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lunedì 10 Maggio 2021
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Luana D’Orazio è morta al lavoro come si moriva 50 anni fa: nulla cambia

Morire a 22 anni mentre si lavora per guadagnare di che vivere. È successo di nuovo. Questa volta è toccato a Luana D’Orazio, una giovane operaia madre di una bambina piccola, rimasta impigliata in un rullo della macchina su cui stava lavorando in uno stabilimento tessile di Montemurlo in provincia di Prato.

Luana D’Orazio, madre, lavoratrice e vittima

Luana D’Orazio giovane operaia e madre di un bambino di 5 anni, lavorava da circa un anno in un’azienda tessile ed è morta orribilmente, finendo dentro l’ingranaggio dell’orditoio, la macchina che permette di preparare la struttura verticale della tela che costituisce la trama del tessuto. La ragazza sarebbe rimasta impigliata nel rullo del macchinario a cui stava lavorando venendo poi trascinata.

L’allarme è scattato subito, sul posto arrivati oltre ai vigili, carabinieri e sanitari, ma i soccorsi sono risultati vani. Intervenuti anche i tecnici della Asl Toscana centro: hanno posto sotto sequestro macchinario e circostante area per la verifica dei dispositivi di sicurezza. La magistratura ha disposto l’autopsia.

E’ inconcepibile continuare a morire sul lavoro. È ancor più inaccettabile la morte di lavoratori giovanissimi, oggi di una giovanissima madre”. Lo scrivono in un comunicato Cgil, Cisl e Uil e Filctem, Femca Uiltec di Prato che aggiungono. “Chiedere sicurezza è come abbaiare alla luna“, dicono i colleghi del sindacato Uiltec.

Morti sul lavoro

Ecco, questo è uno dei punti più incredibili di queste morti, tutte uguali nella loro terribile diversità: nell’era del digitale e dei sensori in grado di guidare lavorazioni millimetriche continuano a esistere condizioni di lavoro in cui una macchina può uccidere una persona. È come se la tecnologia si arrestasse alle soglie di fabbriche e capannoni.

Si muore per le stesse ragioni e allo stesso modo di cinquant’anni fa: per lo schiacciamento in un macchinario, per la caduta da un tetto, il trascinamento da un rullo. Non sembra cambiato niente, nonostante lo sviluppo tecnologico dei macchinari e dei sistemi di sicurezza.

A volte l’imprudenza di qualche giovane lavoratore, altre l’eccesso di sicurezza dei più esperti ma la sicurezza preventiva dovrebbe tarare queste possibilità che statisticamente sono prevedibilissime. Eppure il più delle volte la sicurezza continua ad essere considerata solo un costo.

E così il conto delle morti sul lavoro non conosce flessioni strutturali. Solo nella zona interessata, tra Prato e Pistoia è il secondo infortunio mortale in un’azienda tessile da gennaio: il 2 febbraio Sabri Jaballah, 23 anni, aveva perso la vita schiacciato da una pressa a Montale.

In questi primi quattro mesi 2021 le vittime sono state 120. Rispetto allo scorso anno c’è stato un aumento del 170 per cento. Un trend in crescita, che esula dalla pandemia

Ma la situazione, se possibile, è anche peggiore, visto quanto emerge dall’Istituto Nazionale Assicurazione Infortuni sul Lavoro (Inail), a cui sono arrivate nei primi tre mesi del 2021 ben 185 denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale, 19 in più rispetto a quelle registrate nel primo trimestre 2020. Ma sono dati ancora provvisori e per quantificare il fenomeno è necessario attendere il consolidamento dei dati dell’intero 2021.

Da inizio pandemia, l’Inail conteggia anche le denunce dei casi di chi è morto dopo aver contratto il virus a lavoro, che da marzo 2020 a marzo 2021 sono state 551, di cui l’82,8% uomini.

Il mondo dell’edilizia è il più colpito da questo fenomeno, insieme a quello dell’agricoltura. Le principali cause di morte sono le cadute dall’alto, lo schiacciamento o il crollo di muri, il ribaltamento di mezzi e la fulminazione.

Il problema principale è il lavoro nero, molto presente in Italia, in prevalenza nelle piccole e medie imprese che, per risparmiare e tagliare sui costi, non garantiscono neanche le minime condizioni di sicurezza fisica alle persone.

E dunque, come gridato dai compagni di Luana, continuiamo ad abbaiare alla luna mantre titolano di morti bianche

 

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