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lunedì 29 Novembre 2021
AgoràNon solo Durigon: “Il monumento a coso… a Mussolini”

Non solo Durigon: “Il monumento a coso… a Mussolini”

Il leghista Claudio Durigon propone di reintitolare a Mussolini (Arnaldo, non Benito, ma non è un’attenuante) il parco Falcone e Borsellino di Latina. È l’occasione per ragionare, tra il serio e il faceto, sul tema della memoria storica del fascismo.

Libertà e iconoclastia

Quando cade un tiranno, che egli fugga all’estero o venga ucciso nella rivolta, i monumenti e le iscrizioni che lo ritraggono e lo celebrano vanno abbattuti. È una regola, non si discute, è come quando giocando a scopa hai in mano l’otto di bastoni e a terra ci sono settebello, asso di denari e otto di spade: devi prendere l’otto di spade, non settebello e asso di denari.

 

 

Il rovesciamento di un regime autoritario prevede dunque che il popolo si abbandoni alla furia iconoclasta (deriva dal greco eikòn, immagine, e klào, rompere, sia detto a beneficio di Durigon che è diplomato in ragioneria), i cui effetti non sono mai totali e definitivi.

Vuoi perché trattasi appunto di collera impetuosa e non di operazione pianificata, vuoi perché le dittature longeve lasciano anche poderose opere architettoniche (edifici, viali, ponti, ecc.), che il novello governo democratico provvederà, con calma ma celermente, a rinominare piuttosto che a demolire, salvaguardandone la funzione pratica ed eliminando quella simbolica.

Questo in teoria, nella pratica le cose vanno diversamente.

Le vestigia del Ventennio

Sulla facciata della scuola Giambattista Vico, sita nel quartiere Prati di Roma in piazzale degli Eroi, fino alla seconda metà degli anni ’90 erano ancora presenti le lettere in rilievo della scritta “Regia Scuola Elementare Costanzo Ciano”, padre di Galeazzo; per la precisione, erano state asportate le parole “Costanzo Ciano” ma l’epigrafe completa restava ancora perfettamente visibile.

Nei lavori di restauro della facciata le suddette parole vennero eliminate assieme a “Regia”, lasciando “Scuola elementare” nei caratteri originali: fu fatta la cosa giusta? In linea di principio sì, anche dal punto di vista della conservazione dello stile, ma la sciatta tardività dell’intervento è di entità tale da renderlo politicamente quasi ridicolo.

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

Sempre a Roma la scritta “R. Liceo Ginnasio Giulio Cesare”, dove R. sta per “Regio”, nel dopoguerra divenne “Liceo Ginnasio Statale Giulio Cesare”, ma in questo caso si fece presto: agendo tempestivamente si è evitato che negli anni a venire gli studenti trovassero sotto la scuola una dimostrazione dei volontari della Guardia d’Onore alle Reali Tombe del Pantheon contrari alla rimozione della “R.”.

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

Sul Monte Giano, in provincia di Rieti, c’è la “pineta DUX”, visibile nel raggio di decine di chilometri e da sempre fonte di polemiche. Recentemente un incendio, probabilmente doloso, l’ha danneggiata, ma CasaPound ha provveduto a una ripiantumazione. Qui non c’è alcuna funzione pratica o estetica da preservare, però sarei d’accordo con la loro iniziativa, anche se per motivi affatto diversi: ritengo che il nome del tiranno su un monte sia talmente aberrante da avere una funzione educativa.

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

E ora un esempio per così dire ibrido. Ancora a Roma il complesso sportivo del Foro Mussolini diventa Foro Italico già nel 1943, però resta intatta la scritta MUSSOLINI DUX sull’obelisco, visibile a tutt’oggi. A dire il vero mi pare che nemmeno gli ultrà della Lazio si esibiscano in saluti romani passando lì davanti mentre vanno allo stadio, e comunque Togliatti nel 1948 vi organizzò la Festa dell’Unità: se non dava fastidio a lui…

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

E Francisco Franco?

Per finire facciamo un salto fuori dai confini nazionali. La prima volta che andai in Spagna Francisco Franco era morto da poco, e immancabilmente la prima sera di soggiorno a Madrid mi imbattei in un oste nostalgico (la collocazione politica del ristoratore è transnazionale) che si esibì nel più classico dei “quando c’era Lui, caro lei” raccontandomi che “all’epoca del Generalissimo se perdevi il portafoglio tornavi indietro anche dopo ore e lo ritrovavi lì sul marciapiede, oggi invece te lo vengono a togliere minacciandoti col coltello”.

La teoria dell’equivalenza fra democrazia e criminalità è molto suggestiva e forse avrebbe meritato un approfondimento, purtroppo però la stanchezza del viaggio mi portò a desinare rapidamente per poi andare a dormire.

Ma torniamo a noi. L’Escorial, che fu monastero e palazzo reale, è una tappa turistica obbligata, sta a una cinquantina di chilometri da Madrid, ma poco prima dell’arrivo vale la pena di fermarsi alla Valle de los caidos, mausoleo voluto da Franco per celebrare la gloria dei caduti della guerra civile (ovviamente caduti nazionalisti, ai caduti repubblicani credo sia stato riservato ben altro trattamento), e lì venne poi sepolto lo stesso Franco.

Se il giudizio storico e politico è scontato, non saprei formulare un giudizio artistico sul monumento, ma con sollievo rilevai nei dintorni la totale assenza della paccottiglia nostalgica che si trova a Predappio (e non solo): niente bottiglie di vino, tagliacarte e roba del genere con l’effige del Caudillo. E soprattutto niente nostalgici a fare picchetti d’onore o foto vicino alla tomba, solo (pochi) turisti in calzoni corti.

Ci ero tornato qualche anno fa e la situazione era la stessa, per cui mi ha stupito molto apprendere che nel 2019 le spoglie del Generalissimo sono state spostate in un altro cimitero, dove già era stata sepolta la moglie: per come conosco la spagna e gli spagnoli non mi pare proprio che lasciarlo dov’era comportasse rischi per la democrazia, lo spostamento appare del tutto tardivo e anche un po’ maramaldo, ma facciamo che ognuno si gestisce i dittatori suoi.

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

Il Parco Arnaldo Mussolini di Latina

Ad Arnaldo Mussolini, fratello del Duce morto prematuramente nel 1931, era intitolato l’INPGI (Istituto Nazionale di Previdenza dei Giornalisti Italiani) di cui egli era stato il primo presidente.

Nel 1951 l’INPGI viene intitolato a Giovanni Amendola (giornalista e deputato morto a seguito di bastonatura fascista), mentre il Parco Arnaldo Mussolini rimane col suo nome fino al 2017, anno in cui diventa Parco Falcone e Borsellino. Dimenticanza? No, fu probabilmente una scelta politica, che definirei prudente.

In una terra dove i coloni veneti (superfluo sottolineare che il cognome Durigon è proprio veneto) avevano ricevuto dall’Uomo della Provvidenza terreni e case -affinché popolassero l’Agro Pontino e lo dissodassero e fecondassero con l’italico vomere blablabla- il sentimento di gratitudine era prevalente rispetto all’apprezzamento delle libertà democratiche (a pancia vuota non c’è né libertà né democrazia che tenga), quindi si decise di non stuzzicare la peculiare sensibilità di quelle masse agrarie.

Tale sentimento, trasmesso di generazione in generazione, pur attenuato è ancora oggi palpabile, come ben sa chiunque frequenti quelle zone (consiglio una visita al Museo Storico Piana delle Orme, ha una piccola ma ben fatta sezione dedicata proprio alla colonizzazione delle terre bonificate), ed ecco che la proposta di Durigon non appare più come una sparata bensì come una mossa politica ragionata. Restando ugualmente esecrabile, anzi forse di più.

E a questo punto non può non venire in mente l’inarrivabile personaggio sordiano di Giovan Maria Catalan Belmonte nel film “I nuovi mostri”, un esponente della nobiltà nera romana (è preposto cameriere del Soglio Pontificio) che si sta recando a una riunione sullo scisma Lefebvre ma si imbatte in un ferito da soccorrere sotto il monumento a Mazzini in via del Circo Massimo, monumento che egli per tutto l’episodio con lapsus freudiano chiama “monumento a Mussolini”. Finché si tratta della caricatura di un nobile vizioso e svagato, è divertente…

Non solo Durigon: "Il monumento a coso… a Mussolini"

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A.C. Whistle
Giurista e poeta

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