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sabato 4 Settembre 2021
BiblosMa chi è il dottor Pesce? Lo strano caso di uno sdoppiamento

Ma chi è il dottor Pesce? Lo strano caso di uno sdoppiamento

Paolo Pesce Nanna è conosciuto ai più per le sue performance da stand up comedian, ma ha una seconda vita da scrittore sui generis. E fin qui eravamo abbastanza aggiornati.

Ma poi scopriamo che lo sdoppiamento, lungi dall’aver esaurito la sua funzione, ha generato altri sdoppiamenti, come una scissione riproduttrice, generando una nuova creatura: il dottor Pesce. Oh bella, e ora? No, questo lo avrebbe detto Paolo. Allora per capire di cosa stiamo parlano, la cosa migliore è leggere le parole di Susanna Schimperna dalla prefazione dell’ultimo libro di Pesce Nanna.

Ma chi è il dottor Pesce?

di Susanna Schimperna.

Anno di Grazia 2021. Ancora non sappiamo quando ci lasceremo alle spalle il lockdown, clausura imposta di cui il termine inglese esalta la durezza e l’aspetto poliziesco, perché a pronunciarla quasi si sente un tintinnare di manette, mentre se avessimo usato il corrispettivo italiano si sarebbero evocati conventi, penombra, silenzio. Questione di gusti.

Evidentemente, quelli di chi ci governa sono più orientati verso Law & Order che verso Un ciclone in convento. E nemmeno si può discutere. L’irrealtà della giustizia che trionfa è uguale a quella delle suore che cantano e ballano dalla mattina alla sera.

Lockdown o clausura, è comunque stata questa roba qui responsabile dello sdoppiamento di Paolo Pesce Nanna nel dottor Pesce, trasformazione di un attore comico con la passione del pallone, due biglietti per Cuba in tasca e tanti spettacoli già fissati al rientro, in uno specialista di sopravvivenza dispensatore di consigli di natura e composizione variabili, cioè di volta in volta scientifici, fantasiosi, basati su una saggezza antica, conditi di sberleffo romano, utili, improponibili, assurdi, più che vagamente demenziali. Ma non solo.

Ma chi è il dottor Pesce? Lo strano caso di uno sdoppiamento

Accanto ai consigli, a un certo punto il dottor Pesce, sempre grazie al lockdown o clausura, prese a divulgare iniziative sociali e di solidarietà, a dar voce ad artisti rimasti come Paolo Pesce Nanna senza palcoscenici pure loro, a raccontare la sua vita, il suo amore per Marena, i problemi della mamma che ogni tanto rischiava di dimenticarsi i broccoli sul fuoco, il dilemma del Terzo Millennio stasera bevo vino o tisana.

Niente che non toccasse tutti noi, che non ci coinvolgesse fin nell’intimo. A rendere ancora più forte l’impatto emotivo, il modo in cui il dottor Pesce si presentava nelle nostre case: arruffato e in vestaglia, che era arruffata pure lei. Uno di noi, un fratello di sangue.

Naturalmente le visite del nostro dottore erano virtuali. Ormai i dottori si sono impratichiti nella medicina telematica, possiamo pretendere che lo spin‐off (“derivato”, per chi si ostini con l’italiano) di un tecnico industriale grafico si moltiplichi per mille, diecimila, centomila e, contravvenendo ai divieti, incurante del famoso tintinnare di manette, omaggi i suoi pazienti‐clienti di sé “in presenza”? (e questo è italiano proprio, pure se orrido). No, egli agiva attraverso la virtualità.

Faceva dirette su Facebook, usava esoterici programmi per chat, radunava i suoi per
dirette serali che, dagli iniziali 198 secondi, presto arrivarono ai 40, 50, 55 minuti
fino a superare l’ora. Stiamo parlando dell’Anno di Grazia 2020, prima ondata di
Covid‐19 e quindi primo lockdown‐clausura.

E qui una precisazione è indispensabile, per correttezza storica: il dottor Pesce fu il primo. Seguirono il suo esempio, più o meno consapevoli del loro Maestro, personaggi per nulla famosi, mediamente famosi, famosi e famosissimi, che per mesi si collegarono con i loro affezionati mostrandosi ai fornelli, impegnati in esercizi di ginnastica, a straparlare contro i
virologi un giorno e a osannarli il giorno dopo, a dire che dovevamo usare le mascherine un giorno e che dovevamo buttarle il giorno dopo, a farci vedere le loro case, i pupi, i letti, le caldaie e il gatto, anche tutt’insieme.

Non sarebbe facile elencare i nomi: praticamente, fate conto che il 99 per cento degli aventi accesso a Internet sia caduto in tentazione. E però nessuno che abbia riconosciuto la
primogenitura al dottor Pesce, quindi eccomi qui, nero su bianco, indelebile finché di tutti i libri non si farà un falò (ipotesi non troppo campata in aria), a testimoniarlo: egli fu il primo.

In questo libro, il resoconto puntuale di quelle dirette, 64 in tutto più una per i saluti, che potrebbero avere come sottotitolo “Quante cose giuste nascono per caso”.

Già, perché a parte sapere quale ospite si sarebbe collegato in quella specifica puntata, il dottor Pesce non aveva mai idea di quello che stava per fare. Un incosciente, diciamolo. E però di gran talento. Pieno di trovate vincenti, come quella di aprire una “Rubrica dei bambini”, sollecitando i piccoli a inviare poesie, storie, riflessioni e racconti, poi letti dal dottor Pesce in persona ed esaminati dal critico letterario nonché musicista Sergio Gaggiotti, presenza fissa. Come vivevano i pargoli la clausura?

Per darvi un’idea, ecco qualche messaggio:

Baby2: Mi manca tanto la Maestra.

Enricomarino2009: Coronavirus che tu sia benedetto, appena me l’han detto mi è
scappato un sorrisetto, sono rimasto sbalordito, sei proprio il mio mito! Sei riuscito a
far chiudere le scuole e per la gioia son rimasto senza parole, se mi chiudo nella
stanza non mi godo la vacanza, però io mi son arrangiato e per giocare via internet
mi son collegato, io ti ringrazio Corona, sei proprio una brava persona.

Celestina4c: Papà è sul divano, mamma è in pigiama a lavorare davanti al computer,
io accarezzo il gatto.

Fabietto12miglia: Scuola, dopo scuola e poi piscina, musica e karate, finalmente un
po’ di riposo, se vuoi uscì, esci te!

Federicaquarticciolo: Il virus è pericoloso perché non si vede, perché se lo vedevo io
andavo da un’altra parte.

Monica15centocelle: Io a casa sto bene, ma pure fuori stavo bene.

Centinaia e centinaia di adesioni da varie parti del mondo (l’ho già scritto che si godevano le dirette anche dal Brasile, dagli Stati Uniti, dall’America Latina? chiusi pure loro, poracci), considerazioni leggere e a volte profonde, tra cui è impossibile però dimenticare il disinibito piccolo Federiconannaroccacencia, da Roma, che scrisse: A me sinceramente ‘sto dottor Pesce mi sembra un pazzo.

Chissà, sul “pazzo”. Certo è che Paolo Pesce Nanna e il suo spin‐off ci hanno tenuto tanta compagnia e ci hanno fatto molto ridere, e dato che «Nessuno che una volta abbia riso veramente di cuore può essere irrimediabilmente cattivo » (Carlyle) e «Un uomo che ride non sarà mai pericoloso» (Sterne), possiamo motivatamente concludere che i due, abbassando il livello di cattiveria e di pericolosità dei loro tantissimi ammiratori inducendoli a risate spesso addirittura scomposte, ben meritino di fregiarsi del titolo di benefattori.

Ma chi è il dottor Pesce? Lo strano caso di uno sdoppiamento

Batti Cinque Dottor Pesce

“Dottor Pesce Batti Cinque, Diario di un Supereroe”.
Prefazione di Susanna Schimperna Due
Il libro racconta le peripezie del Dottor Pesce, che durante il primo durissimo lockdown, in un mondo paralizzato, in preda al terrore e al delirio, decide di reagire. Partono così due lunghissimi mesi ininterrotti di dirette streaming, cercando di contrastare la pandemia e la macumba con le uniche armi a disposizione: l’ironia, l’arte, l’immaginazione, la cioccolata, l’amicizia e il vino.
È stato il primo il Dottor Pesce e come capita ai primi è stato attaccato e poi copiato.
Sessantacinque giorni. Trentotto bottiglie di vino. Una bottiglia di grappa. Due bottiglie di prosecco. Sei tisane. Dodici birre. Un chilo di cioccolata. Trentadue artisti.
Un mare di umanità tra le onde del dolore.
Grazie a tutti, in modo particolare a Carlo Nobili che si è preso l’onere di dargli la giusta veste grafica che meritava.

Per ordinarlo clicca sulla foto

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