Il mondo piange la scomparsa di Edson Arantes do Nascimento, in arte Pelè, tra i più grandi calciatori in assoluto della storia, idolo del Brasile e prima vera star nel mondo del pallone.
Addio a Pelè
Non ce l’ha fatta a vincere l’ultima partita, quella con la malattia che da qualche anno l’aveva costretto a un duro percorso: Pelè muore a 82 anni.

La vita e la carriera de O’ Rei
Pelé nacque a Três Corações, nel Minas Gerais, il 23 ottobre 1940, da papà Dondinho e da mamma Celeste. I suoi genitori lo chiamarono Edson, in omaggio all’inventore Thomas Edison. In seguito sarebbe diventato Pelé, il miglior giocatore di tutti i tempi, “o menino” (il ragazzino) che ha conquistato il mondo con la sua abilità, il suo carisma ed il suo impegno in favore dei più deboli.
Visse una infanzia assai umile. Da piccolo iniziò a lavorare vendendo noccioline e pulendo gli stivali presso la stazione ferroviaria della sua città natale. Amava giocare a calcio e pur non avendo né un pallone, né tantomeno scarpette adeguate al gioco del calcio, improvvisava dribbling e partite lungo le stradine scoscese del paese, sfornando colpi ad effetto con quel fisico gracile e quei piedi che pochi anni più tardi avrebbero fatto la sua fortuna e quella di una intera nazione.
Pelé trovò così spazio in alcune squadre locali dove il suo talento emerse prepotentemente. A 15 anni fece le valigie per trasferirsi a San Paolo (dove per la prima volta nella sua vita vedrà l’oceano Atlantico) e firmare con il Santos.
Siamo nel 1956 e la leggenda è appena iniziata. Due anni dopo il suo passaggio al Santos, Pelé alza la sua prima Coppa del Mondo in Svezia. L’opinione pubblica mondiale comincia a parlare del “menino nero” che ha rivoluzionato il gioco del calcio, inventando dribbling e passaggi impossibili, segnando gol diventati antologia di questo sport. Da allora, Pelé è finito su tutte le prime pagine dei più prestigiosi giornali e riviste del settore, ricevendo una valanga di offerte dalle più grandi squadre del vecchio continente.
Pur tuttavia, come ci ricorda la storia, “O Rei do futebol” decise di fermarsi al Santos per trasformare la compagine albinegra nella squadra invincibile che ha segnato un’epoca negli anni sessanta e settanta, potendo contare, oltre al campione di Três Corações, anche sui vari Dorval, Melgávio, Coutinho e Pepe.

Quando nel 1974 decise di lasciare il Santos, Pelé era già diventato campione del mondo con la nazionale carioca tre volte ed ormai era conosciuto a livello internazionale come una vera e propria celebrità. La sua ultima avventura da professionista come calciatore fu con i Cosmos a New York. La Warner (proprietaria del club americano) fece carte false per avere il brasiliano in squadra (ovvero gli propose uno stipendio di quasi due milioni di dollari per tre anni) e per promuovere il movimento calcistico statunitense nel mondo: così, oltre Pelé, nella Grande Mela arrivarono altre stelle del calcio mondiale, come Carlos Alberto, Beckenbauer e Chinaglia.
Questo è stato l’ultimo capitolo di una carriera che si è conclusa con 1283 gol segnati, secondo i conti fatti dallo stesso tre volte campione del mondo.
Il primo giocatore diventato star
È stato universalmente noto come uno dei più grandi calciatori di sempre, secondo molti il più grande (lassù assieme a Maradona e forse Cruijff), ed è stato il primo calciatore di cui in effetti si sia potuto dire con buona approssimazione che fosse “il più forte al mondo”.
Si può giustificare questa affermazione con pagine e pagine di considerazioni tecniche che, però, lasciano il tempo che trovano, poiché lo stile di gioco di un calciatore è pesantemente influenzato dalla sua epoca e da molti fattori soggettivi.
Prima del suo fulmineo approdo in Nazionale (Mondiali del 1958, compiendo 18 anni nel corso della manifestazione che lo consacrerà), il Brasile non aveva mai neppure disputato una finale iridata (quella del 1950 con l’Uruguay tecnicamente non era una finale) ed era generalmente considerato un paese che produceva bravi solisti ma non certo una squadra altamente competitiva.
In carriera, Pelé conquistò tre Mondiali e cambiò la considerazione che il mondo aveva della Seleção, soprattutto dopo il torneo del 1970, conquistato dal Brasile vincendo tutte le partite in regolare scioltezza ed esprimendo un gioco offensivo e corale che per molti versi anticipava la rivoluzione olandese di quattro anni dopo. Il mito del Brasile nasce grazie a lui e alle due generazioni di fenomeni (quella del 1958-62 e quella appunto del 1970) di cui fu la stella.
Definire Pelé solo come un 10, un centrocampista offensivo, è molto riduttivo: questo è il ruolo che lo rese famoso (e, per converso, a lui si deve molta della fama di quel numero), ma nel corso degli anni O Rei si ritrovò a rivestire diversi ruoli nel reparto offensivo delle sue squadre, fino a diventare una prima punta (con caratteristiche più prossime a quello che oggi chiamiamo falso 9, ovviamente), posizione ricoperta durante i Mondiali del 1970.
Parallelamente, fu il primo calciatore a diventare una superstar internazionale riconosciuto da tutti in qualunque angolo del globo. Pelé veniva invitato a presenziare a eventi pubblici in Messico e in Asia, a giocare partite amichevoli in Africa, ad essere intervistato dai media europei e nordamericani. Fu testimonial pubblicitario e attore, recitando un ruolo di spicco nel celebre film Fuga per la vittoria. Negli anni, seppe ritagliarsi la figura di un vero e proprio ambasciatore mondiale del calcio.


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