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venerdì 17 Settembre 2021
AchabScrivere come in un disegno: dialogo con Erri De Luca

Scrivere come in un disegno: dialogo con Erri De Luca

Da lontano, lo sguardo di Erri De Luca quasi mi intimorisce. Entro muovendomi un poco goffa tra le pile di libri nella stretta libreria vintage di Monteverde. Appena mi avvicino gli occhi suoi severi si aprono a una luminosità quasi cinematografica. Mi scrive una dedica su “Morso di Luna Nuova” che avevo portato appresso.

Fu uno dei suoi primi libri letti da ragazzina. Tuttavia i suoi occhi restano impenetrabili, come a schermarsi da chiunque abbia di fronte. Ha una curiosa quiete nei gesti, nei movimenti e mi viene da immaginarlo come un’ombra bianca, che in silenzio continua a lottare dando forma alla sua Anima rerum attraverso il linguaggio delle parole fino ad arrivare al centro, al midollo di un pensiero tra poesia e verità del realismo, tra impegno civile e letterario.

Intervista a Erri De Luca: Scrivere come in un disegno.

Il rapporto degli intellettuali con la politica è stato sempre un tema molto controverso.
Con il declino delle ideologie, che caratterizzarono gran parte del ‘900, il loro ruolo sembra aver perso la sua centralità culturale, e quindi anche sociale e politica.
Spesso si pretende che prendano posizione su questioni importanti come ad esempio la difesa dei diritti umani. Come pensi che un intellettuale possa difendere la sua libertà?

Sono stato amico di un poeta di Sarajevo, Izet Sarajlic. Negli anni del lungo accerchiamento della sua città, lui è rimasto con i suoi concittadini, rifiutando i generosi inviti di accademie e istituzioni che l’invitavano a rifugiarsi all’estero. Ho imparato da lui il ruolo dell’intellettuale che risponde al verbo stare, condividere la malora del proprio popolo. Stare da cittadino testimone e poi organizzare affollate serate di poesia dove i suoi ascoltatori potevano per qualche ora dimenticare la guerra. Per non lasciare alla morte il diritto all’ultima parola.

Scrivere come in un disegno: dialogo con Erri De Luca

Gli scrittori contemporanei sembrano sempre più prediligere il genere biografico, storico. Il riferimento è ai libri premiati dallo Strega negli ultimi anni. Anche il lettore sembra attratto maggiormente dal racconto realistico che coinvolge la vita stessa dell’autore, la sua esperienza.
Come può essere spiegato questo orientamento in relazione all’epoca in cui viviamo?

Non ne ho idea, non seguo da lettore le novità editoriali. Non riconosco generi in letteratura, ci sono libri magnifici e altri trascurabili.

La tua narrativa si distingue per il ruolo determinante della poesia e per la capacità di traslare dal reale al fantastico.
Qual è la tua ricerca espressivo-letteraria?

Racconto storie con un io narrante. Sono prima passate attraverso i miei sensi e la mia conoscenza frastornata e diretta. Sono rimasuglio di vita versata. Mi permette di stare di nuovo, mentre scrivo, con posti e persone cancellate.

«Il romanzo muore a ogni ciclo generazionale – così afferma Claudio Piersanti – ed è giusto così, perché secondo me il romanzo non esiste, è un genere auto-generante, non c’è schema, non c’è struttura. Ognuno scrive il suo romanzo. Non un romanzo qualsiasi …»
Quali considerazioni ti suscita questa affermazione?

Non so nemmeno la differenza tra romanzo e racconto, perciò mi limito a dire che da lettore e da scrittore mi interesso di storie. Il desiderio di ascoltarle e di aggiungerne di nuove resta per me inesauribile.

Scrivere come in un disegno: dialogo con Erri De Luca

Il continuo evidenziare le peculiarità di Napoli, che nel bene e nel male pure esistono, per molti diventa esercizio ossessivo e stucchevole al punto da rendere stagnanti le dinamiche socio-culturali. Come pensi sia possibile uscire da questo impasse?

Napoli nelle mie pagine è la protagonista, mentre i personaggi sono sue comparse. È una città letteraria che per me consiste nel tenere insieme il magnifico e l’atroce. Anche Napoli, come le storie, appartiene al registro inesauribile. Invece non esiste la napoletanità, abuso di termine a scopo di caricatura.

Il nostro rapporto col paesaggio è cambiato, così come sono mutate le condizioni ambientali. In che modo questo ha influito e tutt’ora influisce sulla tua scrittura?

Faccio distinzione tra ambiente e natura. Natura è dove non esiste specie umana, tutto il resto è ambiente, un habitat che si dibatte per non retrocedere a deserto. Approfitto delle visite in montagna per intrufolarmi da intruso nella natura, ne riporto storie di sfioramento e attrito tra l’enormità dei luoghi e l’insignificante misura della creatura umana.

Scrivere come in un disegno: dialogo con Erri De Luca

Ancor più del teatro, la produzione letteraria di molti scrittori fin dai primi decenni del Novecento è ispirata dal racconto cinematografico; infatti è evidente la grande contaminazione tra romanzo e cinema tanto da influenzarsi vicendevolmente. Calvino, per esempio, ne parla come “una tappa indispensabile d’ogni formazione”.
Che ruolo ha avuto il Cinema nella tua scrittura?

Il cinema italiano del dopoguerra è stato così strepitoso e appetitoso da arruolare gli scrittori dell’epoca riducendoli a sceneggiatori. Il cinema ingrandiva il nome degli scrittori e delle loro opere, scritte per compiacere lo schermo. Resto in disparte un ammiratore e uno spettatore del cinema, il più bel regalo fatto a un residente del 1900.

Sei uno studioso di lingue antiche come l’ebraico, traduttore di testi sacri come la Bibbia. Che cos’è per te il Sacro e in che modo si rivela nella Realtà e nella tua scrittura?

Il sacro è per me una raccolta di scritture diventate canone del monoteismo. Ne sono lettore in lingua madre per un’attrazione che non riguarda la fede. Poi esiste un sacro presente nelle vite delle persone che le fa brillare di luce interiore, che per me è bello intravedere.

Il tuo impegno per i diritti umani e a favore dell’accoglienza dei migranti è noto. Ma è ormai indubbio che la maggior parte degli italiani sia d’accordo con le politiche di respingimento poste in essere dagli ultimi governi. Come credi sia possibile contrastare l’avanzare di tanta intolleranza?

Non credo che ci sia questa maggioranza e comunque non attribuisco durata agli umori e ai malumori degli italiani. Non possiamo ignorare che questa nazione è cristiana e che il suo pontefice dichiaratamente incoraggia l’accoglienza e inaugurò il suo pontificato con un pellegrinaggio a Lampedusa.

 

Per gentile concessione di Achab.

Scrivere come in un disegno: dialogo con Erri De Luca

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Erri De Luca: Scrivere come in un disegno.

Pubblicata per la prima volta in versione integrale sul volume X “Il Romanzo” (2019) della rivista letteraria Achab.

 


Giuliana Vitali
Scrittrice e redattrice responsabile della rivista letteraria Achab ->

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