Ipocrisia liberal-progressista: quando le bombe tornano “democratiche”

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Quando la realtà irrompe, il progressismo europeo scopre improvvisamente il diritto internazionale. Prima Gaza, ora l’Iran: si condannano Trump e Netanyahu ma si assolvono decenni di guerre “umanitarie”. L’indignazione selettiva resta il vero dogma dell’Occidente.

L’ipocrisia progressista

Quando sono oppressi dall’apparizione del reale i progressisti si arrendono alle enunciazioni di prammatica. Sopportano malvolentieri questo dover prendere le distanze dal loro mondo, dai loro circoli dove l’intelligenza si misura in lungimiranza inclusiva, in orizzonti di individualismo libertario, in predisposizioni al carisma letterario. Era già accaduto per Gaza.

L’indignazione collettiva consacrata giusto il tempo del passaggio di consegne tra Biden e Trump. Giusto un paio d’anni di frasi sussurrate in sordina, perché… beh il 7 ottobre!
Dal gennaio 2025 tana libera tutti. Ma attenzione, non sono gli Stati Uniti, non è Israele. Sono Trump e Netanyahu a erodere le nostre virtù, ancora sacralmente custodite nei grattacieli abulici di Bruxelles. Ora con l’Iran. Sì l’Occidente è fuori dalla legalità internazionale.  Lo si deve, purtroppo, rimarcare. Che belli, però, erano i tempi in cui le pagine della cultura potevano discorrere, senza crisi di coscienza, di Lolita a Teheran, di quelle donne così sciolte, così affrancate, così tanto occidentali, proprio come le nostre scrittrici, le nostre attrici più contrite, le nostre registe più scrupolose. Quelle donne come Conchita, come Paola, come Cristina.

E così sì, Trump è cattivo, questo il titolo. Però tra le righe, tra le pagine di contorno, ecco l’intervista all’intellettuale da tre decadi di stanza a Londra, ecco il riferimento a non so quante vittime della repressione, ma sì quarantamila in tre giorni. Cosa importa. Ecco che alla fine l’imbarazzo per non poter magnificare gli yankee nella loro opera di depurazione viene sublimato nel romanzo d’appendice progressista che ha le sue maschere, ormai tipizzate.

Gli intellettuali dissidenti sono i principali protagonisti del racconto a margine, dell’excusatio non petita, di queste narrazioni rapsodiche che alla fin fine riconsegnano dignità alle bombe, che impreziosiscono il concetto di guerra preventiva. Ma certo. Si può solo mormorare, si può solo parlarne sottovoce in questi giorni.

Oggi si va contro Trump, rimpiangendo la bella America o quelle bombe più democratiche che sventrarono Belgrado per esempio.

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Ferdinando Pastore
Ferdinando Pastore
"Membro dell'esecutivo nazionale di Risorgimento Socialista, ha pubblicato numerosi articoli di attualità politica incentrati sulla critica alla globalizzazione dei mercati e sui meccanism di funzionamento dell'Unione Europea. Redattore dell'Interfenreza e editorialista de Il Lavoro"

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