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sabato, Agosto 13, 2022

Il coraggio di Saman mentre noi discutevamo di catcalling

Pakistan, Italia, oriente, occidente, cultura, tribalismo, diritti delle donne e patriarcato, laicità e religione: sono le parole che si rincorrono cercando di raccontare una storia balorda di fanatismi. Chi ha ucciso Saman vorrebbe credere che l’etica religiosa prevale sulla morale civile e sociale perché ha una radice divina mentre la seconda è umana.

L’obiezione sarebbe fin troppo facile ma laddove arriva il dogmatismo si spegne ogni dubbio, ogni possibile critica, ogni tentativo di pensare e di essere pensati. Religione, Stato o famiglia, poco cambia se la tua vita di giovane ragazza è prigioniera di questi schemi.

Il coraggio di Saman

Il fratello sedicenne punta il dito contro lo zio, ma di Saman non vi sono ancora tracce. È più di un mese che se ne cercano i resti, nelle campagne emiliane, senza sosta, senza risultato.

La storia, di cui sentiamo ogni giorno gli echi al telegiornale, è la storia di una famiglia che uccide una giovane donna perché non vuole sposare l’uomo scelto per lei. È la storia di una religione e di una cultura che non riconosce alla donna un’identità individuale, la storia di un padre e una madre che uccidono la propria figlia.

Non è necessario dire altro su di loro.

Il coraggio di Saman mentre noi discutevamo di catcalling

Ma su Saman qualcosa va detto, perché il suo giovane cuore era coraggioso e quando certi cuori vengono traditi non si può guardare altrove, non si deve tacere.

Saman era una donna, appena diciottenne, che aveva deciso di ribellarsi alle regole tribali che la religione le imponeva: a gennaio aveva denunciato i genitori che facevano pressioni per farla sposare col cugino, poi era scappata in Belgio. Aveva scelto di non essere una vittima, e soprattutto di non essere un oggetto di proprietà.

La sua famiglia, pur di riprendere il possesso su di lei, la adesca con una bugia, le fa credere che il suo volere verrà rispettato. La madre le chiede di tornare a casa, Saman è una donna coraggiosa, crede in ciò che sta facendo, pensa di essere riuscita a farlo capire anche alla sua famiglia, e, con ancora più coraggio, torna. Ha paura, teme che suo padre possa fare qualcosa di terribile, ma in cuor suo forse spera per il meglio. Non immagina di cosa siano davvero capaci i suoi familiari.

Saman è una ragazza, un’adolescente, eppure non c’è una notte prima degli esami per lei, non c’è più una vita da costruire, non ci sono sogni che fioriscono. È una donna forte, che combatte, si schiera contro i suoi cari per affermare non solo la sua libertà, ma anche la sua individualità come donna. Commette un errore: il suo animo puro crede ci sia amore ad attenderla a casa, invece c’è quanto di più lontano dall’amore.

È una vittima del patriarcato, certamente, vittima dell’islamismo più arcaico e integralista, vittima di chi dandola alla luce si arroga anche il diritto di toglierle quella vita, è vittima dell’ignoranza, del fanatismo, vittima dell’integrazione fallita.

Eppure, prima di tutto, Saman è un’eroina.

Il coraggio di Saman mentre noi discutevamo di catcalling

Saman affronta qualcosa che nessuna ragazza italiana della sua età deve più vivere, e lo fa con un’audacia incredibile.

Perché è facile essere femministe in un paese dove – grazie alle lotte delle donne vissute prima di noi – ora si discute di pari opportunità, o di catcalling. È facile essere femministe postando qualche infografica con i dati delle violenze sui social.

Ben altra cosa è invece dover combattere, col sangue, nel vero senso della parola, contro le stesse persone che ci hanno messe al mondo, pur di far sentire la propria esile voce, e pagare, a prezzo della vita, quella voce.

Saman è un’eroina che ci ricorda quanto sia ancora incredibilmente dura la vita di tante donne nel mondo.

Noi donne in occidente lottiamo, ed è giusto che sia così, ma lo facciamo con le unghie ben laccate di manicure fresca, disquisendo se sia più corretto “direttrice d’orchestra” o “direttore”, mentre là fuori, forse più vicino di quanto immaginiamo, è pieno di donne come Saman, che ancora lottano per i propri diritti a costo della vita. Saman, – ma quindici anni fa successe la stessa cosa a Hina Saleem – nonostante la denuncia, non ha trovato la tutela di cui aveva bisogno, però ha mostrato forza, una forza che dev’essere d’esempio a tutte le donne.

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Alessandra Spallarossa
Alessandra Spallarossa
Laureata in Mediazione Linguistica alla Sapienza, per vivere lavora come consulente di comunicazione a Roma, per passione scrive, legge e insegna yoga. Ha pubblicato il romanzo "La luna crescente" (Emersioni, 2020)

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