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lunedì 24 Gennaio 2022
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L’Italia è davvero un paese di destra?

L’Italia è davvero un paese di destra o lo è diventato passando dal berlusconismo a una versione sempre più cattiva e illiberale? E com’è stato possibile?

Siamo un paese di destra?

Lo spunto di questa riflessione nasce dalla lettura di un editoriale di Norma Rangeri su il Manifesto, in cui, almeno sondaggi alla mano, ormai l’Italia sarebbe un paese di destra. No credo sia propriamente così. Semmai lo è diventato.

Non lo è stato fino al 1994 quando sciaguratamente la ex-sinistra introdusse il bipolarismo maggioritario dopo aver seppellito con un referendum la legge proporzionale voluta dai costituenti che il fascismo lo avevano subito e combattuto.

Ricordo che il MSI era una forza intorno al 5%. Ancora nelle elezioni del 1994 se si fosse votato con la proporzionale la sinistra (i progressisti) e i popolari di Martinazzoli avrebbero eletto la maggioranza dei parlamentari. Invece ci fu il trionfo di Berlusconi che dovette usare il suo impero mediatico per sdoganare i postfascisti con cui si era alleato.

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Non credo che si possa sostenere che la Dc di Fanfani e Moro, Dossetti e La Pira, Zaccagnini e Donat Cattin, di Scalfaro e Tina Anselmi, di Enrico Mattei e Pasquale Saraceno fosse un partito di destra. La guerra fredda, la necessità di costruire un blocco anticomunista, fece della Dc il rifugio e il baluardo dei conservatori e anche di tanti ex-fascisti ma dentro c’erano forze popolari autentiche e una forte sensibilità sociale.

 

 

Almeno dalla sconfitta di Tambroni la Dc governò l’Italia con un centrosinistra riformatore pieno di contraddizioni ma certo non di destra. Anzi al confronto del Pd quelli erano estremisti di sinistra!

Ricordate che peso avevano la destra fascista e quella liberale del Pli rispetto ai partiti del movimento operaio?

Certo la destra neofascista era stata arruolata e riciclata negli e dagli apparati dello stato, nelle “forze dell’ordine“, nelle trame dei servizi segreti e della Nato, nelle e dalle logge coperte, dalle mafie, ecc. Ma la vita del paese era permeata dalle correnti popolari e democratiche che venivano dalla Resistenza.

Per non parlare delle lotte operaie e dell’ondata del lungo sessantotto.
Questo popolo che sarebbe “di destra” aveva tenuto per decenni i fascisti marginali e fuori dell’arco costituzionale. Ha tenuto testa a Berlusconi nonostante lo strapotere mediatico.

Nei referendum si è quasi sempre pronunciato in maniera progressista. Ha sconfitto in campo aperto il conservatorismo cattolico sul divorzio e l’aborto. E anche il populismo penale di Craxi e Muccioli sulle droghe.

Nel 2011, nonostante i due poli fossero per la privatizzazione, questo popolo che sarebbe “di destra” ha votato in massa per l’acqua pubblica.

Secondo i sondaggi è a larga maggioranza per il DdlZan nonostante Pillon e la Meloni. Lo stesso mondo cattolico ha avuto un evoluzione progressista dal Concilio Vaticano II e non è fatto solo di integralisti del Family Day che non si sa se ce l’abbiano di più con i Pride o col Papa “comunista“.

Certo abbiamo una pessima borghesia che fu sponsor di Mussolini ma anche quella per qualche decennio dovette fare i conti con una classe lavoratrice non passivizzata come accaduto dagli anni ’90.

Bisognerebbe discutere forse di come sia diventato così di destra il nostro paese negli ultimi decenni. E come si sia passati dal berlusconismo a una versione più cattiva e illiberale. È un processo non solo italiano ma nel nostro paese le barriere sono cadute subito.

Certo nella biografia del nostro paese c’è il fascismo che è invenzione italiana esportata in Germania (e quanta mancanza di responsabilità ha avuto il centrosinistra nel rilegittimarlo con le narrazioni sui “ragazzi di Salò” e le foibe). Ma fortunatamente c’è stato anche altro. Molto altro.

Come siamo arrivati ad avere un partito con la fiamma di Almirante al 20% e un altro che fa le foto a tavola con Casa Pound?

Forse bisognerebbe ragionare un po’ più a fondo sui processi che hanno prodotto il consenso per Trump. E anche sull’erosione delle culture democratiche e di sinistra e delle radici popolari della democrazia costituzionale.

Quando Colin Crouch ha scritto “Postdemocrazia” e Luciano Gallino “Il colpo di stato di banche e governi” fotografavano gli effetti del neoliberismo sul nostro paese.

La carta del 1948 finora è stata modificata e stravolta sempre col voto del “meno peggio” che i cattivoni di destra non ci sono mai riusciti da soli a farcela. Lo stesso vale per tutte le controriforme di struttura dagli anni ’90 in poi.

Segnalo che, da Letta a Conte, prosegue lo stillicidio di proposte volte a ridurre il ruolo del parlamento.
Non c’è solo il razzismo dietro il successo delle destre. Ricordo che il boom di Salvini cominciò quando si sganciò dal governo Monti. E quello della Meloni coincide con l’opposizione (di facciata) a Draghi.

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Non esistono risposte semplici a problemi complessi ma è indubbio che le politiche portate avanti da quelli che Nancy Fraser ha definito “neoliberisti progressisti” non hanno favorito la costruzione di un blocco sociale democratico e tantomeno di sinistra. A meno che non si voglia considerare tale la foto delle sardine con Benetton.

Secondo alcuni sondaggi gli elettori del Pd sono i più favorevoli alla Nato, alle privatizzazioni e al governo Draghi.
Più che del paese geneticamente di destra bisognerebbe discutere del fatto che le destre sono due e che manca per milioni di persone da anni un punto di vista di sinistra.

Se si spaccia Draghi come la trincea della “sinistra” e della democrazia non ci si può lamentare del fatto che la gente si butta a destra.
E come si fa a non ragionare sulle conseguenze di aver trasformato la sinistra nella rappresentanza dell’ideologia antipopolare di Maastricht?

Almeno la destra parla al lavoro autonomo con la demagogia del meno tasse per tutti. La “sinistra” ormai nel senso comune rappresenta i banchieri.
Forse il problema non è il paese di destra ma che non c’è più quello di sinistra. E assemblarsi in maniera subalterna intorno al Pd forse non aiuta a ricostruirlo.

Emblematico che persino nei comuni – dove c’è il doppio turno – si rinunci alla presentazione autonoma della sinistra. Eppure proprio le grandi città sono il terreno dove è più evidente come le politiche neoliberiste del “centro-sinistra” e centrodestra hanno amplificato disuguaglianze, marginalizzato classi popolari, impoverito servizi, privatizzato beni comuni, arricchito rendita.

Comunque se l’Italia è un paese così a destra bisognerebbe almeno convenire che una legge proporzionale pura sia indispensabile.

D’altronde se con il maggioritario e il bipolarismo la destra-destra è passata dal 5 a più del 40% non è il caso di insistere.


Maurizio Acerbo
Segretario nazionale di Rifondazione Comunista- Sinistra Europea. Attivista, agitatore culturale. Comunista democratico, libertario e ambientalista. Marxista psichedelico.

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