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La civiltà occidentale è un insieme di paesi omologati in termini di gusti musicali, alimentari, narrativi, politici; le nuove realtà come i BRICS sono molto variegate al loro interno. Non vi è una vera unione di ideali o di stili. La pluralità è l’elemento comune.
La natura della civiltà occidentale
L’attuale civiltà occidentale coincide con un certo modello economico, legato quindi a un certo modo di produzione.
Quello che chiamiamo capitalismo avanzato non è altro che la società post-industriale.
Quello che negli ultimi mesi (dopo l’intervento russo) è stato chiamato Occidente collettivo, corrisponde a grandi linee con il mondo post-industriale, in cui il consumo ha superato la produzione di beni materiali e il settore terziario occupa la maggior parte della popolazione.
I BRICS sono ora la società industriale: paesi in cui la maggior parte della popolazione è occupata nell’industria (non so se il dato corrisponda, ma il legame economia reale – industria – BRICS è innegabile).
Abbiamo più volte parlato al riguardo della specificità della Russia: un paese di cultura e storia occidentale, ricco di materie prime, con una popolazione non giovane, ma che è riuscito ad agganciarsi (con compromessi) ai paesi in via di sviluppo.
Il fatto che un colonialismo russo, in senso stretto, non sia mai esistito, che l’URSS aiutò i processi di decolonizzazione e che la Russia sia gestita da una classe dirigente che parla di cose concrete (non del seggio di Di Maio) aiuta.
Il governo russo ha di fatto accettato investimenti, infrastrutture e spostamenti demografici cinesi in Siberia. La Russia ha superato l’antica fobia per una Siberia cinese perché o si collabora o si muore.
Prima che qualcuno dica: “La classe dirigente russa è incompetente” -> La classe dirigente russa si era preparata a questa guerra, creando un’economia che resiste alle sanzioni; la classe dirigente europea ha varato delle sanzioni non valutando gli effetti sull’economia europea pochi mesi dopo. A ciascuno il suo.
La cosa interessante del confronto tra civiltà occidentale e BRICS è che la prima risulta più omogenea e omologante della seconda.
La civiltà occidentale (o post-industriale) è il prosieguo della civiltà industriale novecentesca, al suo interno Europa, Nord America, Australia e ormai Giappone e Corea del Sud.
Molti storceranno il naso (e in parte è giusto), ma dobbiamo capirci.La civiltà occidentale sono decenni (secoli?) che con commercio e tecnologia arriva in posti lontanissimi. Un chiosco di bibite che manda musica pop sul Rio delle Amazzoni, altera l’idea di musica dei nativi che lo ascoltano.
Paesi come Giappone e Corea del Sud sono entrati nella corrente della civiltà occidentale decenni fa. I giovani sono oggi perfettamente integrati al sistema culturale occidentale.
Così mentre l’Occidente collettivo è un insieme di paesi omologati in termini di gusti musicali, alimentari, narrativi, politici; i BRICS (come dimostra il nome stesso che è una sigla e non una parola) sono molto variegati al loro interno. Non vi è una vera unione di ideali o di stili. La pluralità è l’elemento comune.
La nuova civiltà industriale si caratterizza per pluralità e diversità; la vecchia per l’omologazione.
Qui sarebbe interessante capire a che livello i due paesi più diversi del blocco occidentale (i due asiatici) siano omologati al resto o se questa affinità sia aumentata con la fase post-industriale.
Huntington in “Lo scontro di civiltà” prefigura un Giappone in area culturale cinese che tornerò all’ovile.
BRICS conserverà la pluralità? O diventerà un nuovo amalgama?
Allo stato attuale non possiamo parlare di un vero scontro di civiltà, ma di uno scontro tra modelli. Un modello più individualista dell’Occidente (e in cui Corea del Sud e Giappone stanno stretti). Una varietà di modelli rappresentati dai BRICS (dall’interclassismo neo-reazionario, al socialismo di Lula, al socialismo di mercato), il cui comune denominatore è il ruolo dello Stato/comunità nell’economia e nella vita dei cittadini.
Lo scontro è tra un blocco di paesi (civiltà) concentrati sulla libertà del singolo, sul libero mercato, laicismo (non solo religioso, ma direi esistenziale) e tra paesi con ordinamenti più collaborativi e presenti nella vita del singolo (repressivi per i nostri standard?).
Ora date le grandi sfide che stiamo passando come civiltà occidentale (invecchiamento, crisi economica e sfida dei BRICS), come specie tecnologica (esplorazione spaziale, emergenza energetica, esplosione demografica, intelligenza artificiale, crisi epistemologica – vedi vaccini-, pandemie), come Sistema-Terra (inquinamento, demografia umana, allevamenti intesivi, rischio guerra nucleare), non sarebbe più interessante (e stimolante) parlare di questa roba nelle campagne elettorali invece che di Calenda o di La Russa?

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