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martedì, Luglio 5, 2022

Pace all’attacco: la potenza evocativa della poesia contro la guerra. Parla Alessandro Luparelli

Abbiamo incontrato Alessandro Luparelli, capogruppo di Sinistra Civica Ecologista in Assemblea Capitolina, con una lunga storia di lotte dal basso nei territori, per farci raccontare di una iniziativa che ha perorato e sta portando avanti da settimane: Pace all’attacco, una campagna lanciata dall’Incisiva Edizioni che mira a sensibilizzare i più giovani sull’importanza di costruire una narrazione più consapevole e definita del disarmo e della pace attraverso la cultura.

Pace all’attacco: un libro, un’idea, una pratica

Alessandro Luparelli, cominciamo dall’ABC: Pace all’attacco è…

Pace all’attacco è un progetto nato dalla casa editrice del centro Sociale Spartaco, L’incisiva e si tratta, se guardiamo in primis all’oggetto libro, di una raccolta di poesie che parlano di giustizia sociale, di solidarietà, rispetto del prossimo e dialogo; ma è contemporaneamente molto di più per quello che si propone e per l’idea che c’è dietro, cioè una chiamata alla poesia invece che alle armi.

Cioè prendere parola e utilizzarla contro le parole della guerra: per la pace, per il disarmo e la smilitarizzazione, per il taglio delle spese militari, ma tutto questo non attraverso un’opera di saggistica, ma attraverso l’arte poetica, cioè una forza capace di definire un immaginario differente in cui la solidarietà, la giustizia sociale, l’intercultura, il rispetto del prossimo e il dialogo sono i caratteri costitutivi.

Quanto c’è di politico in tutto questo?

Tantissimo. Guarda, ho aderito a questa iniziativa con molta convinzione perché solo rivolgendosi alle giovani generazioni con un linguaggio diverso, dando potere alle parole, riusciremo a creare un contesto pacifico e inclusivo.

Tornare davanti alle scuole, come abbiamo fatto nelle settimane passate, può diventare un’arma potentissima per contrastare l’idea che l’unica strada per ottenere la pace sia alimentare la guerra mandando armi nei territori coinvolti come sta accadendo in Ucraina.

Abbiamo visitato il liceo classico Kant, l’istituto Amaldi e il liceo artistico Rossi, il liceo artistico Argan  iliceo scientifico Gullace e ci siamo confrontati con gli studenti con l’auspicio di aver contribuito, in qualche modo, alla loro crescita come cittadini consapevoli e informati.

Un argomento, quello della pace, mai come in questo momento molto divisivo, anche a sinistra…

Esatto. Ma questo è stato anche un modo per spezzare la narrazione un po’ tossica che ha fatto molta confusione intorno alla vicenda del conflitto ucraino, per cui si è diventati figurine da incasellare con la facile domanda: “Tu da che parte stai?” Ma noi vogliamo uscire da questa contrapposizione, perchè esiste anche una terza posizione, se vogliamo chiamarla così, che è quella di difendere chi come la stragrande maggioranza di una popolazione, ovunque nel mondo, ci rimette di fronte a un qualsiasi conflitto. Aiutare e proteggere i popoli contro le ingiustizie e le violenze della guerra, questo è il grande nodo.

Possiamo dire quindi, oltre a Pace all’attacco, Poesia come difesa?

Assolutamente si. Abbiamo deciso di dare la parola alla poesia con la sua potenza evocativa, ma ovviamente intorno a questo abbiamo cercato di costruire un senso, un percorso di avvicinamento e condivisione.

Questo è un modo di attivare sul piano politico l’arte perché questi due aspetti devono viaggiare sempre in parallelo: la cultura deve riprendere  il suo ruolo quasi di anticipazione della politica. C’è questa potenza narrativa che passa attraverso le parole, ma anche con l’immagine, il suono, l’arte  in generale attraverso gli aspetti emotivi riesce a sedimentarsi e a depositarsi nell’anima delle persone. Crea rapporti, stabilisce ponti e riesce a veicolare più facilmente i messaggi.

Ma attenzione, la cultura rappresenta un vettore di crescita economica che però va alimentato perché il comparto ha sofferto la pandemia e ora la guerra. Non bastano i buoni propositi, servono fatti concreti, progetti e sostegni.

E chiudiamo ancora con Pace all’attacco:

Questo libro risuona di parole contro la guerra, è un piccolo sasso lanciato nel mare ma è ugualmente importante perché crediamo che nell’attuale clima le narrazioni assumano ancora una volta un ruolo centrale e vogliamo far risuonare tutte quelle voci che in tempi e luoghi diversi del mondo hanno ribadito quanto la creazione della pace non possa prescindere da una grande trasformazione culturale.

 

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Sira De Vanna
Sira De Vanna
Speaker radiofonica, redattrice, storico dell'arte. Caporedattore per Kulturjam.it

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