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mercoledì 28 Luglio 2021
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Fuga per la vittoria? No, fu la partita della morte

La vera storia della “partita della morte” tra ufficiali nazisti e giocatori ucraini che ispirò il celebre film di John Huston, Fuga per la vittoria.

La Russia di Stalin e la partita della morte

Gli anni dello stalinismo rappresentano il lato più oscuro della storia dell’Unione Sovietica. Sono gli anni più bui e tetri e di cui ancora, a distanza di molti decenni, non si conoscono tutti i particolari.

Neppure le ovvie rivelazioni di epoca Kruscioviana sono riuscite a porli sotto una luce più nitida.

Il popolo sovietico, in questo periodo, viene scosso dal suo enorme apparato statale, pagando un altissimo prezzo di dolore e sangue.

La Russia sovietica tenterà, secondo le parole di un fedelissimo di Stalin, Molotov (soprannominato negli ambienti di partito culo di pietra): di raggiungere e superare le nazioni capitaliste.

Questo slogan fu lanciato nel 1929 in occasione dell’approvazione del primo piano quinquennale.

Fu in questa epoca, l’epoca dello Stalin padrone, segnata da innumerevoli necrologi di grandi rivoluzionari, che la Siberia tornò ad essere la terra dei campi di concentramento e di sterminio. Intere popolazioni furono cancellate dalla faccia della terra.

Nonostante questa spietatezza, esistono storie che necessitano di essere raccontate, racconti di uomini e di sport che meritano rispetto.

Fuga per la vittoria? No, la partita della morte

È il 9 agosto 1942, siamo in Ucraina. Lo stadio Zenit di Kiev è pieno di persone ma la maggior parte degli spettatori sono tedeschi, ufficiali della Wehrmacht soldati del Reich in uniforme.

Agli occupati sostenitori della Start, la squadra di panettieri (un buon numero dei giocatori lavorava in un forno), viene concessa solo una piccola porzione, una parte della curva.

Nell’immaginario collettivo la partita della morte è poco conosciuta, salvo la trasposizione cinematografica del 1981 (molto liberamente ispirata) di Victory (Fuga per la vittoria in italiano).

La regia di John Huston ci ha regalato un classico molto poco aderente alla realtà, con qualche venatura hollywoodiana ma con un grandissimo Pelè nei panni del centravanti alleato e un Sylvester Stallone nel ruolo di un americano vagamente progressista.

Fuga per la vittoria? No, fu la partita della morte

 

I Flakelf, la squadra dei nazisti, giocano con una sorta di rappresentativa rinforzata, o almeno così era scritto sui manifesti che nominavano 14 giocatori della Start.

Flakelft vs Start
Manifesti: Flakelft vs Start

I tedeschi passano in vantaggio, Kuzmenko pareggia per la Start con un tiro da fuori aria, successivamente la Start segnò altri goal chiudendo così il primo tempo sul 3 a 1. Non male per una squadra di fornai…

Nel secondo tempo la partita viaggia a dei ritmi sostenuti per usare un eufemismo, i giocatori della Start sono debilitati e l’arbitraggio è pessimo (modello Coppa Intercontinentale del 1969), la partita si chiude comunque con un risultato inaspettato per i tedeschi e con la vittoria della Start per 5 a 3.

A poco a poco i giocatori dello Start moriranno tutti, vittime delle rappresaglie naziste. Si dice che Mykola Korotikh, uno dei giocatori simbolo della Start venne prelevato dopo la partita e freddato pochi giorni dopo.

Non contenti, i tedeschi, poco dopo la cocente sconfitta si recarono al forno dove lavoravano i calciatori della Start e uccisero sul posto i giocatori che trovarono. Sportivi!

Nel febbraio 1943, a meno di un anno dalla partita, Trusevich, Kuzmenko e Klymenko vennero giustiziati. Korotkykh morì in prigionia, altri come Timofeyev e Gundarev furono accusati di collaborazionismo e rinchiusi in un gulag per cinque e dieci anni rispettivamente.

Per  Stalin chi aveva giocato quella partita era un collaborazionista o peggio un trotskysta ma in realtà erano sinceri comunisti, come ricorda Makar Goncharenko:

“Non avevamo armi, ma avevamo la possibilità di lottare e vincere almeno sul campo; per la nostra bandiera, per la nostra Patria, per il popolo ucraino e i nazisti avrebbero potuto constatare che non sarebbe stato facile sottometterci e calpestare la nostra dignità.”

Una targa a Kiev

Nel 1981 lo Stadio Zenit di Kiev dove si svolse la partita venne rinominato Stadio Start. Troneggia  una scultura di Ivan Horovyj che mostra quattro giocatori stile anni Quaranta.

Una targa riporta: Per il nostro presente, sono morti nella lotta, la vostra gloria non si spegnerà,  eroi, atleti senza paura.

Lo sport  dunque, come nel caso della partita della morte, non è solo riscatto o rivalsa sociale, ma anche lotta politica ed ideologica. Il Nazismo totalitario contro L’URSS popolare fatta di estro ed individualità.

Una partita che vale una guerra, una guerra come in questo caso combattuta ad armi pari. È la lotta di classe che trova diverse modalità per dimostrarsi.

Fuga per la vittoria, il goal di Pelè

 


Marcel B
Storico. Trotzkista in esilio

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