“La via d’uscita dal conflitto” tra Russia e Ucraina? Per Sanna Marin, premier finlandese, la risposta è una sola — la stessa dall’inizio della guerra: “che la Russia lasci l’Ucraina. Questa è la via di uscita dalla guerra”.
Marin ha usato queste parole per commentare, a margine del Consiglio Europeo informale a Praga, le dichiarazioni del presidente americano Joe Biden, il quale ha detto che gli Usa stanno tentando di capire quale sia una via d’uscita dalla guerra per Vladimir Putin.
Le banalità di Sanna Marin
Siamo davanti a un caso palese di infantilismo politico. La risposta della Marin su come uscire dalla crisi ucraina non vuol dire nulla, è una dichiarazione d’intenti ideale, fuori dalla real politik di cui fa sfoggio in altri casi. Come la trattativa tra il suo governo e la Turchia di Erdogan su curdi e ingresso NATO insegna.
Ma se da parte della premier finlandese si può interpretare la cosa come banale politichese diplomatico da intervista, cioè una cosa buttata li, ben diverso il discorso per i suoi accalorati fan del circolo liberal “italiani salottieri”, entusiasti su questa uscita che è equiparabile, politicamente, a rispondere a “Come vuoi risolvere la fame del mondo?” “Dando da mangiare a tutti”.
Parliamo di una categoria di intransigenti ad ogni trattativa poichè i valori sono intrattabili (quelli nostri, e quando vogliamo ovviamente) e dunque sono lieti di lavorare di più, di pagare più tasse, di cucinare il pollo a schiaffi se questo serve a ricacciare i russi entro i loro confini; ma ovviamente se gli chiedi quanto costa il pane, un kg di pomodori o lo stesso pollo, non ne hanno idea e devono controllare su Glovo quanto glielo farebbero pagare.

Nel confort familiare dei propri luoghi la passione civile dei liberal si rannicchia in un comodo divano, dal quale attaccare gli altri “divanati” nel caso in cui percepissero quel satanico sussidio chiamato Reddito di cittadinanza. E il resto del mondo diviene teatro virtuale interpretato secondo la propria percezione, il proprio interesse, il proprio conformismo; ogni lotta una ridefinizione del proprio ombelico che non distolga troppo dalla possibilità di percepirsi semplicemente come consumatori.
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