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La crescita dell’Italia passa dall’autonomia energetica. Stop a modelli dipendenti dall’estero e al nucleare bocciato dai cittadini: rinnovabili, reti intelligenti e idrogeno verde sono la chiave per competitività, sviluppo industriale e sovranità economica.
Energia e sovranità: la vera leva della crescita italiana
– Luca Parodi*
La crescita economica dell’Italia non può più essere affidata a modelli del passato, fondati su una dipendenza energetica strutturale che ha dimostrato, crisi dopo crisi, tutta la sua fragilità. In un mondo attraversato da tensioni geopolitiche, shock dei prezzi e competizione globale sulle risorse, l’energia non è soltanto una voce di costo: è un fattore di sovranità, stabilità e sviluppo.
Il nostro Paese importa ancora una quota largamente maggioritaria dell’energia che consuma. Questa condizione espone famiglie e imprese a oscillazioni incontrollabili, erode la competitività del sistema produttivo e riduce il margine di autonomia delle scelte politiche. È un limite che non può essere superato inseguendo scorciatoie tecnologiche o soluzioni imposte dall’alto. Gli italiani, con chiarezza democratica, hanno già espresso la propria contrarietà al nucleare: una decisione che va rispettata e assunta come punto fermo, non come ostacolo.
Proprio l’esclusione del nucleare rende più evidente la strada da percorrere. L’indipendenza energetica dell’Italia passa da un’accelerazione decisa sulle fonti rinnovabili e sulle tecnologie alternative: solare, eolico, idroelettrico, geotermia, accumuli, reti intelligenti e idrogeno verde. Non si tratta di una scelta ideologica, ma di una strategia economica. Le rinnovabili, oggi, sono tra le fonti più competitive in termini di costi, attraggono investimenti privati, generano occupazione qualificata e rafforzano le filiere industriali nazionali.
La transizione energetica è già un motore di crescita. Ogni impianto rinnovabile realizzato, ogni comunità energetica avviata, ogni infrastruttura di accumulo installata riduce la bolletta energetica complessiva del Paese e libera risorse da destinare a innovazione, welfare e riduzione del debito. Inoltre, la posizione geografica dell’Italia la rende un naturale ponte energetico nel Mediterraneo, capace di giocare un ruolo centrale nello sviluppo di corridoi di energia pulita e idrogeno verde, rafforzando al contempo la propria influenza economica e diplomatica.
La vera sfida è politica: trasformare questa visione in un progetto coerente e stabile nel tempo. Servono semplificazioni amministrative, investimenti in ricerca, formazione di competenze tecniche e una pianificazione che tenga insieme sostenibilità ambientale e sviluppo industriale. Ma soprattutto serve una consapevolezza condivisa: non esiste crescita economica duratura senza autonomia energetica.
L’Italia ha tutte le condizioni per imboccare questa strada. Farlo significa scegliere un modello di sviluppo più sicuro, più equo e più moderno, capace di coniugare prosperità economica e rispetto della volontà popolare. Non è solo una necessità contingente: è una responsabilità verso le prossime generazioni.

* Luca Parodi è su Forza Lavoro
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