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venerdì 5 Marzo 2021
Agorà Prima gli italiani, ma quali? La difesa della razza al contrario

Prima gli italiani, ma quali? La difesa della razza al contrario

Cosa accadrebbe se il luogo comune elevato ad ideologia, come oggi largamente diffuso, fosse ribaltato, non verso l’esterno ma verso l’interno?  Se l’elemento spurio non fosse il presunto invasore esterno ma il diverso locale, l’indigeno della sua terra, in un esasperato campanilismo, come sarebbe visto?  Prima gli italiani, ma quali?

Proviamo a ragionare come farebbero i difensori della razza in un simile contesto.

Prima gli italiani: la difesa della razza

Gli italiani hanno imparato molto dalle immigrazioni succedutesi a partire dagli anni ’70. Ormai tutti sanno che i nordafricani trascurano l’igiene ma sono ottimi pizzaioli, che le genti dell’Europa orientale si ubriacano di frequente ma eccellono nei lavori dell’edilizia, che i negri portano le malattie e praticano con disinvoltura la violenza carnale ma grazie al fatto di correre da millenni nella savana hanno una eccellente fisicità che li porta a primeggiare nello sport (è da presumere che non abbiano perso il loro famoso senso del ritmo, del quale però non si parla più).

È giunto pertanto il momento di fare un salto di qualità, esercitando questa sofisticata capacità di analisi etnologica sulle diverse popolazioni indigene del nostro Stivale, per essere pronti a qualsiasi evenienza: guerra civile scaturita dall’esasperazione del regionalismo, ospitate in un talk show o dispute sui social.

Prima gli italiani, ma quali? La difesa della razza al contrario

Prima gli italiani, ma quali?

Piemontesi

I torinesi con gravità affettata e ridicola ritengono di essere una élite di respiro europeo. Gli altri (alessandrini e cuneesi in particolare) hanno la tipica aggressività del bifolco e girano con la roncola in tasca. Le donne si accoppiano con animalesca e disinvolta facilità.

Valdostani

Il vivere in un microcosmo felice e il credersi francesi ha acuito l’ottusità montanara di base: praticamente sono oligofrenici.

Liguri

Si contendono a livello mondiale con i parigini la palma del contegno indisponente. Unica regione italiana ad avere una sola (e modesta) specialità gastronomica, il pesto.

Lombardi

Quelli metropolitani sono dei ganassa, si vantano di tutto ciò che hanno (lavoro, automobili, prime e seconde case con relativo arredamento, vestiario, device elettronici, ecc.) dimenticando ciò che sono (dei tangheri).

Quelli delle campagne e delle montagne sono bradipsichici, infatti la Lombardia si è dotata di una estesa rete di servizi sociali e sanitari proprio per accudire queste genti disgraziate. Che, in luogo di parlare, emettono versi gutturali.

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L’85% della popolazione lombarda è concentrata sui Navigli tra le 18 e le 19 e 30

Veneti

Essi adorano il lavoro e bestemmiano il Signore, quando al limite bisognerebbe fare il contrario. Con ciò essi stessi negano la loro natura umana e si rendono simili alle bestie.

Il fatto di produrre reddito li inorgoglisce al punto che si ritengono capaci di parlare italiano ed elaborare concetti complessi: in realtà, a causa della scarsa scolarizzazione e della pellagra, farfugliano fonemi inintelligibili e non comprendono nulla di più complesso del prezzo del branzino sul menu del ristorante; tuttavia sono soliti fissare l’interlocutore sgranando gli occhi a suggerire una profondità di pensiero che non hanno (né la profondità, né il pensiero), risultando invece vagamente inquietanti.

Friulani e giuliani

Stretti fra due civiltà (si fa per dire) diverse, risultano ottusi come i veneti ma senza averne la laboriosità, e infidi come gli slavi senza averne la furbizia.

Trentini

Entità etnica fittizia, sono dei veneti di montagna: aggiungono cioè all’inebetimento di costoro la asocialità derivante dall’assenza di flussi commerciali nella loro terra.

Altoatesini: Austriaci, il che è già un’offesa.

Emiliani

Si ammantano di un’aura di imprenditorialità, che può essere confutata anche solo guardando ai loro ritmi di vita messicani: in quelle terre è ancora diffuso il pranzare a casa di vaste schiere di lavoratori, e non è da escludere che facciano anche la siesta (con il tabarro al posto del sombrero).

Potendo vantare diverse specialità gastronomiche di riconosciuta bontà, costruiscono intorno ad esse una ritualità fastidiosa.

Le donne sono sessualmente molto attive e disinibite, ma pagherete il breve piacere con il fatto che tutta la città conoscerà nei dettagli la vostra prestazione.

Romagnoli

Sono eccessivi in tutto. Nel convivio: tre piatti di tagliatelle costituiscono il taglio minimo. Nell’amore: la loro perseveranza continua a piegare le resistenze di torme di turiste straniere. E nel lavoro: chi altri avrebbe potuto trasformare un lembo di sabbia affacciato su di una marana in un luogo di turismo balneare? E un pane azzimo in una prelibatezza alimentare? Sono soliti dilapidare i loro averi in vaccate: discoteche e night club, automobili e motoveicoli, vestiti sgargianti utilizzabili solo al Cocoricò e al Pascià, ecc.

Toscani

Si dividono in due categorie: quelli di città ammiccando pronunciano battute di spirito melense che non fanno ridere; quelli di campagna quando la sera tornano a casa si riempiono di Chianti e praticano l’incesto.

Umbri

Bifolchi irriducibili e resistenti a qualsiasi tentativo di civilizzazione, fanno mostra di essere retti e laboriosi (quando in realtà sono solo degli ottusi sgobboni) e cercano di trasmettere il messaggio “scarpe grosse, cervello fino”. Vanno molto forte sul primo punto con le loro rozze maniere ai limiti del selvatico, meno sul secondo perché la loro inferiorità intellettiva di origine genetica è corroborata dall’ingestione di abnormi quantità di vinacci rossi la cui unica qualità è l’elevata gradazione alcolica.

Marchigiani

Non conoscono mezze misure nell’abbigliarsi: o camicia a quadri con calzonacci e zoccoli per lavorare, o vestito della festa per le occasioni mondane. La fama di persone avide è probabilmente immeritata, tuttavia essi sono soliti non buttare nulla, anzi raccattano anche rifiuti altrui (porte e infissi, motori di tagliaerba fusi, elettrodomestici guasti, ecc.), che accumulano nei loro scantinati e garage per poi ripararli, riadattarli, riciclarli. Gli anziani si ostinano ad andare in bicicletta incuranti del fatto che ciò costituisca la loro prima causa di morte.

Abruzzesi

Abruzzo, forte e gentile: per qualche oscuro motivo Primo Levi interpretò la ruvidità degli abruzzesi come sintomo di forza, ma ancora più misterioso è il suo riferimento alla gentilezza, del tutto assente in questo popolo che passa la vita a litigare con tutti. Sono famose le loro sanguinose dispute tra fratelli per la spartizione di misere eredità costituite da cespiti immobiliari allocati in qualche sperduto paese di pecoraî, per lo più fazzoletti di terreno aspro ed arido o ruderi inagibili.

Molisani

Chi?

Laziali

Romani: dissacrano tutto con battute di spirito spesso riuscite ma sempre feroci e sguaiate, impossibile accompagnarsi a loro nei consessi di persone perbene.

Viterbesi: violenti e sporchi.

Ciociari: verbalmente aggressivi e socialmente primitivi.

Pontini: discendenti di deportati veneti, spariti la spinta modernizzatrice e il rigore imposti dal Fascismo, hanno ridotto l’ambiente urbano ad un insieme di favelas e l’ambiente agricolo ad una discarica.

Reatini: rozzi briganti.

Tipica scampagnata estiva nel Lazio

 

Campani

Con qualche piccola differenziazione che connota avellinesi e beneventani, il modello dominante è quello napoletano: assoluto disprezzo delle regole, superstizione, soprusi, malattie infettive. Cioè come gli zingari ma senza le roulotte.

Pugliesi

Foggiani: ladri, tutti.

Baresi: spocchia da grande metropoli pur vivendo in un cesso di città, e nessuna grazia.

Brindisini: truffatori levantini.

Leccesi: la noiosa architettura barocca e l’insopportabile pizzica attirano torme di turisti gonzi, ma non bastano a fare ignorare la fastidiosa intonazione nasale del vernacolo, perfetta sintesi sonora della loro antipatia.

Tarantini: o lavorano all’ILVA, ammalandosi per le esalazioni chimiche e patendo gravi infortuni, o fanno lavori precari (maestro di ballo, disc jockey, pescatore di frodo) vivendo pressoché in miseria. Ciò rende del tutto ingiustificato il loro perenne cazzeggio, di per sé molesto.

Lucani

I potentini, chissà perché, si ritengono tutti intellettuali. I materani solo grazie ai Sassi e al conseguente turismo sono entrati in contatto con esseri umani civilizzati.

Calabresi

Talmente nullafacenti da essere additati come tali dalle altre popolazioni del Meridione. Fuggite il loro desco, che essi vivono come ordalia atta a certificare la mascolinità mediante ingestioni smisurate di cibo e vino. Oltretutto riempiono tutto di peperoncino, sicché le innumerevoli portate hanno tutte lo stesso sapore.

Siciliani

Quando l’argomento è appena più serio di “ieri sera hai visto la partita?”, parlano a bassa voce e per sottintesi come nemmeno Totò Riina in un summit della Cupola. Invecchiando ingrassano irrimediabilmente.

Sardi

La loro lentezza di mente, di eloquio e di agire è irritante, soprattutto perché la spacciano per saggia compostezza. Gli uomini maturi, quando escono dall’isola in piccoli gruppi, si fanno notare per burle e celie infantili che li rendono penosi agli occhi di chiunque.

 

 



A.C. Whistle
A.C. Whistle
Giurista e poeta

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