissimo del premier appena silurato, in quella che assomiglia più a un regolamento di conti interno che a una legittima critica di bilancio.

Nel frattempo, la telefonata di cortesia tra Burnham e Donald Trump, apparentemente di rito diplomatico, nasconderebbe secondo il Daily Telegraph un malumore ben preciso della Casa Bianca per la nomina di Ed Miliband agli Esteri, ritenuto un elemento di attrito per il suo sostegno a politiche di energia verde già bersagliate pubblicamente da Trump.

C’è però un dettaglio che complica la lettura eroica di un Burnham pronto a sfidare Washington a colpi di ambientalismo: lo stesso Telegraph ricorda che Miliband era considerato il favorito per la poltrona di Cancelliere dello Scacchiere, cioè Ministro del Tesoro. Un incarico dove la sua impostazione economica radicale e la sua postura più europeista che atlantista avrebbero probabilmente irritato Trump assai più di qualsiasi dossier energetico. Il fatto che Miliband sia stato dirottato agli Esteri, mentre le chiavi del Tesoro sono finite nelle mani di John Healey, racconta quindi più una manovra di contenimento interno che un atto di sfida internazionale.

Healey al Tesoro: il controsenso che nessuno vuole vedere

Ed è qui che la vicenda comincia a somigliare a un gioco di prestigio piuttosto che a una svolta politica coerente. Healey, ex Ministro della Difesa nel governo Starmer, si era dimesso proprio accusando l’esecutivo di non destinare risorse sufficienti del Pil alla spesa militare, in un momento in cui i conti pubblici erano già sotto pressione e la spesa sociale ne pagava le conseguenze.

Promuoverlo oggi a Cancelliere dello Scacchiere, cioè renderlo responsabile della tenuta complessiva dei conti pubblici, equivale ad affidare la cassaforte a chi ha appena lasciato l’incarico precedente lamentando che non si spendeva abbastanza. Quali mercati dovrebbe rassicurare un Cancelliere il cui unico precedente politico noto è una lettera di dimissioni sulla necessità di spendere di più? Le agenzie di rating, verosimilmente, non tarderanno a fornire una risposta.

Il Guardian, con la consueta cautela progressista, definisce la nomina di Healey la decisione più rilevante del primo giorno di Burnham a Downing Street, sottolineando che il nuovo Cancelliere dovrà finanziare contemporaneamente l’aumento della spesa per la difesa, la nazionalizzazione dei servizi pubblici e la riduzione del costo della vita — il tutto senza toccare imposta sul reddito, Iva o contributi previdenziali, e rispettando le stesse regole di indebitamento che avevano già messo in ginocchio la sua predecessora Rachel Reeves. È la stessa camicia di forza fiscale riproposta con un’etichetta diversa sulla manica.

Resta sullo sfondo il nodo più delicato: le relazioni con Washington, già segnate a febbraio dall’opposizione di Miliband all’uso di basi britanniche per i bombardieri americani e dal rifiuto britannico di concedere la base di Diego Garcia durante il conflitto tra Stati Uniti e Iran, episodio che secondo il Telegraph aveva già incrinato irrimediabilmente il rapporto tra Trump e Starmer. Burnham eredita quella frattura senza aver ancora chiarito se intende ricucirla o approfondirla.

Nel frattempo, promette aumenti di spesa ovunque dichiarando al contempo di non voler toccare le tasse: una quadratura del cerchio che, more solito, prima o poi dovrà fare i conti con l’aritmetica.

 

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