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“Gli analfoliberali” racconta una civiltà che ha trasformato il neoliberismo in psicologia collettiva, la politica in spettacolo e la guerra in normalità permanente. Un viaggio feroce dentro il rumore mediatico, la crisi spirituale dell’Occidente e il collasso del pensiero critico.
Gli analfoliberali
“Gli analfoliberali” (Kulturjam Edizioni, 2026) nasce da una sensazione sempre più difficile da ignorare: quella di vivere dentro una civiltà che continua a parlare ossessivamente di libertà, progresso e diritti mentre scivola lentamente verso una forma di barbarie elegante, tecnologica e perfettamente normalizzata. Una barbarie che non si presenta con gli stivali e le adunate del Novecento, ma con il linguaggio rassicurante dei mercati, delle piattaforme digitali, della comunicazione permanente e dell’intrattenimento continuo.
Per anni abbiamo discusso il neoliberismo come se fosse soltanto una teoria economica. Privatizzazioni, deregolamentazione, austerità, globalizzazione. Ma invece è qualcosa di molto più profondo e invasivo: una forma mentale, una disposizione spirituale, un modo di percepire la vita e le relazioni umane. Non nasce semplicemente da manuali di economia politica. Nasce da una visione del mondo in cui tutto diventa competizione, tutto diventa merce, tutto diventa occasione di profitto o autoaffermazione.
È questa trasformazione antropologica il cuore del libro. Perché oggi non siamo soltanto dentro una crisi economica o geopolitica: siamo dentro una crisi della forma, del limite, della capacità stessa di distinguere tra politica e spettacolo, tra informazione e propaganda, tra pensiero e reazione emotiva.
Viviamo in società dove il dibattito pubblico assomiglia sempre più a un flusso isterico di contenuti. La politica occidentale, spesso, sembra ridotta a una gigantesca piattaforma social in cui leader, giornalisti e influencer istituzionali competono per l’attenzione attraverso provocazioni, slogan, indignazioni programmate e semplificazioni compulsive. Donald Trump che fonde politica e wrestling, Calenda trasformato in litigio permanente su X, i talk show italiani ridotti a teatrini emotivi: non sono anomalie folkloristiche. Sono il prodotto coerente di un sistema che ha sostituito il pensiero con la performance.
In questo senso “Gli analfoliberali” non è semplicemente un libro contro il neoliberismo. È un tentativo di raccontare la mutazione culturale e psicologica dell’Occidente contemporaneo. Una società che ha smarrito il senso della misura, della forma e perfino della profondità storica.
Thomas Mann scriveva che la forma è il modo in cui la vita si redime attraverso la misura. Oggi invece tutto sembra costruito per abolire la distanza tra impulso e decisione. La politica reagisce, non pensa. Comunica, non governa. E quando salta la forma, salta anche la possibilità stessa di costruire una classe dirigente capace di visione.
Dentro questo scenario si inserisce il grande tema politico del nostro tempo: la guerra. Non solo la guerra combattuta in Ucraina o in Medio Oriente, ma la guerra come principio organizzatore della società contemporanea. Guerra economica, culturale, tecnologica, psicologica. Guerra come clima permanente dentro cui vengono ridefinite le priorità sociali, giustificati i tagli, normalizzata la censura e trasformata la paura in strumento di governo.
La politica occidentale sembra ormai incapace di immaginare il futuro se non attraverso l’emergenza continua. Ogni crisi viene militarizzata, ogni dissenso trattato come minaccia, ogni conflitto trasformato in mobilitazione morale permanente. E tutto questo avviene dentro un rumore mediatico incessante che rende sempre più difficile distinguere ciò che è essenziale da ciò che è semplicemente spettacolare.
“Gli analfoliberali” prova allora a fare una cosa molto semplice ma oggi quasi sovversiva: rallentare. Fermarsi dentro il rumore per cercare di capire quali trasformazioni profonde stiano attraversando le nostre società. Perché forse il vero analfabetismo contemporaneo non consiste nel non conoscere le informazioni, ma nell’essere immersi in un flusso infinito di informazioni senza riuscire più a costruire un pensiero critico, storico e politico.
Ed è anche per questo che il libro intreccia geopolitica, cultura, comunicazione, economia e costume. Perché ormai questi livelli non sono più separabili. La guerra passa attraverso Netflix, i mercati finanziari diventano racconto morale, i social network trasformano la politica in psicologia di massa e l’intrattenimento diventa strumento di disciplinamento emotivo.
E forse il simbolo più perfetto di questa civiltà è proprio il petrolio. L’energia che ha costruito la modernità industriale nasce infatti dalla decomposizione organica, dalla sedimentazione di vita morta trasformata dal tempo e dalla pressione geologica. Abbiamo edificato il nostro progresso sulla combustione della decomposizione. È un’immagine quasi metafisica, ma profondamente concreta: la ricchezza moderna affonda letteralmente le proprie radici nella morte organica.
Pier Paolo Pasolini lo aveva intuito in Petrolio, quando descriveva una Roma deformata dal potere, dall’eros e dalla febbre della modernità, trasformata in un organismo mostruoso e delirante. Forse il neoliberismo è anche questo: una civiltà che non riesce più a distinguere tra sviluppo e predazione, tra libertà e cannibalismo sociale, tra crescita e distruzione.
Ed è probabilmente qui il nodo centrale del libro: capire che la crisi che stiamo vivendo non è soltanto economica o politica. È una crisi spirituale della civiltà occidentale. E come tutte le crisi spirituali, riguarda prima di tutto il nostro modo di guardare il mondo.

Gli analfoliberali
Gli analfoliberali è il nuovo numero di Sintropie, la collana di attualità e geopolitica di Kulturjam Edizioni, uno specchio satirico e inquietante della crisi intellettuale dell’Occidente.
A cura di Alexandro Sabetti e Ferdinando Pastore
Indice e autori
- Analfoliberalismo e spoliticizzazione, Ferdinando Pastore
- I liberali e l’ossessione russa: come smettere di leggere la storia senza accorgersene, Alexandro Sabetti
- La trappola di Erodoto (o come ci siamo raccontati la prima fase della guerra in Ucraina, 2022-2023),
Francesco Dall’Aglio - Liberale, liberal, neoliberalismo e poi?, Andy De Paoli
- Neocolonialismo, razionalità liberista e produzione dell’obbedienza, Chiara Pannullo
- Laboratorio America Latina, Chiara Pannullo, Alexandro Sabetti
- Operazione Cuculo, Fausto Anderlini, Marcella Mauthe Degerfeld
- Cime tempestose: quando la liberaldemocrazia svela il suo volto armato, Gabriele Germani
- Il manicheismo progressista: ci sono o ci fanno?, Pier Paolo Caserta
- Il dono della discordia, Gabriele Busti
Potete ordinarlo ESCLUSIVAMENTE a questo link https://edizioni.kulturjam.it/prodotto/gli-analfoliberali/

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