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venerdì, Gennaio 23, 2026
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Ucraina, tutti i parallelismi strampalati con situazioni storiche recenti

Sulla situazione Ucraina, per supportare i temi della narrativa di comunicazione strategica occidentale, da ormai più di un anno vengono fatti una serie di parallelismi piuttosto strampalati con situazioni storiche più o meno recenti.

Ucraina, i parallelismi Putin/Hitler*

Questo è uno dei parallelismi più assurdi che abbia mai sentito. Purtroppo l’ho sentito menzionare da personaggi politici come Carlo Calenda ed anche persone preparate e competenti come il Gen. Camporini (sic!)

La Germania hitleriana, nella propria struttura ideologicamente delirante della supremazia della razza ariana, vedeva l’invasione di paesi stranieri come acquisizione di Lebensraum, ossia spazio vitale. Nel concetto nazista, serviva spazio vitale che si estendesse dai confini della Germania degli anni 30 offrendo alla razza superiore lo spazio per prolificare. Questo ha portato a guerre di invasione di proiezione, con lo scopo di conquistare e controllare territori sempre più vasti. Grazie a Dio la strategia è fallita.

Come ha ben evidenziato lo storico Barbero, la Russia, anche nella sua storia Imperiale, di Lebensraum ne ha da vendere, non è mai stato il loro problema. Il loro problema è sempre stato la sicurezza interna del proprio spazio vitale, del proprio territorio Sovrano. Per garantirsi questa sicurezza hanno sempre usato lo spazio circostante come una forma di cuscinetto che potesse assorbire l’impatto iniziale di potenziali forze di invasione nemiche.

I russi non invadono per espandersi, invadono per creare spazi di sacrificabile territorio che non faccia parte del proprio spazio Sovrano.

È una differenza fondamentale. L’invasione della Germania hitleriana era una invasione di proiezione per creare nuovo spazio Sovrano, le invasioni Russe sono invece di natura difensiva.

Questo significa che, mentre la Germania invadeva per controllare nuovi territori che avrebbero dovuto diventare tedeschi, la Russia invade per controllare territori non russi che facciano da dumper ad eventuali invasioni di altri.

Dal punto di vista strategico questa è una enorme differenza. Esiste un enorme vantaggio, in termine di forze impiegate e rischi accettati da parte di chi attacca e chi difende. Chi difende è sempre in vantaggio. Per pensare di vincere, quando si attacca, deve esistere un determinato rapporto di vantaggio di forze e potenza di fuoco, che è difficilmente quantificabile in un preciso numero, ma sicuramente serve più forza per attaccare che per difendere.

Uno dei fattori fondamentali quando si difende riguarda lo spazio disponibile per ritirarsi e il supporto logistico industriale alla linea di fronte.

La Germania hitleriana, trovandosi nella condizione di attaccare per conquistare, era in costante overstretch delle linee logistiche. La Russia, nelle proprie storiche azioni difensive ha sempre avuto uno sterminato spazio disponibile per ritirarsi e una sterminata capacità logistico industriale per supportare la linea di fronte e organizzare le azioni di contrattacco per riconquistare il proprio territorio.

Veniamo alla situazione Ucraina. Fallito il tentativo di attaccare Kiev e ottenere il crollo del Governo Ucraino, la Russia ha impostato il conflitto sull’obiettivo cardine della propria operazione di invasione. Conquistare territori a prevalente popolazione russofona e russofila, creare un corridoio di congiunzione territoriale con la Crimea e stabilizzare, in forma difensiva quanto conquistato. I territori conquistati ad oggi sono maggiori di quanto la Russia abbia effettiva necessità di mantenere. Questo è logico.

Se inizio un conflitto devo mettermi nelle condizioni di avere margini superiori di quanto avrei voluto/Potito ottenere con l’azione diplomatica. Gli attuali territori sotto controllo Russo sono sufficienti per difendere le posizioni ed anche permettersi di perdere qualcosa in un eventuale negoziato. La Russia è quindi nelle perfette condizioni per raggiungere tutti gli obiettivi che si era prefissa all’inizio della guerra.

Si aggiunga poi che alle spalle dei territori da difendere la Russia ha un immenso spazio disponibile, nonché diretto supporto di uomini, mezzi, materie prime e potenza industriale.

Vediamo all’Ucraina. Quella che l’Ucraina sta combattendo non è più una guerra di resistenza, ma una guerra di riconquista. Per ottenere gli scopi che si prefigge (riconquista della integrità territoriale pre 2014, Crimea inclusa) dovrebbe avere un vantaggio di forze inimmaginabile nei confronti della Russia.

A qualunque analista con due neuroni funzionanti apparirebbe evidente che tutto ciò sarebbe possibile solamente con un intervento diretto ed in forze della NATO, ma una simile possibilità aprirebbe la porta ad uno scenario di guerra completamente diverso che implica l’uso delle armi nucleari.

Nel confronto Ucraina Russia, la Russia non pensa nemmeno all’uso del nucleare, se la NATO intervenisse, invece si.

In questa analisi si smitizza anche un altro assurdo parallelismo che la narrativa occidentale sta usando.

La guerra partigiana contro il nazifascismo.

La guerra partigiana si combatte dentro territori conquistati da un nemico che ha invaso uno stato Sovrano e viene combattuta senza una effettiva linea di fronte. Si combatte dentro il medesimo territorio. Si combatte in casa contro le forze occupanti.

Anche qui, a qualsiasi analista con due neuroni, apparirà chiaro che nei territori conquistati dalla Russia non c’è nessuna guerra partigiana. La Crimea è stata annessa nel 2014 e non si ha notizia di alcun evento di guerra partigiana, il che significa che la popolazione della Crimea sta bene così come è e non vi è alcuna forma di opposizione armata.

Risulta più difficile dire la stessa cosa dei territori del Donbass, per scarsezza di informazioni credibili a guerra in corso, ma tutto fa pensare che anche le popolazioni del Donbass vedano più le forze Ucraine come una minaccia delle forze Russe.

Quindi, non esiste alcuna indicazione che in Ucraina vi sia alcuna forma di guerra partigiana.

Aggiungo un’ultima considerazione. Con le forze in campo, senza l’intervento diretto della NATO, l’unica possibilità che si poteva pensare, vedeva una Russia messa in difficoltà dal punto di vista economico (sanzioni) e dal punto di vista dell’isolamento internazionale.

Nessuna di queste due possibilità si è verificata p da segni di potersi verificare. L’economia Russa ha retto la botta delle sanzioni e il posizionamento internazionale, anziché isolarsi, ha assunto una spinta verso una maggiore unità di intenti, cooperazione strategica ed economia del “The Rest”, ossia tutto ciò che non è occidente.

In conclusione, solamente un cieco (colposo o doloso) può non vedere che la partita della guerra è chiusa, a meno di un diretto intervento della NATO.

Quest’ultimo scenario riaprirrebbe la partita, ma la riaprirebbe in un contesto completamente diverso di guerra mondiale potenzialmente nucleare.

Questa opzione sarebbe possibile solamente se si ipotizzasse un declino irrazionale delle dinamiche di relazioni internazionali.

I deliranti Rasmussen che parlano di ingresso nel conflitto di stati della NATO non fanno i conti con la realtà.

Dopo la tragedia della Seconda Guerra Mondiale le generazioni europee hanno goduto di 80 anni di pace e sicurezza. Abbiamo fatto guerre lontane dai nostri confini, In condizioni di schiacciante superiorità di forze ed è diventato pressoché impossibile pensare a guerre che giustifichino centinaia di decessi giornalieri.

In Afghanistan, noi italiani, abbiamo avuto 52 decessi in 20 anni di operazioni militari. Vi immaginate come farebbero i nostri governanti guerrafondai da salotto a giustificare il rientro in patria di centinaia di bare tricolori al giorno?

Stessa cosa si può dire di Francia, Germania, Spagna etc.
Allo stato attuale solamente i paesi Baltici e la Polonia potrebbero pensare di affrontare una situazione simile.

Ecco perché sostengo che solamente un salto irrazionale dei governi europei potrebbe generare una simile situazione e ove ciò avvenisse, si avrebbero sollevazioni popolari smisurate. Non ci saremo dimenticati che la Francia è stata messa a ferro e fuoco per un aumento dell’età pensionabile.

Spero quindi, con tutto il cuore, che gli stati rimangano entità razionali, nel caso europeo, poco intelligenti, ma razionali.

* Ripreso da Cristiano Galli 

 

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