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domenica 28 Febbraio 2021
Biblos Dittature, tutto quanto fa spettacolo: le favole fasciste di Trilussa
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Dittature, tutto quanto fa spettacolo: le favole fasciste di Trilussa

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Dittature: tutto quanto fa spettacolo, è una rubrica dedicata agli aspetti meno conosciuti delle grandi dittature del ‘900: documenti, libri, curiosità biografiche dei protagonisti verranno illustrati mescolando rigoroso metodo storico e truce umorismo.

Per esempio, conoscete la storia delle favole fasciste di Trilussa? Ma andiamo con ordine.

Non c’è nulla di più prezioso della libertà, lo sappiamo tutti. Tuttavia, per apprezzarla al meglio e per non cadere in tentazioni di segno contrario, è bene conoscere in maniera approfondita ciò che la sua assenza comporta, preferibilmente senza sperimentarlo direttamente bensì studiando il passato.

Tuoniamo indignati contro chi manifesta simpatia per vecchie e nuove forme di sopraffazione, ma abbiamo mai letto per intero il regolamento delle SS? O un Foglio d’Ordini del PNF? Ovviamente no, è roba per stomaci forti, non tutti possono farcela. Pertanto ringraziamo A.C. Whistle che si è sacrificato per noi, fedele al motto “non si può difendere la democrazia solo con le tisane equosolidali”.

E dunque, torniamo alla storia delle favole fasciste di Trilussa.

Dittature, tutto quanto fa spettacolo: Le favole fasciste di Trilussa

Le favole fasciste di Trilussa

Ai mercatini di antiquariato e modernariato non so resistere, acquisto sempre qualcosa: stavolta sono tornato a casa con uno specchio da pub della Bass Pale Ale, un posacenere promozionale del Punt e Mes e questo libro di poesie.

Dittature, tutto quanto fa spettacolo: Le favole fasciste di Trilussa

Trilussa (1871-1950) godette di grande successo già in vita, era ancora l’epoca in cui un poeta poteva vivere di scrittura ed egli seppe sfruttare la sua vena per farsi ingaggiare dai maggiori giornali e riviste. Per dare un’idea, si potrebbe dire che era famoso quanto il Federico Palmaroli de Le più belle frasi di Osho, e come questo incline al motto salace e un po’ qualunquista.

Durante il ventennio non si iscrisse al partito né appoggiò l’ideologia, se non fu antifascista certamente non fu fascista, tanto che, instaurata la repubblica, nel 1950 Luigi Einaudi lo nominò senatore a vita. E allora perché questo libro?

Dittature, tutto quanto fa spettacolo Le favole fasciste di Trilussa 4

Qui entra in scena Asveroglio “Asvero” Gravelli (per inciso, se qualcuno sa da dove accidenti venga il nome Asveroglio e se sia un unicum come sembra, mi scriva, ché io non sono riuscito a venirne a capo), che fu prima sindacalista corridoniano, poi sansepolcrista e acceso squadrista, infine panfascista esagitato: la sua rivista Antieuropa propugnava una terza via fra le vecchie democrazie liberali e il socialismo, terza via da attuarsi mediante una trasformazione spirituale dei giovani italiani ed europei. Insomma un po’ Primo Arcovazzi e un po’ Franco Freda.

Nel progetto di propaganda rientra appieno la collana Libro e moschetto (nella quale si trovano altri fondamentali titoli quali A te giovane fascista dello stesso Gravelli e Cos’è la leva fascista di Alessandro Melchiori, vice segretario generale del PNF).

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Asveroglio “Asvero” Gravelli

Gravelli nella prefazione racconta come ha ingaggiato Trilussa:

Un giorno, in un gruppo d’amici, (…) riuscimmo a strappare al Poeta la promessa che egli ci avrebbe dato per la stampa (…) alcune delle sue poesie con allusioni politiche. Il Poeta ci ha consegnato le poesie che intitoliamo Favole Fasciste per l’impronta spregiudicata che le caratterizza.

Immaginiamo la scena. Asvero Gravelli e altri ceffi patibolari si presentano da Trilussa e gli dicono qualcosa del tipo “Camerata, vorreste contribuire con qualcuna delle vostre divertenti poesie satiriche a una pubblicazione che educherà i giovani alla sempiterna gloria del Fascismo?”. La voce squillante, l’occhio fisso d’ottuso fideismo e la gagliarda complessione degli interlocutori fanno sì che Trilussa, uomo di lettere più che d’azione, acconsenta senza nulla opporre.

Ma non si mette a magnificare le sorti del regime, bensì rifila loro 23 poesie scritte fra il 1901 e il 1920, che Gravelli pubblica con tanto di data “non per affermare priorità di convincimenti politici del Poeta, (…) ma per stabilire l’atteggiamento spirituale (…) del nostro Trilussa, di cui lo spirito, la fede e l’ammirazione affettuosa e devota per il Duce a nessuno sono ignote”. Per i motivi di cui sopra, certamente Trilussa non precisò che non aveva alcuna fede e devozione per l’uomo della Provvidenza.

Dittature, tutto quanto fa spettacolo: Le favole fasciste di Trilussa

Ora, dal punto di vista letterario la raccolta non è un gran che. Ogni autore nella sua produzione ha cose buone e cose meno buone, ma qui sembrano collazionate solo le seconde, intrise di perbenismo conservatore e di retriva irrisione verso ogni forma di alterità. D’altra parte stiamo parlando di più di un secolo fa, quando un autore definito popolare in realtà scriveva per la piccola borghesia, non certo per il lumpenproletariat analfabeta.

Ed ecco quindi La vipera, che il villano taglia in due: E fu una botta proprio necessaria – ché da allora la vipera fu vista – cor pezzo de la coda riformista – e la capoccia rivoluzionaria.

Lo spauracchio (cioè lo spaventapasseri), che ha in mano una bandiera rossa ma non spaventa nessuno, tanto che un tordo gli defeca in testa (sic).

Er compagno scompagno, un gatto socialista che non vuole dividere un pollo arrosto con un altro gatto.

La cecàla rivoluzzionaria che, mentre la formica lavora, si sdraia al sole e canta l’inno dei lavoratori.

Er coco der Re, dove il passaggio della Francia dalla monarchia alla repubblica viene deriso con il richiamo -frusto già allora- al magnamagna.

L’ape, er baco, lo scorpione dove quest’ultimo sta alla Camera del Lavoro e -ovviamente- non fa niente, organizza la gente che lavora.

C’è da dire che Trilussa fu massone senza essere iniziato (fece domanda poco prima di morire, non facendo in tempo a vederla accolta), e i rapporti tra Fascismo e massoneria non sono stati lineari: il divieto per gli iscritti al PNF di iscriversi alle logge contraddice l’appoggio che la massoneria diede, in nome del nuovo, alla rivoluzione di Mussolini.

E sicuramente la massoneria, pure se ha le sue basi teoriche nel libero pensiero e nell’uguaglianza, ha indubbiamente una decisa vicinanza al mondo imprenditoriale e condivide con il Fascismo la diffidenza -per così dire- nei confronti delle organizzazioni rappresentative dei lavoratori e dei corpi sociali intermedi. Il tutto per dire che la storiella del Trilussa democratico a mio sommesso avviso non regge.

Ma adesso cerco su YouTube una puntata del Bagaglino, che alla luce di quanto ho letto non mi sembra più così male.

 

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A.C. Whistle
A.C. Whistle
Giurista e poeta

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