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Filosofia di una politica quotidiana: Destra e Sinistra

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Il pensiero di destra è “conservatore” perché’ tende a non modificare ciò che è considerato perfetto. Il pensiero di sinistra è considerato “progressista” perché’ pronto ad accettare i cambiamenti della realtà considerati necessari. Ma è così?

Destra e Sinistra

Il pensiero di destra può sommariamente associarsi alla corrente filosofica dell’idealismo. Di quella corrente filosofica che si rifa’ a Platone e a Hegel. Cioè di quel pensiero per cui il divenire della realtà è frutto del pensiero, della dialettica delle idee.

La realtà non è altro che una “brutta copia” delle idee, esse si perfette. Di qui la ricerca della perfezione e di modelli considerati perfetti da imitare. Modelli individuabili nelle mitologie: di Dio, di un Capo carismatico, di una Patria suprema, di una razza superiore, di Valori considerati moralmente superiori, ecc. Il pensiero di destra perciò è “conservatore” perché’ tende a non modificare ciò che è considerato perfetto.

Ad essa si contrappongono le filosofie materialiste, da quelle più estreme a quelle più moderate. Valga per tutte il “materialismo dialettico”. Cioè per esso sono le condizioni oggettive della realtà che evolvono e condizionano il suo stesso divenire.

Per esempio nessuna idea o pensiero determinò l’estinzione dei dinosauri (a meno di considerare un intervento divino) ma ad un certo punto le condizioni per la loro esistenza vennero meno e di essi ora non rimangono che eredità evolutive o reperti fossili.

Le condizioni per la permanenza di una società feudale vennero meno a causa di uno sviluppo di una nuova classe, la borghesia. Anche essa frutto di sviluppo di condizioni economiche affatto nuove, causate dalla produzione di nuove tecnologie e scoperte.

In questo caso però un nuovo pensiero si affermò e divenne egemone e nuovi valori e nuove culture si affermarono: nuove concezioni dello stato, della libertà, del potere sociale ed economico, ecc. Cioè la realtà cambia le idee ed i modelli con cui interpretarla e trasformarla. Le idee quindi sono modelli non perfetti ma perfettibili, temporanei, in evoluzione. Niente è assoluto, ma tutto è relativo! Il pensiero di sinistra pertanto è considerato “progressista” perché’ pronto ad accettare i cambiamenti della realtà considerati necessari.

La cultura di destra non è tutta fascista. Anche una parte del pensiero illuminista per esempio è di destra, quando considera la ragione e il razionalismo un mito a cui tutto subordinare.

Il fascismo è di sicuro un pensiero di destra ma solo di una parte di esso. In cosa si distingue il fascismo?

Intanto per il ricorso al “Mito” come strumento principe di interpretazione della realtà. Mito di valori considerati insopprimibili, di una patria, nazione, o razza superiori, di un capo eroico con virtu’ salvifiche, ecc. Miti a cui sacrificare tutto e per i quali tutto è sacrificabile. Si pensi all’uso della violenza al fine di imporre questi valori. Una cultura cioè fortemente distorsiva della realtà in quanto ad essa sovrappone esemplificazioni mitologiche confortanti. Si pensi al mito della razza superiore. Gli scienziati dimostrano inconfutabilmente la non esistenza di razze umane, essendo essa una sola!

Si pensi alla mitizzazione del “principio di autorità” rispetto a quello di diritto o al “principio di ordine” rispetto a quello di partecipazione consapevole, del principio di gerarchia rispetto a quello di competenza, di fede rispetto ad autocoscienza, di omologazione rispetto a pluralità, al privilegio dell’azione rispetto al pensiero, cc.

Quando si affermano culture di questo tipo? Quando si diffondono nella società momenti di crisi e di instabilità che inducono paure e incertezze circa il futuro e insicurezza sociale, quando vengono meno presidi di divulgazione del pensiero critico e di produzione di cultura della partecipazione, quando scompaiono luoghi e strumenti di elaborazione profonda e non semplificata della realtà che analizzano cause e propongono soluzioni.

Al pensiero critico si contrappone il pensiero esemplificativo della realtà: “Sono tutti uguali”, “I valori occidentali sono in pericolo”, “Lo spirito della Nazione è calpestato”, “Il nemico è alle porte”, “Il fascismo ha fatto anche cose buone”, ” In nome del Popolo tutto è giustificato”, ecc. Essi sono esempi di semplificazioni distorsive, di false minacce che diffondono paure, di rinuncia alla comprensione profonda della realtà e di rifugio nelle scorciatoie narrative.

In questo contesto è facile che “opinion leaders” possono affermarsi e rendere credibili queste distorsioni. Questo è successo con l’affermarsi della globalizzazione e della tecnologia digitale e delle crisi che essi generano specie in campo economico per via dei cambiamenti nei processi produttivi e della comunicazione.

Cambiamenti che a loro volta determinano espulsione di mano d’opera, modelli comportamentali competitivi non cooperativi e non inclusivi. Di qui l’affermarsi di un pensiero globale che inneggia a soluzioni di destra. Incluso ciò che accade in Italia?

Incluso! Specie se il pensiero dialettico e progressista è incapace di elaborare una narrazione propria che si affermi come alternativa facendosi politica attiva. Il “fenomeno Meloni” si inscrive pienamente in questo paradigma.

* Articolo revisionato. Prima versione pubblicata il 2 Mar 2023

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Donato Lamacchia
Donato Lamacchia
Attivista nel PCI all'epoca di esistenza di quel partito, interessato al dibattito sull'evoluzione della sinistra nell'era dei cambiamenti digitali.

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