Quotidiano on-line ®

20.4 C
Rome
martedì, Agosto 16, 2022

Parco Mussolini, Piazzale Hitler, e perchè non intitolare piazza San Pietro al mostro di Milwaukee?

Da Parco Mussolini a Piazzale Hitler, potremmo definirlo il trend dell’estate, come in quelle rubriche di lifestyle che nella bella stagione dispensano consigli e aggiornano sulle ultime tendenze.

Il trend dell’estate: da Parco Mussolini a Piazzale Hitler

In Italia va di moda, soprattutto se hai una sensibilità politica vagamente reazionaria e populista, lanciare proposte sulla toponomastica delle città immedesimandosi in un podestà.

Dopo il caso del sottosegretario all’Economia della Lega Claudio Durigon che, durante un comizio a Latina, ha proposto di intitolare di nuovo il parco ad Arnaldo Mussolini, fratello di Benito, cancellando i nomi di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, ora è il turno di Andrea Santucci, vigile del fuoco e fino allo scorso autunno consigliere comunale a Colleferro per il partito di Matteo Salvini, che ha dichiarato che sarebbe cosa giusta intitolare di nuovo a Hitler il piazzale dei Partigiani a Roma. Le sue parole, riportate da Repubblica: “Nel bene e nel male questa è la nostra storia, credo anche che per la cecità di alcuni perdiamo moltissimo in termini di turismo nel volerla nascondere”.

Questa insistenza leghista nel riabilitare il ventennio fascista, oltre a una gara tutta interna alla destra per far vedere ai Fratelli d’Italia meloniani chi ce l’ha più duro, appare però ancora piuttosto povera nell’immaginario. Ancora fermi a Hitler e Mussolini!

Una Lega del popolo dovrebbe avere più a cuore le cronache, visto poi che il capitano Salvini è un habituè dei salotti di Barbara D’Urso. Cominciare dal più piccolo, vicino alle emozioni della gente più comune, stanca di leggere che gli orrori sono sempre dei soliti cattivi nazi-fasci.

Perchè non intitolare la Fontana di Trevi alla famiglia Vannini? Più in grande? Piazza della Signoria facciamola diventare Piazza Pietro Pacciani. Più internazionale? Si potrebbe intitolare Piazza San Pietro a Jeffrey Dahmer, il mostro di Milwaukee.

Bisognerebbe volare alto, mostrare coraggio.

Parco Mussolini, piazzale Hitler, e perchè non intitolare piazza San Pierto al mostro di Milwaukee?
Jeffrey Dahmer

Ma ad una più attenta analisi, andando oltre Durigon e Santucci, cos’hanno in comune tanti di questi episodi?

Che gli autori li hanno rivendicati pubblicamente. In alcuni casi li hanno addirittura postati sui social, come si trattasse d’eroiche gesta o di goliardate.

Appare lampante l’impatto dei social nell’urgenza della percezione di sé stessi, magari essere riconosciuti, al limite giudicati esaltati pericolosi, ignoranti, idioti, quello che volete, ma pur sempre visibili. Stiamo parlando di loro.

Persone orrende, che fanno cose orrende, cresciute e protette da famiglie altrettanto orrende, ci sono sempre state.

Non vi è un età dell’oro scevra da meschinità e piccoli o grandi soprusi, ma una differenza figlia della rivoluzione digitale è però lampante.

Quando in passato le persone compivano un’azione socialmente riprovevole, come picchiare un disabile, insultare un omosessuale, inneggiare alle camere a gas e via dicendo, poi scappavano cercando l’oblio, l’anonimato, sicure della propria individualità all’interno della collettività.

Oggi invece dopo aver detto una scempiaggine o commesso un atto barbaro, lo si firma, spesso lo si filma direttamente e poi lo si condivide al pubblico, incuranti delle conseguenze.

É come se inconsciamente l’essere castigati, riconosciuti come “orrendi” sia comunque preferibile all’anonimato. L’eterno horror vacui del quotidiano che, nel caso della politica, si trasforma nel mostro della visibilità per il “consenso”.

“Il vuoto e il nulla possono oggi essere considerati come la naturale culla dell’esistenza e l’essenza ultima della realtà”.  (Albín Brunovský)

Mass media e social: l’era del coatto

Leggi anche

Alexandro Sabetti
Alexandro Sabetti
Vice direttore di Kulturjam.it -> Ha scritto testi teatrali e collaborato con la RAI e diverse testate giornalistiche tra le quali Limes. Ha pubblicato "Il Soffione Boracifero" (2010), "Sofisticate Banalità" (Tempesta Editore, 2012), "Le Malebolge" (Tempesta Editore, 2014), "Cartoline da Salò" (RockShock Edizioni)

Ti potrebbe anche interessare

Seguici sui Social

spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img
spot_img

Ultimi articoli