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L’Hantavirus diventa il nuovo pretesto per rilanciare governance globale, tecnocrazia e centralità degli enti sovranazionali. Intanto nessuno parla del vero disastro lasciato dal Covid: privatizzazioni sanitarie, austerità europea e smantellamento della sanità pubblica.
Hantavirus: la grande opportunità
C’è grande fermento tra i mentori del liberalismo progressista. Si riaffaccia orgoglioso quel paternalismo colloquiale da briefing motivazionale; lo sguardo è diretto in camera a tre quarti perché è così che una redazione in grado di assaltare le notizie coniuga professionalità, verità e speranza. Ecco che Monica Maggioni, in collegamento con David Quammen, disegna strategie, preannuncia soluzioni.
Nessuno sa ancora molto di Hantavirus, ma l’evento già basta perché sia accolto uno spauracchio utile all’assenza, ormai strutturale, di sostanza politica nei ragionamenti della sinistra liberal. Di fronte al trumpismo, di fronte alle proiezioni del risentimento bruno dei Maga, il pensatoio intellettuale del progressismo non ha saputo ancora immaginare strade percorribili, riscatti popolari, mutamenti d’indirizzo. Succede quando si odia prima di tutto il socialismo.
Motivo per cui si attende l’occasione per rilanciare il solito cocktail guidato dalla vecchia e cara governance globale. Quella che impone una globalizzazione culturale gestita in prima persona dall’Occidente. Nel colloquio tutto ammiccamenti tra Maggioni e Quammen si invoca una guida suprema: quella dell’Oms. Gli Stati devono genuflettersi in caso di crisi. La guida deve tornare agli enti sovranazionali perché le emergenze non finiranno mai.
D’altronde il Coronavirus pare non abbia insegnato nulla. Questo il refrain della squisita chiacchierata tra intelligenze così consapevoli quando si affronta il peso schiacciante di un racconto già mistificato a puntino. Nessun accenno alla realtà; per i progressisti che ansimano europeismo democratico è impossibile fare i conti con essa. Si vola solo con le narrazioni.
E la verità dice che il vero vulnus della pandemia che affrontammo è tutto da ricercare nell’assenza di sanità pubblica, trasformata, dai postmoderni ministeri della salute, in pacche sulle spalle privatizzate per i sani. Neanche una parola sullo scandalo delle Regioni che attuano i programmi di privatizzazione concepiti tra i fogli Excel di Bruxelles, nessun rimpianto per il Sistema Sanitario Nazionale. Solo rammarico perché l’Oms non è ancora così centrale come la Ragione vorrebbe.
Ma la linea è questa. Elly Schlein, Romano Prodi, il sempre ottimo Fratoianni e tutti i guru del campolarghismo lo sanno benissimo. Si fa finta che Trump non abbia poi avuto questo preponderante significato sociale. L’Occidente e i suoi valori torneranno a consolidare egemonia. D’altronde i sondaggi sembrano premiare l’attendismo e l’Unione Europea è più salda che mai nel far rispettare quei vincoli di bilancio che arricchiscono di sudore popolare la democrazia.
E così si aspetta che passi la buriana per tornare a pontificare cessioni di sovranità, perché l’incidente della Storia venga superato con agilità indifferente. Far finta di nulla perché ciò che conta davvero è confermarsi alla guida della Presidenza della Repubblica, quando sarà. Quello è il vero organo in grado di garantire centralità politica nel sistema dei mercati. È l’ente supremo che assolve le direttive di tutti gli organi sovranazionali che predicano più profitti a tutti i volenterosi. Oms, Ue, Nato, lì si condensa la rivincita della civiltà.
Si tornerà finalmente a parlare di merito, di competenze, di abolizione del suffragio universale, di governi tecnici per perseguitare la democrazia e le classi popolari. Ma con savoir faire, con la superficialità studiata del distacco aristocratico, con le armi della cultura ridanciana e disimpegnata degli “Strega”, dei “David di Donatello” dei grandi saloni del libro. Non con la scure rozza, pomposa e mortifera di questi postfascisti. Loro devono solo assicurare la tenuta del sistema bipolare, senza esagerare però. Tanto poi gli affari si concludono lo stesso. Basterà far eleggere presidenti delle regioni sempre più amichevoli.Mostra

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