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domenica 23 Gennaio 2022
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Omicidio di Malcom X: Muhammad A. Aziz e Khalil Islam scagionati dopo 56 anni!

Uno dei più gravi errori giudiziari commessi negli Stati Uniti: Muhammad A. Aziz e Khalil Islam sono stati scagionati per l’omicidio di Malcom X dopo 56 anni.

Di Gianluca Cicinelli.

Omicidio di Malcom X, scagionati dopo 56 anni

Muhammad A. Aziz e Khalil Islam hanno trascorso oltre 20 anni in una prigione degli Stati Uniti con l’accusa di omicidio. Oggi la procura distrettuale di Manhattan, al termine di un’indagine di Cyrus R. Vance Jr durata due anni, li scagionerà ufficialmente dall’accusa di essere stati il 21 febbraio 1965 tra i killer di Malcom X.

E’ uno dei più gravi errori giudiziari commessi negli Stati Uniti, soprattutto a causa del tentativo di mettere a tacere, dopo aver fatto poco o niente per evitare l’assassinio della voce più radicale della rivolta nera, il movimento dei diritti civili negli anni ’60.

Che i due uomini fossero innocenti era storia nota a tutti tranne alla giustizia a stelle e strisce. Adesso l’inchiesta ha accertato che i pubblici ministeri dell’epoca, l’Fbi e il Dipartimento di Polizia di New York avevano nascosto all’epoca del processo le prove decisive per accertare la loro innocenza.

Ma dobbiamo fare un passo indietro nel tempo e tornare a domenica 21 febbraio 1965. Malcom Little, conosciuto come Malcom X, attivista per l’emancipazione dei neri e per la promozione dell’Islam, dopo essere stato il portavoce della Nation of Islam ed esserne rimasto deluso aveva fondato l’Islamic Muslim Mosque e la Pan-African Organization of Afro-American Unity.

Più volte aveva ricevuto minacce di morte dalla Nation of Islam e il 19 febbraio, intervistato dal giornalista e attivista nero Gordon Parks, Malcom X denuncia pubblicamente che la Nation of Islam vuole ucciderlo.

Il 21 febbraio 1965, poco prima dell’inizio di un comizio all’Audubon Ballroom di Manhattan, un uomo esce dal pubblico e gli spara addosso con un fucile a canne mozze mentre altre due persone aprono il fuoco sul palco con pistole semiautomatiche.

Malcolm X muore poco dopo al Columbia Presbyterian Hospital con 21 ferite da arma da fuoco tra petto, spalle, braccia e gambe, più altre dieci ferite causate dal colpo di fucile iniziale. La folla si getta picchiandolo e bloccandolo a terra su Islam Talmadge Hayer, conosciuto come Thomas Hagan.

Successivamente dei testimoni identificheranno come suoi complici Norman 3X Butler e Thomas 15X Johnson appartenenti alla Nation of Islam, per l’appunto Muhammad A. Aziz e Khalil Islam come si chiamano oggi. Tutti e tre sono stati condannati all’ergastolo e hanno trascorso decenni in prigione per l’omicidio anche se il caso in tribunale era traballante fin dall’inizio.

Mujahid Abdul Halim fu l’unico dei tre a confessare l’omicidio, ma ha sempre detto e sostenuto che gli altri due uomini erano innocenti. 56 anni dopo l’omicidio l’inchiesta di Cyrus R. Vance Jr, restituendo loro l’onore, ma riapre inevitabilmente le polemiche e le ferite mai rimarginate della stagione dei diritti civili.

L’inchiesta infatti, pur scagionando i due, non appura come fu possibile non prevenire un delitto annunciato come quello contro Malcom X e come fu possibile l’errore giudiziario. Da sempre gli attivisti neri denunciano una congiura politica per mettere a tacere la voce della risposta radicale nera al pacifismo di Martin Luther King, che verrà anch’egli assassinato tre anni dopo.

Oggi come ieri il razzismo e le discriminazioni del sistema giudiziario statunitense sono al centro delle cronache e in ogni caso l’inchiesta che ha portato al riconoscimento dell’errore giudiziario ha incontrato numerosi ostacoli, come ha ammesso in un’intervista lo stesso procuratore Cyrus R. Vance Jr.

Alcuni dei protagonisti dei fatti del ’65 sono nel frattempo morti, i documenti si sono persi nel tempo, l’arma del delitto è sparita e altre prove fisiche non sono più state trovate. Il procuratore ha ammesso che le forze dell’ordine non sono state all’altezza delle proprie responsabilità, senza però spingersi a parlare di un vero complotto per mettere a tacere l’inchiesta sull’omicidio di Malcom X.

 

Tra le carte ritrovate da Cyrus R. Vance Jr durante l’inchiesta, condotta in parallelo con gli avvocati dei due ingiustamente accusati, ci sono documenti dell’Fbi con informazioni su altri sospetti oltre Islam e Aziz.

All’epoca i pubblici ministeri sostennero, e sarebbe molto strano che fosse vero, viste le attenzioni di cui godeva Malcom X da parte delle autorità, che quel giorno non erano presenti agenti sotto copertura nella sala al momento della sparatoria.

Dal dipartimento di polizia è poi venuta fuori la conferma che un giornalista del New York Daily News aveva ricevuto una chiamata la mattina della sparatoria secondo cui Malcolm X sarebbe stato assassinato. E’ stato infine ritenuto credibile il teste che già al processo aveva confermato l’alibi di Aziz.

 

Aziz è l’unico rimasto vivo dei due, oggi ha 83 anni, è stato rilasciato nel 1985 mentre Islam, rilasciato nel 1987 è morto nel 2009 a 74 anni. Thomas Hagan, l’uomo che aveva confessato il delitto, ma sempre scagionando gli altri due arrestati, è ancora vivo e si è detto soddisfatto della revisione delle indagini.

Restano enormi buchi nella ricostruzione di quest’ultima indagine, soprattutto sui veri mandanti dell’omicidio di Malcom X, annidati nelle istituzioni più razziste e retrive degli Usa negli anni ’60. Edgar Hoover, per decenni a capo dell’Fbi, firmò personalmente per intercettare le comunicazioni telefoniche nella residenza dell’attivista musulmano, e il fascicolo dedicato a Malcom X dell’Fbi, 72 files e 10 mila pagine, è ancora oggi pieno di righe cancellate con il pennarello nero.

Hoover aveva paura che una figura carismatica come Malcom X potesse unificare ed elettrizzare il movimento nazionalista nero, soprattutto dopo il parziale riavvicinamento, poche settimane prima della morte, con Martin Luther King, temendo le conseguenze di un lavoro comune tra i due leader radicali neri.

La Bottega del Barbieri

 

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è un blog collettivo curato da Daniele Barbieri and co

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