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In questi anni abbiamo visto come tutte le nostre indignazioni fossero state costruite metodicamente per sostenere il binomio guerra e propaganda, con il sistema mediatico ridotto a pubblicità progresso.
Guerra e propaganda*
Io credo che per tutti noi sarebbe saggio sospendere ogni giudizio sulle infinite atrocità che stanno dilagando nel mondo. Di sospenderlo perché del tutto privi di informazioni obiettive su quanto accade in Israele, in Libano, in Ucraina, in Iran, nello Yemen.
La grande sconfitta di questo periodo è la verità. È il sistema mediatico ad essere collassato, ridotto a pubblicità progresso.
Il sistema mediatico punta sul sentimento, ad annullare la capacità di discernimento, a creare la spirale del silenzio per chi ha domande, mira a impedire che le crepe delle narrazioni possano essere portate alla luce.
Io sospenderei il giudizio. Non so nulla di quello che sta succedendo, non posso distinguere una rivolta di popolo da una rivoluzione arancione sponsorizzata dai soliti servizi angloamericani.
In questi anni abbiamo visto come tutte le nostre indignazioni fossero state costruite. Le fosse comuni nella ex Jugoslavia costruite dai servizi segreti inglesi, la prova di armi chimiche in mano a Saddam inventate da americani e da quel progressista di Tony Blair, gli Accordi di Minsk fatti per imbrogliare i russi e avere il tempo di riempire di armi l’ucraina.
Forse la prima richiesta, la prima esigenza, prioritaria persino alla giustizia, è il diritto a sapere in che mondo viviamo. E non lo sappiamo affatto.
* Per gentile concessione di Vincenzo Costa, professore ordinario alla Facoltà di Filosofia dell’Università Vita-Salute San Raffaele, dove insegna Fenomenologia. Ha scritto saggi in italiano, inglese, tedesco, francese e spagnolo, apparsi in numerose riviste e libri.
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