Chi non ama le donne non ha margini di felicità né di sofferenza, esattamente come chi le capisce…
Chi non ama le donne
Fossi un poeta, scriverei non un’ode, ma tante, alle donne. Non alla donna. E le reciterei tutti i giorni, tranne l’otto marzo (e lo so: che cattiveria).
Un’ode per le madri, una per le guerrafondaie, una per le scombinate e una per le mitomani. Una per le puttane, un’altra per le commesse. E per le traditrici, per le aizzatrici, per le miti e per le violente, per le sorelle. Per le brutte, che spesso sanno fare l’amore meglio delle belle.
Chi non ama le donne non ha margini di felicità, né di sofferenza, esattamente come chi le capisce: essere amici delle donne, un’eresia.
Qualche sera fa ho rivisto Mamma Roma. Ecco, la Magnani mi è apparsa in quel film ancora una volta come LA donna. Erroneamente, perché era solo una donna. Per quanto si possa essere SOLO una donna o SOLO un uomo.

Ma quanta umanità e dolore in quella sua tragica interpretazione. Mi ha sempre colpito la scena in cui chiede una raccomandazione per il figlio ad un prete, ricevendo un diniego che contiene anche una condanna classista (“sul niente non si costruisce niente”).
Solo Pasolini poteva colpirci al cuore così. Pasolini che amava la madre come non riuscirà con nessun’altra donna (ma era innamorato della Callas).
Napoleone era figlio di una donna. Putin è figlio di una donna. Gandhi era figlio di una donna. Elvis, pure. La speranza è che si continui ad essere figli di donne e uomini, e che si facciano nascere donne e uomini. Donne e uomini, cominciamo ad averne un tremendo bisogno.

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