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martedì 25 Gennaio 2022
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Dal Ponte Morandi a Mottarone: l’Italia piange quel che non fa nulla per evitare

Cosa misura il grado di progresso di una civiltà? Dal Ponte Morandi a Mottarone la gente continua a morire per negligenza e interessi economici.

Dal Ponte Morandi a Mottarone: l’Italia che non progredisce

Da cosa si misura il grado di progresso di una civiltà? Siamo tutti progrediti, o almeno così ce la raccontiamo da tempo immemore, eppure non lo siamo. E perché invece non misurare il progresso in base al benessere, alla corruzione o alla sicurezza?

Se si misurasse a partire dagli ultimi due punti l’Italia probabilmente sfiorerebbe i paesi del cosiddetto terzo mondo. Più ancora: forse saremmo tutti una massa di popoli tribali e nessuno oserebbe parlare di civiltà più sviluppate di altre. L’idea di terzo mondo non sarebbe mai stata inventata.

Sì, perché l’Italia è ancora quel paese dove si ammazza la gente per negligenza e per interesse economico. Non muore, si ammazza.

Le 43 vittime del Ponte Morandi sono state ammazzate, dalla negligenza, dall’avidità che intasca senza guardare nessuno in faccia, e così probabilmente Luana– dalle prime indagini pare che la sbarra di sicurezza non fosse funzionante –, e così probabilmente anche le famiglie morte sulla funivia Stresa-Mottarone.

E così tante altre persone, di cui non conosciamo i nomi, né le storie, ma le cui vite sono state cancellate in nome di meri interessi economici. Nulla di più, è una storia vecchia, sì, ma a che serve vivere nel progresso se poi tanto le cose rimangono tali e quali?

Parliamo di piani di resilienza, di ddl Zan e inclusività, di quote rosa, di dad e diritto all’educazione, ma lasciamo che negli appalti pubblici dilaghi la corruzione, fino a far marcire tutto, cavi del ponte e intero sistema italiano. Un po’ come la ruggine sotto quegli strati di calcestruzzo, a un occhio inesperto non sembra un gran problema, poi leggi le carte e ti dicono che la verità è che stava per crollare.

Siamo un paese a un passo dal collasso che la pandemia ha solo accelerato.

Strage di Mottarone, il profitto è il killer: freno disattivato volontariamente

E il progresso arriva..dopo!

Può sembrare retorico ma su quella funivia c’eravamo tutti noi italiani, e anche sul ponte di Genova. C’erano tutti i genovesi che ci passano ogni giorno e sono stati semplicemente fortunati a non trovarsi lì quel giorno, a quell’ora, ma c’erano anche i milanesi, che scendono in riviera ogni weekend e oggi si trovano invece imbottigliati nel traffico.  Ebbene provate oggi a raggiungere il bel capoluogo ligure: ardua impresa, specialmente nel fine settimana, dove le code si snodano per chilometri e chilometri.

Tutto ciò perché Autostrade ha deciso, da dopo il crollo, di fare manutenzione sulla rete ligure, tutta quella che non ha mai fatto prima. Un’odissea iniziata poco dopo quel funesto 14 agosto e ben lungi dall’essere prossima alla fine: Autostrade, annunciava già l’anno scorso, ha avviato un piano decennale – avete capito bene, dieci anni – per la verifica e la manutenzione dei viadotti, onde evitare una tragedia Morandi bis.

In una regione dove la rete autostradale si sviluppa prevalentemente su viadotti, vista la sua conformazione geomorfologica, il disagio del traffico provoca danni ingenti, specie al turismo, che già aveva ovviamente risentito del covid.

Questo significa che in Italia si applicare controlli e norme di sicurezza, e non solo dopo che c’è scappato il morto.

La storia si ripete, la sicurezza viene sacrificata, il profitto viene prima di ogni cosa e ogni cosa rende sacrificabile, e così domenica accade l’ennesima tragedia.

Abbiamo ascoltato i telegiornali raccontarci della funivia con l’amaro in bocca, ci siamo domandati cosa significhi morire la domenica, in gita con tutta la famiglia. Abbiamo provato pena per quel povero bimbo, unico sopravvissuto. Ma poi abbiamo provato rabbia perché sappiamo bene che certe tragedie non dovrebbero accadere eppure accadono e in fondo il sospetto di qualche negligenza criminale lo abbiamo sempre, perché in fondo ci conosciamo, sappiamo anche come ce la raccontano…

Ponte Morandi, revoca della concessione: se non ora quando?

La strage di Mottarone

L’impianto di Stresa-Mottarone era stato chiuso due anni, dal 2014 al 2016, per verifiche e manutenzione, ma nel 2015 l’Alfar, un’azienda milanese, aveva denunciato “gravi danni strutturali”. Dopo esser stata esclusa dalla gara d’appalto l’azienda aveva fatto istanza di annullamento proprio perché riteneva il piano di rifacimento troppo superficiale, segnalando un notevole rischio, ma le analisi di Alfar furono giudicate infondate e la stazione appaltante Ferrovie del Mottarone non ritenne di dover sollevare Leitner, vincitrice di quell’appalto nonché di molti altri legati agli impianti di risalita, dall’incarico.

La stessa Ferrovie del Mottarone del resto ha una storia ambigua: dopo quasi trent’anni di gestione, nel 1997, la funivia di Stresa viene affidata ad un’altra ditta poiché l’impianto è in uno stato di “grave degrado”, eppure, nel 2001, dopo il risanamento ad opera di altri, è di nuovo Ferrovie del Mottarone srl ad aggiudicarsene la concessione e nel 2006 si accaparra persino i fondi elargiti per le Olimpiadi invernali di Torino.

Oggi sappiamo che per per evitare ulteriori interruzioni al servizio malfunzionante il freno era stato disattivato volontariamente.

Muore così, ancora una volta, insieme a quelle 14 persone, l’anima di questo paese, troppo spesso in vendita per qualche spicciolo.

 


Alessandra Spallarossa
Laureata in Mediazione Linguistica alla Sapienza, per vivere lavora come consulente di comunicazione a Roma, per passione scrive, legge e insegna yoga. Ha pubblicato il romanzo "La luna crescente" (Emersioni, 2020)

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