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Eccolo qui, il nostro Matteo Salvini, cravatta rossa trumpiana e selfie da autogrill in mano, pronto a trasformare ogni ambizione in show da social. Da ministro dei Trasporti dove i “cantieri prioritari” latitano e lo sciopero degli Ncc vince un ricorso al Tar che lo smaschera, a paladino del mitico ponte sullo Stretto che “si farà mercoledì” (già da decenni) — promesse che volano alte come hashtag in uno smartphone ma restano intrappolate nella sabbia degli annunzi.
E poi l’ammiccamento elettorale ai MAGA americani e il “grazie a Benjamin Netanyahu che ha tenuto duro” sulla guerra a Gaza, perché nulla dice “leadership” come stringere la mano a chi ti conviene. Tutto questo mentre il Paese osserva: tra selfie, avventure televisive e “promesse storiche”, il vero SalvinI-brand gira a tutta modalità influencer.
Essere Matteo Salvini
C’era una volta il Matteo Salvini con la mascherina tricolore e quello che difendeva il modello Lombardia. C’era il Salvini che gridava alla svolta autoritaria di Conte e quello invece che giurava fedeltà a Mario Draghi; quello che continua a fare smorfie su Tik Tok e quello che ballava al Papeete. C’era il Matteo che propone condoni fiscali ed edilizi e quello che recitava l’eterno riposo dalla D’Urso.
C’è poi quello che posta foto con gli arrosticini, scatolette di tonno, paste scotte col burro che nemmeno il Jack Lemmon de L’appartamento riuscirebbe a mangiare.
Quello che mostra musicassette che non si trovano neanche più agli autogrill e quello allo stadio in versione ultrà del Milan.
E tutte queste espressioni di sé convergono in un unica grande figura: il capitano, come amavano appellarlo i suoi aficionados.
Ma chi è veramente questo giovane ragazzo che non è poi così giovane ma continua a presentarsi come tale, riuscito nell’impresa di apparire difensore del tricolore dopo averlo denigrato in tutti i modi, difensore dei confini patrii dopo aver invocato la secessione, difensore del matrimonio e della famiglia dopo averne cambiate almeno un paio?
Ve lo diciamo noi: è un fashion blogger da shopping al duty free di Orio al Serio, un Enzo Miccio della politica in salsa brianzola. Un vero influencer.

Lettera a Matteo Salvini
Matteo basta, non ce n’è più bisogno. È stato un lungo viaggio, una ricerca costante ma alla fine sei approdato alla tua Itaca. Da quel diploma preso in un liceo della buona borghesia milanese, hai cominciato a mostrare la tua inquietudine che ti ha portato a cambiare, cambiare continuamente.
Il Leoncavallo e subito dopo il Pranzo è Servito, la militanza celtica, il federalismo, la secessione e poi il nazionalismo, l’unità, l’invasore nemico.
Hai continuato a cercare, avanzando come una ruspa tra i tuoi dubbi, le contraddizioni e tutto solo per ritrovarti faccia a faccia col tuo vero io.
Ora sei il ministro dei trasporti, che non parla mai di trasporti e che non sa nulla di trasporti, altro segnale che ce l’hai fatta, lo abbiamo capito tutti, è palese, brilla di luce argentea e resta solo che tu compia l’ultimo passo: l’accettazione.
Matteo accetta il tuo vero io, lascia che tutto scorra come deve. Matteo tu sei un influencer. È il tuo mondo, il tuo mare, il tuo posto in questo mondo difficile.
Matteo e l’accettazione del sé
Valerio Merola è il tuo spirito guida. Gianluca Vacchi il tuo compagno dietro una consolle con un mojito tra le mani.
T’immaginiamo già, liberato dalle costrizioni, delle giacche, dagli impedimenti che il decoro richiede per il ruolo, felice di poter finalmente andare in giro con le camicie sbottonate fino all’ombelico.
Potresti indossare le catenine pandora al posto di quel rosario grigio, fare stories su instagram insieme a Gianni Sperti mentre fate un viaggio sul Mar Rosso o con Tina Cipollari nel privè de L’Albicocca ad Abbiategrasso.
Basta coi pensieri, il dover giustificare ogni cosa, la stampa dei salotti buoni a soppesare ogni tuo passo. Tu ami la stampa, non vuoi farle la guerra. Tu adori Gente, Novella 2000, Cronaca Vera, Vip, Verissimo.
Vorresti parlare di cucina ospite dalla Parodi, commentare il ritorno di Gemma Galgani a Uomini e Donne con Maria, raccontare la tua quarantena a Pomeriggio Cinque, commentare il Grande fratello Vip insieme a Cristiano Malgioglio.
E se un tabaccaio sparasse a un ladro alle spalle, ti piacerebbe che se ne occupasse Forum direttamente, con Fabrizio Bracconeri in veste di tribuno del popolo e il pubblico in sala interpellato per decidere se sia giusto poter sparare a chi entra in casa d’altri.
La leggerezza del pogrom televisivo, senza dover passare per dibattiti parlamentari, maggioranze da cercare alla Camera e poi al Senato. Queste formalità non ti appartengono.
La via del maestro
Un monaco domandò al maestro Hsuan-sha:
“Che cos’è il sé?”.
E lui rispose:
“A che ti serve?”.
Matteo, non devi convincere noi. Devi convincerti tu. Lascia perdere il potere a cosa ti serve? Hai già tutto quello che volevi.

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