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domenica, Gennaio 25, 2026
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L’intelligenza artificiale sta scoperchiando la “questione futuro”

Tra fanatismi del progresso o del primitivismo, allarmismi, isterismi e battute sulla stupidità umana, una manciata di persone (qualche milione) conduce un dibattito -più o meno esperti- su qualcosa che quasi sicuramente cambierà il futuro: l’intelligenza artificiale.

L’intelligenza e la “questione futuro”

Elon Musk dopo aver invitato a bloccare per sei mesi la ricerca sul tema IA, ha rivelato un suo progetto e forse lo scopo era bloccare la concorrenza (OpenAI).

Bard di Google dopo una serie di chiacchierate con un pastore è stato sospettato capace di avere coscienza propria.
La Cina conduce una sua ricerca sul tema e sforna (al solito) eccellenze.

Io non so se questo sia un bene o un male, dobbiamo anche chiederci i reali rischi della cosa, ma credo che il nostro rapporto con gli strumenti, sia ormai irrimediabilmente diverso.

In Occidente, il 40% genitori carica su internet (facebook, Instagram, whatsapp, ecc) l’immagine dei figli entro i tre anni di vita.

L’Occidente, forse tutta l’umanità, sembra preda di un demone che la divora.

L’intelligenza artificiale in questo ha qualcosa (almeno idealmente, al di là della fattibilità) di diverso: la possibilità di creare una coscienza terza alla nostra, la definitiva sostituzione a Dio (e quindi la nostra morte futura, data quella del primo).

Mi torna alla mente una collezione di VHS che andava molto quando ero bambino, parlava della storia dal big bang al futuro e si chiamava “C’era una volta l’uomo”, al passato.

Anni dopo, in una triste estate, scrissi una sorta di breve racconto assurdo mescolando le frasi della TV (PortaAPorta, parole di politici, pubblicità, reality, Chi l’ha visto), il testo era cupo e insensato, pensai di chiamarlo “C’era una volta l’uomo”.
Lo cancellai pensando che non si comunica l’incomunicabile.

Se l’intelligenza artificiale non è un bluff mediatico (e io non credo), in questi mesi stiamo scrivendo la storia del mondo.
Il 2023 anno di tramonti per chi ha occhi.

Ieri ho scritto sul ponte sullo stretto. Non esprimo giudizio (anzi ritengo interessante le opinioni di tutti), mi interessa piuttosto che il dibattito sia solo sulla fattibilità tecnica del ponte e non sulla scelta.
Come già detto altre volte, sembra quasi che siccome “si possa fare”, “vada fatto”.

Mi torna alla mente un esame di antropologia nella mia prima vita universitaria e un testo che parlava della Madonna di Tindari, di oracoli, di un viaggio di Heidegger in Sicilia nel 1954, dell’Edipo Re di Pasolini e di Atena che nacque dalla testa o dal ginocchio di Zeus.

Siamo Achab all’inseguimento di Moby Dick, forse sappiamo già come finirà questa storia, ma non possiamo farne a meno…

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Gabriele Germani
Gabriele Germani
Roma, 1986. Laureato in Storia contemporanea e Psicologia, con Master in Geopolitica. Lavora nell’ambito pedagogico-educativo. Si occupa da anni dei rapporti tra il Sud e il Nord del mondo, con le lenti del neo-marxismo, della teoria della dipendenza, del sistema-mondo e dell’Eurasia. Con questa prospettiva ha pubblicato negli anni, alcuni libri e articoli di storia e antropologia, in particolare sull’America Latina. Riferimenti bibliografici: Uruguay e emigrazione italiana: sogni, speranze e rivoluzioni di Gabriele Germani (Autore), Anthology Digital Publishing, 2022. Ha inoltre in pubblicazione con Kulturjam Edizioni: una raccolta di riflessioni su BRICS e mondo multipolare, con introduzione di Gianfranco La Grassa e con Mario Pascale Editore un testo sulla politica estera italiana durante la II Repubblica. Cura un micro-blog sul suo profilo Facebook (a nome “Gabriele Germani”) e un Canale Telegram sempre a nome “Gabriele Germani” (t.me/gabgerma). Dirige inoltre il Podcast “La grande imboscata” su attualità, geopolitica e cultura su varie piattaforme.

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