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lunedì 10 Maggio 2021
PolisMorti bianche: non fanno più rumore del crescere dell’erba

Morti bianche: non fanno più rumore del crescere dell’erba

Morti bianche, c’è una malattia oscura che miete vittime come il coronavirus ma in gran silenzio: il lavoro.

Ancora morti bianche, ancora silenzio

Lunedì 20, con la morte di Per Paolo Pasquali, 29enne di Canale Monterano e Stefano Fallone, 53enne di Cesano di Roma, operai precipitati da oltre venti metri d’altezza mentre lavoravano al taglio di una trave in un cantiere edile a Roma, si è tornato a parlare fugacemente di questa piaga silenziosa, definita delle morti bianche.

I morti non fanno rumore, non fanno più rumore del crescere dell’erba, recita un verso di Ungaretti.

Ad ogni ricorrenza tragica o commemorativa o celebrativa, come il Primo Maggio, ci ritroviamo a commentare l’assurdo elenco delle cosiddette morti bianche, immediatamente dopo cala il silenzio.

Eppure il primo report Inail del 2020 sugli infortuni e i decessi sul lavoro è un bollettino di guerra da lasciare inorriditi. Tra gennaio e maggio erano già oltre 300 e ancora non abbiamo l’aggiornamento complessivo.

Gli incidenti mortali hanno toccato un po’ tutti i settori: salgono le denunce dei lavoratori italiani ma diminuiscono le denunce di infortunio, anche perché spesso legate alla enorme quota del sommerso.

Quasi superfluo ricordare che gli infortuni sul lavoro non sono una sporadica emergenza né una tragica fatalità ma una quotidianità tragica indegna di un paese civile.

E in questi numeri non sono contemplati ancora quelli dell’ecatombe sanitaria  che si è abbattuta sul personale medico durante la pandemia invernale.

Incidente sul lavoro

È una lunga filastrocca macabra, una litania fatta di parole e statistiche, numeri e simboli. Ma c’è un’evidenza: la società-mercato ha delegato il futuro allo sviluppo, alla crescita e al profitto, e le vite degli altri sono solo una variabile regolata dal lavoro.

Per il lavoro si vive, si emigra e si muore. Si muore tantissimo. Le chiamano morti bianche perché l’aggettivo allude all’assenza di una mano direttamente responsabile dell’accaduto. Molte mani, seppur impalpabili, invece sono sempre responsabili e tengono il lungo filo di morte che collega tutta l’Italia.

In genere, dopo aver occupato qualche trafiletto sui media, le storie dei lavoratori caduti non trovano più spazio nella cronaca e diventano numeri, grafici per le statistiche. Ma dietro quel numero c’è sempre la vita di un invisibile. Basta fare un giro su internet per leggerne qualcuna se si ha voglia.

Ecco, anche sui social,  tra una polemica e una battuta, c’è lo spazio per prendersi 5 minuti e ricordare qualcuno tra gli invisibili.

Gli invisibili

Questa è una piccola lista, infinitesimale, alcuni nomi tra i tanti di questi anni, che abbiamo annotato, simbolicamente, come particelle di un dramma. Quello della carne che diviene numero, trafiletto all’interno di un racconto, di una storia, che guarda sempre avanti, senza mai fermarsi a riflettere su cosa lascia dietro.

  • Andrea Gagliardoni, schiacciato ad Ortezzano da una macchina tampografica.
  • Rachid Chaibboub incastrato negli ingranaggi di una macchina spargisale a Desio.
  • Paola Clemente, stroncata da un infarto sotto il sole ad Andria mentre raccoglieva frutta per due euro l’ora.
  • Mauro De Conto schiacciato da un muletto all’interno di un’azienda agricola a Monigo.
  • Antonio Somaci stritolato nel nastro trasportatore di un macchinario a Bari.
  • Selim Kushtaj caduto dalla gru che stava guidando a Pieve di Quarto.
  • Giovanni Magliani travolto da un treno merci in manovra alla stazione di La Spezia.
  • Salvatore Pagliaro caduto da un pilone in una colata di cemento sulla Salerno\Reggio Calabria
  • Gino Bortolon risucchiato dai rulli del macchinario di un impianto di compostaggio a Bassano del Grappa
  • Mounir Amal rimasto schiacciato dall’autocarro che stava riparando a Rovereto.
  • Armando Deiana colpito al petto da un pistone saltato da un tritarifiuti a Pomezia.
  • Sebastiano Storti caduto nella vasca di liquido refrigerante a 20 gradi sotto zero a Lonigo
  • Marcelino Talo colpito al porto di Livorno da un pistone idraulico.
  • Xhemil Tafciu precipitato dal ponteggio di un cantiere edile a Prato Nevoso.
  • Klaus Kofler travolto da una parete di calcestruzzo a Pennes (Bz) mentre stava costruendo una cabina elettrica.
  • Nunzio Viola e Lorenzo Mazzon, a Livorno, investiti dall’esplosione nel serbatoio,appena svuotato per la manutenzione, di acetato di metile.
  • Angelo Fuggiano, all’Ilva di Taranto, schiacciato dalla fune della carrucola che stava manovrando.

 



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Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014).

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