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mercoledì, Agosto 17, 2022

Socialismo o barbarie: dopo trent’anni la storia è ripartita

Trent’anni fa gli ideologi del capitalismo liberista proclamavano la fine della storia assieme alla fine dell’esperienza dell’Unione Sovietica. Oggi, quale che sia il giudizio sul socialismo sovietico, è ancora più che mai attuale il monito socialismo o barbarie.

Di Giorgio Cremaschi.

La storia è ripartita: socialismo o barbarie

Trent’anni fa Boris Eltsin ed i vari cacicchi a capo delle differenti repubbliche, tutti ex dirigenti del Partito Comunista, decretavano la fine dell’Unione Sovietica. Fu un vero e proprio golpe, organizzato a seguito del fallimento di quello da operetta dei nostalgici brezneviani di alcuni mesi prima.

Oggi è ancora più che mai attuale il monito socialismo o barbarie.i nuovi padroni delle repubbliche ex sovietiche presero il potere negando la volontà dei loro popoli che solo un anno prima in un referendum, indetto da Gorbaciov e giudicato inappuntabile dalle istituzioni internazionali, in più del 70% si erano espressi a favore del mantenimento dell’URSS.

E quel voto era stato omogeneo in tutti gli stati che si separavano: dalla Russia, all’Ucraina, alla Bielorussia, al Kazakistan, ovunque tranne che nelle repubbliche baltiche che di fatto si erano già scisse, i popoli dissero che volevano continuare assieme.

Ma i nuovi padroni dissero no; e così alla fine dell 1991 quella bandiera rossa che nel 1945 era sventolata sul Reichstag di Berlino dopo la sconfitta del nazifascismo, veniva ammainata dal Cremlino di Mosca.

Foto Fidelity News

 

Nei nuovi stati ed in particolare in Russia iniziò una stagione di saccheggio e capitalismo selvaggio, nel nome della libertà. In breve tempo la povertà dilagò assieme all’accumulo di scandalose ricchezze. Fu una strage, perché con un fenomeno sociale unico nella storia recente, l’aspettativa di vita in Russia crollò in breve di più di dieci anni.

Nel frattempo gli ideologi del capitalismo liberista proclamavano la fine della storia, perché il sistema fondato sul profitto era trionfato nel mondo. Gli Stati Uniti divenivano la sola potenza dominante e cominciarono ad esercitare questo dominio con le guerre per la democrazia, con quella terza guerra mondiale a pezzi che dura tuttora.

La NATO, rimasta senza l’avversario principale, invece che essere sciolta fu rafforzata come strumento di dominio imperiale. La globalizzazione liberista coprì tutto il pianeta, che fu precipitato in un crisi ambientale sempre più incontenibile come la spinta all’accumulazione ricchezza.

Non ci sono alternative a questo sistema proclamavano tutti i potenti ed i loro portavoce, mentre poche migliaia di persone diventavano padrone di più di quanto possedesse la maggioranza dei sette miliardi di abitanti del pianeta.

Lo sport olimpico sovietico non ha lasciato eredi

Poi questo sistema orgoglioso e sicuro del suo dominio ha cominciato a creparsi. Prima le crisi economiche ripetute, poi quella pandemica ne hanno mostrato tutta la fragilità. Nuovi paesi e nuove economie, con in testa la Cina, sono sorti da quello che una volta veniva genericamente definito terzo mondo.

Infine lo stesso socialismo dato per morto nell’Occidente capitalista, in forme ed esperienze anche molto differenti, ha ripreso a riproporsi come soluzione concreta in ampi settori dell’umanità.

La realtà è che dopo il crollo dell’Unione Sovietica e della sua forma di socialismo, tutte le promesse del capitalismo allora vittorioso si sono rivelate bugie e imbrogli e che il mondo è diventato sempre più ingiusto ed insicuro.

La storia non si è fermata affatto, per decenni ha scavato sottoterra per poi riemergere oggi nelle nostre società, poste di nuovo alla necessità di scegliere e decidere sul proprio futuro.

Quale che sia il giudizio sul socialismo sovietico e sulle ragioni della sua fine, bisogna riconoscere che il capitalismo è una via ancora percorribile dalla umanità solo al prezzo di ferocia e disastri immani, per le persone come per la natura.

Per questo oggi preferiamo ricordare la bandiera rossa vittoriosa del 1945, più di quella ammainata nel 1991. Perché la storia è ripartita e nei suoi percorsi riemerge quella bandiera che prima di tutto vuol dire: socialismo o barbarie.

 

 

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