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mercoledì 19 Gennaio 2022
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Manomesso orditoio per produrre di più: così è morta Luana D’Orazio

Manomesso orditoio per produrre di più: sarebbe questo il risultato della perizia nell’indagine per la morte della 22enne operaia Luana d’Orazio.

Manomesso orditoio: così è morta Luana D’orazio

Dai primi risultati degli accertamenti tecnici svolti sui due macchinari presenti nell’azienda “Orditura Luana“, condotta dal perito incaricato dalla Procura di Prato che sta indagando sulla dinamica dell’infortunio mortale di Luana D’Orazio, sarebbero stati manomessi per evitare interruzioni e velocizzare così la produzione i due orditoi.

Sarebbe questa una delle cause dell’incidente fatale occorso all’apprendista pistoiese di 22 anni, madre di un bimbo di 5 anni, risucchiata e stritolata il 3 maggio scorso dal macchinario al quale lavorava in una ditta tessile di Oste di Montemurlo (Prato).

Luana D'Orazio è morta al lavoro come si moriva 50 anni fa: nulla cambia

La perizia disposta dal procuratore Giuseppe Nicolosi è stata condotta sugli orditoi di fabbricazione tedesca Karl Mayer TexilmachineFabrik Gmbh.

Si tratterebbe di due diverse manomissioni: una al quadro elettrico e l’altra alla parte meccanica. La modifica al quadro elettrico sull’orditoio al quale stava lavorando Luana D’Orazio avrebbe permesso alla macchina di funzionare in automatico anche con la saracinesca di protezione abbassata. E anche sull’orditoio gemello – anch’esso sequestrato – sarebbe stata accertata l’assenza della fotocellula di sicurezza.

Intanto ieri sono stati interrogati negli uffici della procura di Prato i coniugi Luana Coppini, titolare, e Daniele Faggi, gestore di fatto dell’orditura dove è avvenuto l’incidente mortale. Entrambi sono indagati per omicidio colposo e omissione di tutele antinfortunistiche. Indagato per gli stessi reati anche il tecnico manutentore, Mario Cusimano.

Luana Coppini avrebbe risposto alle domande degli inquirenti, mentre il marito si è avvalso della facoltà di non rispondere.


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