Vladimir Putin è un nemico facile da demonizzare, e questo a prescindere dalle sue scelte. Perfetto per attirarsi l’odio di destre e sinistre.
Putin, l’avversario perfetto
Di Riccardo De Benedetti*
Da un certo punto di vista Putin è l’avversario perfetto. Un nemico facile da demonizzare, e questo a prescindere dalle sue scelte che non a caso Stoltenberg si affretta a definire fallimentari sul piano strategico.
È perfetto per attirarsi l’odio di destre e sinistre – tranne qualche eccezione minoritaria all’interno delle stesse.
1- Dalle destre nazionaliste perché il loro problema è sempre stato l’impossibilità, in base alla stessa natura del loro nazionalismo, di farne coesistere di diversi. La lotta è sempre una lotta per il prevalere di un nazionalismo sull’altro. Di qui il sottofondo bellicista che spesso riemerge.
È questo che ha convinto l’amministrazione americana ad appoggiare la Meloni, o per lo meno a non porre veti decisivi su un suo eventuale governo; oltre lo storico rapporto che la CIA ha avuto negli anni Settanta con una certa destra – la figlia di uno degli esponenti di quella destra è con Meloni.
2- Dalle sinistre storiche orfane del comunismo – per altro mai criticato nella sua dimensione totalitaria, perché ritenuto solo un esperimento mal riuscito ma intenzionalmente buono – perché in fondo Putin rappresenta l’emblema del fallimento del loro programma.
La sinistra italiana in particolare, non ha mai avuto una riflessione autonoma sulla natura del comunismo russo e lo ha sempre accettato così com’è, prendere o lasciare. E quando a lasciare è stato l’esperimento stesso ne ha trovato uno migliore – si fa per dire – nella nuova forma biopolitica assunta dal capitalismo. Molti amici di estrema sinistra parlano ancora di tradimento della sinistra nei confronti dei suoi stessi principi.
A mio parere si sbagliano. Per la nuova sinistra è una necessità dare espressione a ciò che ancora rimane del vecchio progetto di modifica della nozione stessa di uomo e questo oggi lo fa, benissimo, il capitale.
Capisco che sono argomenti da verificare in profondità – personalmente ho cercato di farlo nel mio libro “La fenice di Marx” – ma certamente l’appoggio incondizionato che la sinistra ipermoderna dà all’attuale esperimento biopolitico indica che il progetto dell’uomo nuovo rimane ancora nei precordi che avvolgono il suo cuore. Ovviamente se ancora ne avesse uno.

* ripreso da Riccardo De benedetti
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