Trattamento di fine rapporto, quando anche il lessico definisce l’ostilità

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Il Trattamento di Fine Rapporto è burocratese puro, freddo, perfino ostile (il “fine rapporto” fa pensare ad altri “rapporti” e alla tristezza del “finire”).

Trattamento di fine rapporto

Di Flavio Piero Cuniberto*

Ci sono quattro modi per definire l’oggetto in questione, compreso quello che è nel titolo: Trattamento di fine rapporto.

Gli altri tre sono, come tutti sanno: T.F.R.(tieffeerre), Liquidazione, Buonuscita. E a oggetto uguale semantiche diverse

Il Trattamento di Fine Rapporto è burocratese puro, freddo, perfino ostile (il “fine rapporto” fa pensare ad altri “rapporti” e alla tristezza del “finire”).

T.F.R. è “siglese” puro: pseudo-lingua ora in grande auge, amatissima dai francesi-primi-della-classe e dai Nordici in genere.

Tende a soppiantare, in molti linguaggi settoriali, l’uso pieno della lingua (è di fatto un vezzo brachilogico, percepito come “moderno”, “ganzo”, “alla moda”, di cui è un esempio seriale la tendenza compulsiva a denominare i musei con una sigla: dal MOMA, il prototipo, alla cascata provinciale dei MANU, MAEC, MAXXI, GAM, MANN, e via siglando; e quindi a macchia d’olio: PNRR, PNAC, TAO, TAC, FAZ, NYT, NASDAQ e all’infinito).

Il TiEffeErre, pura sigla, è per gente sveglia, veloce: ci capiamo subito, non ci lasceremo gabbare.

Poi c’è il vecchio, diffusissimo, Liquidazione. Che è la tristezza fatta denaro. Denaro liquido, finalmente, ma è il “liquidare” che sa di rottamazione sociale. Il lavoratore viene liquidato: finis, non esiste più.

Il quarto, Buonuscita, è di gran lunga il meno usato ed è invece l’unico dal volto umano: al termine del servizio, il datore di lavoro ti accompagna “all’uscita” ma è una Buona Uscita, ha un tono sorridente, promette bene (e promette benissimo ai grandi manager, cacciati sì, ma locupletati di buonuscite milionarie).

Identità nella diversità. Piccoli misteri della lingua.

* Ripreso da Flavio Piero Cuniberto

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