21.6 C
Rome
giovedì 19 Maggio 2022
AgoràScontro di valori? Nessun valore

Scontro di valori? Nessun valore

Procedere per blocchi monolitici contrapposti, parlare di scontro di valori, è il negare alla radice quello che si vorrebbe innalzare a modello.

Scontro di valori, ma quali?

C’è un modo di procedere nei confronti tra le persone e, conseguentemente, di argomentare che non mi interessa, mi annoia, trovo estremamente puerile ed ideologico.

È un procedere per blocchi monolitici contrapposti di valori. Ad esempio, di qua il mondo libero, i diritti vecchi e nuovi, le libertà, il politicamente corretto e lo schwa, di là i dittatori, i fondamentalismi, le autocrazie, con connessi tradizionalismi, omofobia, patriarcato, ecc…

Sarebbero, questi, mondi valoriali e situazioni senza punti di contatto, lontani anni luce gli uni dagli altri, statici. I comunisti ragionavano un po’ così: noi siamo per un mondo di eguali, senza classi, gli altri sono per lo sfruttamento, l’imperialismo, la rapina.

Gli sfuggiva una omogeneità di fondo dei due sistemi, entrambi basati sull’economicismo, nonché l’identica aspirazione a farsi planetari, realizzando l’unità del mondo.

Gli ex comunisti diventati occidentalisti perseverano nel manicheismo, solo che il bene assoluto è ora da identificarsi nelle liberal democrazie, giudicate peraltro – ed erroneamente – oggi uguali a trenta o cinquanta anni fa, invece il male assoluto sarebbero… gli altri, tutti gli altri, visti come impassibili di evoluzioni, inchiodati ad un passato dal quale non possono evadere se non con l’esportazione del credo democratico (qui c’è l’eco del passato trotzkysta di qualcuno di questi neo occidentalisti) o comunque la sottomissione immediata alla bellezza e bontà indiscutibile del luccicante stile di vita occidentale.

Che però, questo uno dei punti, non luccica più come prima, non ha più granché potenza e forse latita dalla sua parte anche l’intelligenza. Che è quella dei veri democratici, dei veri socialisti, dei veri libertari: quella di chi vede democrazia e libertà non come qualcosa di dato una volta e per sempre ma come processi, tensioni ideali, sfide: percorsi che debbono essere filtrati dai diversi popoli, coi tempi e i modi di ciascuno, rispettando, si, tradizioni, territori, patrimoni spirituali diversi e secolari se non millenari, senza violenza, senza spocchia.

"Ho imparato" ma...Enrico, di’ qualcosa di sinistra!

Percorsi che vanno aiutati, curati, dialogando anche con chi ad essi non crede o non può credere. Si deve perdere il vizio di metterci la medaglia da soli e vederci come in assoluto migliori degli altri, il che non deve condurre all’autodisprezzo, che è l’altro lato della medaglia manichea.

Noi abbiamo un patrimonio, delle acquisizioni che sono il frutto di secoli di evoluzioni e di storia, dal ratto delle sabine alla rivoluzione sessuale non è trascorso un decennio ma… dal “vietato vietare” del ’68 al proibizionismo pandemico una cinquantina soltanto!

Per dire, nulla è scontato, il fascismo stesso nasce da una degenerazione dello stato liberale (con l’ausilio della borghesia e perfino di molti ebrei), negli USA la crisi prodotta dalla depressione aveva condotto i democratici a guardare con simpatia alle nazionalizzazioni mussoliniane e il tentativo del New Deal di centralizzare il potere veniva fermato in extremis solo dalla corte suprema (senza contare che loro non vissero una guerra sul loro territorio, diversamente non sappiamo cosa sarebbe accaduto in termini di riduzione degli spazi democratici).

E se oggi Putin fa orrore a molti, si pensi che prima di lui, sotto l’ubriacone Eltsin, la gente moriva per strada per fame e freddo, senza pensare a ciò che ha preceduto Eltsin, cioè il crollo fragoroso di un impero, di un mondo, di un sogno.

L’uomo d’acciaio, l’ex KGB, non spunta come un fungo dal nulla. È l’uomo di una transizione che andava aiutata ed orientata. Per esempio con una Nato diversa, non più strumento di difesa, con l’inclusione graduale in Europa, non solo della Russia ma anche di Turchia e Israele.

Naturalmente per un progetto sì ambizioso – disinnescante conflitti di decenni e tendenze pericolosissime tutt’ora in atto – e lontano dal ragionierismo europeista visto all’opera, ci sarebbero volute grandi menti, uomini enormi.

Qualcuno lo abbiamo fatto fuori. E oggi ci restano gli uomminicchi. E il nostro “pensare” estremamente semplicistico, senza respiro, basato su valori che chissà se esistono più davvero o se anche solo sono ancora vitali, rimasticati e sputati come sono dal dominio della tecnica.

Cartoline da Salò: un anno marchiato dalle stimmate della pandemia

 

Leggi anche


Mario Colella
Mario Colella
Garibaldino

Ti potrebbe anche interessare

Ultimi articoli