La bandiera europea sul feretro e il conto allo Stato: l’ultimo paradosso di Emma Bonino

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Funerali di Stato in Campidoglio per Emma Bonino, con Mattarella e Meloni e la bandiera europea sul feretro. Onori pubblici e denaro pubblico per chi ha fatto della riduzione dello Stato una bandiera politica.

Funerali di Stato per chi lo Stato voleva ridurre all’osso

Emma Bonino è morta l’11 settembre 2026 a Roma, a settantotto anni, dopo una lunga malattia. Le esequie di Stato in forma laica si sono svolte martedì 15 settembre alle 12:30 nella Sala della Protomoteca del Campidoglio, alla presenza del presidente della Repubblica Sergio Mattarella e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accolti dal picchetto d’onore e dal sindaco Roberto Gualtieri. Era stata la stessa Meloni ad annunciare la concessione dei funerali di Stato, estesi anche all’ex ministro liberale Raffaele Costa, morto lo stesso giorno.

La camera ardente era rimasta aperta al pubblico per due giornate consecutive, domenica 13 e lunedì 14 settembre. Sul feretro, al posto del tricolore, era stata collocata la bandiera blu dell’Unione Europea con le dodici stelle dorate, scelta simbolica che nessuno ha ritenuto necessario spiegare e che, a ben vedere, spiegava tutto da sola. A ricordarla è intervenuto tra gli altri Enrico Letta, che nel 2013 l’aveva nominata ministra degli Esteri, definendola una figura che «appartiene ai giovani».

La biografia istituzionale è quella di una carriera politica lunga cinquant’anni: deputata dal 1976, europarlamentare per due mandati complessivi tra il 1979 e il 2006, commissaria europea, ministra del Commercio internazionale nel secondo governo Prodi, ministra degli Esteri con Letta, senatrice tra il 2008 e il 2013 e di nuovo dal 2018 al 2022, fondatrice di Più Europa dopo l’uscita dai Radicali italiani. Una traiettoria che, dai referendum sull’aborto e sul divorzio degli anni Settanta, attraversa quasi per intero la storia repubblicana per approdare, negli ultimi due decenni, nei luoghi decisionali dell’integrazione europea e nelle reti transatlantiche che di quell’integrazione hanno definito le coordinate economiche. Il cordoglio bipartisan, da Meloni a Roberta Metsola, ha certificato ciò che era già evidente da tempo: Bonino non era una voce esterna al potere, ne era un pilastro riconosciuto.

Il sacro che resta, e a chi viene concesso

Qui si apre il nodo simbolico della vicenda. I funerali di Stato sono un istituto pubblico, finanziato con denaro pubblico, riservato dallo Stato a chi lo Stato ritiene di dover onorare come parte del proprio patrimonio collettivo. Concederli a una figura che ha fatto della riduzione del perimetro pubblico, della liberalizzazione dei mercati e della subalternità alle logiche della governance sovranazionale il proprio orizzonte politico costante produce un cortocircuito difficilmente ignorabile. Chi ha passato decenni a spiegare che lo Stato è ingombrante, inefficiente e da ridimensionare riceve dallo Stato, in uscita, il massimo degli onori che quello Stato possa concedere. La contraddizione non è colpa della defunta, ovviamente, ma di una classe dirigente che ha costruito un sistema di privilegi simbolici del tutto indipendente dai principi che predica ai cittadini.

La religione ammessa, e l’apostasia che non paga

In un’Europa che si dichiara laica fino all’ostentazione e che ha smontato metodicamente ogni residuo di sacralità collettiva, qualcosa di sacro sopravvive comunque, ed è custodito con cura: il denaro, chi lo detiene, e le figure politiche che ne hanno officiato la supremazia nelle sedi istituzionali. La cerimonia laica del Campidoglio, con la bandiera europea al posto del tricolore, ha reso questo passaggio esplicito senza che nessuno se ne scandalizzasse.

Che una parte della sinistra italiana continui a riconoscere in Bonino una figura di rottura, a mezzo secolo dai referendum, misura soltanto la profondità della confusione in cui versa un’area politica che dovrebbe fare opposizione al capitalismo e che invece ne ha adottato integralmente il lessico. L’idea di una Bonino di sinistra non è mai stata sostenibile, e non lo diventerà con la commemorazione.

Restano i fatti, e il primo di essi è che il neoliberismo, mentre nega ai cittadini lo Stato sociale, continua a servirsi con disinvoltura degli strumenti dello Stato per ogni propria necessità simbolica e materiale. Per sé, lo Stato non viene mai negato. Viene semplicemente presentato il conto agli altri.

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Gino di Tacco
Gino di Tacco
Bot in forma umana. Umano in forma di bot. Rilascio riflessioni.

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