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La demenzialità della burocrazia informatica (firme che scadono, aggiornamenti continui, invii telematici solo in determinati formati e pesi), è soltanto un sintomo di una demenzialità globale, che è l’essenza stessa della cosiddetta transizione digitale.
La dittatura della burocrazia informatica
Di Flavio Piero Cuniberto*
Un sistema accademico-informatico che invita i docenti a rinnovare la propria firma digitale in scadenza (si è mai vista scadere una firma? Che poi non è una firma ma un doppio codice, e non siamo a Fort Knox e nemmeno nei sotterranei del Viminale); che per strane e misteriose connessioni ti impedisce di verbalizzare l’esame appena svolto come se il rinnovo della firma avesse effetti retroattivi anche sugli appelli precedenti la scadenza; che richiede – nei concorsi – l’invio telematico delle pubblicazioni, salvo poi rifiutarsi di “caricarle” perché il peso (informatico) è eccessivo, ecc.ecc. Un sistema così può essere solo definito demenziale.
La demenzialità della burocrazia accademica, su cui si potrebbe stendere un rapporto ben più corposo, è però soltanto un sintomo locale di una demenzialità globale, che è l’essenza stessa (non un accidente) della cosiddetta transizione digitale.
Citando a caso, ancora nel ristretto ambito universitario: l’irregimentazione di ogni pratica di studio – p.e. le biblioteche – con obbligo di “prenotare” dalle alle, e in una certa sala (anche in periodi di scarsa frequenza e di biblioteche semivuote); la sparizione di ogni documento cartaceo relativo allo studente (niente libretto, niente statino), e via discorrendo.
Sintomi locali di una web-metamorfosi che solo una ottusa adesione professionale alle “nuove tecnologie” o una ancora più ottusa accettazione delle medesime da parte dei fruitori profani può celebrare con la formula stravecchia del “progresso“.
Il progredire delle nuove tecnologie è ormai una funzione indipendente dalle necessità della vita sociale, e dipendente invece dalla micidiale urgenza dell’aggiornamento tecnologico-militare.
È Polemos a governare l’intero processo, trasformando coerentemente i soggetti umani in pedine di una macchina governata dalla pura logica della potenza (militare). Il cuore malato del sistema batte nei droni intelligenti, negli ipersonici, nei satelliti-spia: tutto il resto è una “ricaduta” nella società civile, motivata dalla distruzione creativa delle vecchie pratiche al solo fine di incrementare i profitti, a beneficio di sempre più ristrette oligarchie “venali”.
Pensare a una “rivolta delle pedine” è ridicolo. Lo è meno pensare a un’implosione del sistema, gravato da un peso ormai insostenibile (nel senso proprio della parola “sostenibile” e non della chimera ideologica introdotta per indorare le pillole del sistema e dei suoi continui, asfissianti, “aggiornamenti”).
La vocina melliflua delle agenzie pubblicitarie annuncia, da qualche giorno, che il cliente sprovvisto di contanti potrà utilizzare, al bancomat, la tessera sanitaria. Siamo grati e commossi: come non averci pensato prima?

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