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martedì, Luglio 5, 2022

Green Pass: egolibertà condizionata

Nelle discussioni anche aspre di queste settimane in merito all’adozione del Green Pass vaccinale per l’accesso a tantissime attività in Italia a partire dal 6 agosto, questo giornale si è espresso a favore della linea “rigorista”, per così dire, e dunque favorevole all’adozione della certificazione, pur comprendendo le implicazioni che può portare. E per questo diversi sono gli articoli che abbiamo pubblicato a sostegno di questa idea.

Ciò nonostante riteniamo importante dare spazio anche a pareri differenti dal nostro, per un contributo all’informazione e alla discussione il più completo possibile. Ecco dunque questa riflessione di Emilia Santoro, docente e scrittrice, che espone i suoi molti dubbi sull’adozione di questa misura. (ndr)

Green Pass si o no: egolibertà condizionata

Paragonare il green pass alla stella gialla imposta dai nazisti durante il secondo conflitto mondiale, come qualcuno, più o meno strumentalmente, ha fatto in questo periodo, è certamente offensivo per tanta parte del genere umano cui quel simbolo ricorda soprusi, sofferenze e morte.

Ciò non impedisce però di ritenere che la sua adozione potrebbe sfociare in situazioni discriminanti, tali da ricordare quello che accadeva in alcuni degli Stati USA verso la metà del secolo scorso, quando sui mezzi pubblici potevano sedersi solo i bianchi. Inoltre, è ingiusto catalogare i non vaccinati (al momento, circa il 40-45% degli italiani) come gli irrazionali di inizio Novecento, come si legge sui social, perché le loro motivazioni fanno riferimento per lo più ad argomentazioni scientifiche.

La Certificazione verde COVID-19, fra le innumerevoli circostanze cui viene imposta, è obbligatoria persino per accedere a residenze sanitarie assistenziali o di cura (RSA, centri termali, piscine, palestre…), istituti e luoghi di cultura, concorsi pubblici. L’alternativa è il tampone entro le 48 ore, e per il momento è pure a pagamento (€25). Se questo non è un modo diretto di segregare le persone, ci manca poco, almeno come conseguenza. Per non parlare degli effetti sulla ripresa economica, vista la non remota possibilità che il numero dei non vaccinati resti in ogni caso significativo.

Ci vuole poco a capire che è la risposta politica a quelli che non si allineano. Piuttosto si dovrebbe potenziare il sistema sanitario che non ha salvato molte persone dal virus (e non solo da questa malattia) per mancanza di cure o di cure tempestive e a volte per problemi meramente organizzativi.

Inoltre, su troppi fronti manca la prevenzione e si continua a sottolineare “l’improvvisa pandemia”, anche di fronte al fatto che è la scienza stessa a raccontare da tempo che pandemie di tale portata non erano (e continueranno a non essere) remote possibilità. È piuttosto la scarsa prevenzione a riportarci al primo Novecento, e continuiamo a subirla quotidianamente.

A che punto è la ricerca sui vaccini anti-Covid di seconda generazione?

Riguardo al vaccino anti COVID-19, l’enciclopedia medica riporta:

“E’ un vaccino che non ha rispettato i tempi di sperimentazione. Normalmente il tempo impiegato a sviluppare un vaccino è molto lungo e prevede un alto tasso di insuccessi. Il periodo di ricerca preliminare infatti può andare dai due ai cinque anni e, per arrivare allo sviluppo completo del prodotto, possono passare anche dieci anni. Questo perché la messa in commercio di un vaccino implica che vi sia totale sicurezza sulla sua efficacia e sulla sua sicurezza.”

Se è vero che pure l’aspirina ha controindicazioni, sappiamo però che per il vaccino hanno ben altra portata. Ci sono livelli diversi di controindicazioni e anni di esperienza sulle reazioni e le possibili cure. Inoltre, non abbiamo dati sui “morti per vaccino” e la Procura in alcuni casi risponde così: non c’è stata alcuna causalità «giuridicamente rilevante» tra la somministrazione del vaccino e il decesso. Piuttosto, ad aver avuto un ruolo decisivo sarebbe stata la «condizione patologica pregressa» difficilmente rilevabile mediante esami…

Così è accaduto a quel professore di Biella affetto da cardiomiopatia aritmogena del ventricolo destro, difficilmente rilevabile mediante esami radiologici ed emersa dall’autopsia. Non per nulla esiste il rischio per lo Stato di dover pagare l’indennizzo previsto dalla legge per le patologie derivate dalle vaccinazioni.

Come prenotare il vaccino contro il Covid?

Fra i non vaccinati ci sono di sicuro pure i fascisti, ma suona fascista anche la creazione di steccati sociali con azioni irrazionali, repressive, discriminatorie, utili solo a tranquillizzare quelli abituati a chiedere alla politica soprattutto forme di sicurezza sommarie, a mero discapito dei diritti civili.

Che la destra sovranista cerchi di trarre vantaggio dalle attuali circostanze in termini di consenso è innegabile, ma non per questo chi è distante da quella visione sociale deve sentirsi tenuto a mantenere posizioni illiberali.

E fin quando ti tocca ascoltare certe argomentazioni mentre sei in fila al supermercato, sopporti (anche se con sforzo sempre maggiore). Se però ci si mette anche uno degli opinionisti più apprezzati, quindi influenti, del giornalismo di sinistra italiano, resti per lo meno sconcertato.

Delle argomentazioni di Ezio Mauro su La Repubblica del 19 luglio scorso, disturba anzitutto il paternalismo (garbato, per carità) tipico del padre comprensivo che, ritenendo il figlio incapace di capire, non infierisce con toni perentori ma lo ricatta moralmente con misurati ma inesorabili riferimenti al bene che è tenuto a volere ai suoi familiari.

Ma è al cuore del suo argomentare che Mauro riesce ad essere davvero inquietante, quando arriva a coniare un neologismo, egolibertà, per stigmatizzare la posizione dei cosiddetti NO VAX (ma di fatto riferendosi a tutti i non vaccinati), in quanto propugnatori di una libertà sganciata dal vincolo nei confronti degli altri. In pratica, l’articolo addita coloro che rifiutano di farsi iniettare una sostanza che ritengono (a torto o a ragione) non sufficientemente affidabile, come degli egoisti antisociali.

Vero è che non esiste alcuna forma di libertà non interconnessa agli altri, è anzi una delle principali prerogative che danno origine alla collettività e, seppure vivesse una sola persona sulla Terra, quella persona dovrebbe considerare il suo rapporto con la natura. L’anarchico Michail Bakunin sostiene che la libertà individuale è confermata da quella altrui, cioè, maggiore è il numero delle persone libere, maggiore sarà la libertà individuale. È quindi un interesse personale dell’individuo ampliare le libertà altrui poiché in questo modo si ampliano anche le proprie.

Ma (ci si chiede) è proprio sbagliato ritenere che fra i non vaccinati una buona parte sia costituita da persone attente alla propria salute, quindi a quella dei propri familiari e, sia pure per estensione, anche della sua comunità? Ed è altrettanto sbagliato supporre che fra i vaccinati ci siano molti di quelli che invece erano e sono poco o per nulla attenti a mantenere le giuste precauzioni rispetto al pericolo di contagio? E che, una volta vaccinati, possano considerare superflua ogni altra misura di prevenzione?

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Se queste premesse appaiono razionalmente accettabili, risulta davvero paradossale che coloro, i cui comportamenti hanno probabilmente consentito il contenimento dei contagi (di conseguenza contribuito a salvare vite) debbano essere ritenuti maggiormente responsabili degli effetti pandemici (pagandone il prezzo con l’esclusione dal consesso sociale), rispetto a chi crede di liquidare la faccenda con il vaccino.

Senza contare che, come diversi esperti avvertirono in tempi non sospetti, l’aumento dei vaccinati in piena pandemia potrebbe anche rivelarsi un boomerang, non solo per il fisiologico allentamento delle misure precauzionali, ma (forse soprattutto) perché può favorire e accrescere la capacità di adattamento delle prossime varianti, tale da poter seriamente compromettere la lotta al virus.

Non si procura nessun danno agli altri rifiutandosi di sottoporsi alla roulette russa del vaccino (viste le premesse scientifiche, non è peregrino percepirlo così). Ognuno ha le sue paure così come le sue ragioni. La paura dei non vaccinati è proprio uguale a quella dei vaccinati. Solo la scienza, il tempo e la trasparenza delle informazioni potranno spiegarci meglio il prossimo futuro e forse aiutarci a scegliere con sempre maggiore consapevolezza.

 

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Emilia Santoro
Emilia Santoro
Emilia Santoro insegna e scrive. Ha pubblicato suoi racconti sulle riviste letterarie Linea d’Ombra e Dove sta Zazà, entrambe dirette da Goffredo Fofi. Nel 2006 pubblica il romanzo La sparizione (Manni Editore). Nel 2008, in piena crisi dei rifiuti in Campania, scrive il dossier Chiaiano. Emergenza ambientale e democratica. Nel 2013 pubblica il suo secondo romanzo Asino senza lingua(Homo scrivens Editore). Dal 2019 collabora alla rivista Achab, diretta da Nando Vitali. Nel 2021 viene pubblicato il suo libro di poesie Lascia la rosa sul bordo del giardino (Iod Edizioni).

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