OceanGate, paradigma del connubio tra marketing e psicopatia

L’impresa catastrofica dalla OceanGate, per ammissione della stessa azienda, era stata programmata a scopo di marketing per promuovere il proprio brand, nella totale incapacità di tracciare limiti morali o linee di confine.

OceanGate, marketing e psicopatia

L’impresa immaginata dalla OceanGate consisteva nel far visita, per mezzo di un sottomarino in miniatura, al relitto del Titanic, posato a profondità marittime mai esplorate da un essere umano.

A qualche giorno dalla scomparsa del mezzo si viene a sapere che lo stesso è imploso dopo poche ore di immersione. L’azienda ha altresì comunicato che l’avventura è stata programmata a scopo di marketing per promuovere il proprio brand.

Il caso può rappresentare un paradigma dell’odierna concezione manageriale dell’economia. Si manifesta chiaramente il carattere parassitario dell’economia finanziaria. Nel contesto in cui un marchio ha una sorta di dovere pubblico nel rendersi appetibile per gli investitori, cosa si produce, la solidità dei prodotti e la funzione sociale della proprietà privata diventano elementi del tutto secondari nel processo economico.

Si concepisce un’economia dell’effimero, della manipolazione strutturata in messaggi subliminali purché il nome aziendale ottenga credibilità e, di conseguenza, più dividendi azionari nel breve periodo.

Per questo motivo il marketing non solo definisce una modalità ingannevole nella rappresentazione dell’oggetto ma carica lo stesso di qualità adatte alla generazione continua di sogni. Il brand diventa celebre se possiede l’ipocrita facoltà nel far prolificare connessioni sentimentali con il proprio nome da parte dei consumatori.

I messaggi devono saper attrarre le persone, colte da uno stato d’animo perennemente allucinato, attraverso una corposa linea comunicativa volta a semplificare l’idea di progresso che diventa così sempre a portata di mano.

Questa rappresentazione della modernità tutta rivolta all’istantaneo fa cadere in mille pezzi il mito dell’efficienza privata.

In realtà la scorciatoia del marketing esalta, suo malgrado, proprio la vanità improduttiva del privato. Non mosso da un interesse generale e scomparsa come ragione di profitto la concretezza di ciò che si produce, il vacuo, l’impalpabile diventano le ragioni primarie dell’investimento che si concretizza nell’inconsistenza avventuristica. Ragion per cui un manipolo di supermilionari appartenenti alla superclass sono stati adescati, pagando somme da capogiro, nel tour turistico ai confini della realtà.

Günther Anders ne “L’uomo è antiquato” anticipava il senso di smarrimento dell’essere umano messo di fronte alle macchine. Stato d’animo capace di provocare una condizione emotiva di vergogna frustrante al cospetto della supposta perfezione meccanica. Imbarcarsi in un trabiccolo marittimo con la convinzione di sopravvivere ridisegna i confini dell’abbaglio collettivo che vorrebbe sconfiggere la morte e avvicinare l’individuo a una compiutezza ultimata.

Questo imperativo esistenziale è portato avanti proprio dalla classe dei miliardari che si muovono senza confini. Le loro spropositate ricchezze e la loro popolarità, dovuta al nuovo immaginario d’impronta californiana, che nel solco dell’ideologia meritocratica li percepisce come coraggiosi avventurieri, posizionano questi soggetti in una sorta di Olimpo, privato però di quella compenetrazione tra divino e umano propria dell’antichità.

Lì, in quel palcoscenico esclusivo, si propongono di lanciare una sfida ideologica all’umanità. Chi merita, chi è dotato di grandi visioni, potrà superare la limitatezza congenita della condizione umana. E così sconfiggere il grande morbo che ancora attanaglia la vita: la morte. Tanto è esaltata la tecnica tanto l’uomo si spinge alla ricerca di esperienze rigeneranti, vivificanti, nelle quali l’adrenalina permette di rinascere più volte nella stessa esistenza. Una compulsiva immortalità.

Si propaga così la nuova psicopatia dei nostri giorni, non dovuta alla repressione delle pulsioni, che ancora qualche malinconico progressista crede di dover combattere, ma gratificata dall’espansione illimitata delle stesse.

Viene alla luce un individuo esorbitante, soggiogato anch’esso al marketing che propaga la predisposizione robotizzata alla performance, e del tutto incapace di tracciare dei limiti morali o delle linee di confine.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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