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Il leader nordcoreano non muore da più di cinque anni, abbiamo verificato. Kim Jong-un continua a sopravvivere ai necrologi prematuri dei media. Dalle voci continue sulla sua morte ai missili esibiti nel 2026, Pyongyang resta una realtà geopolitica scomoda, che la caricatura del dittatore grottesco non basta più a spiegare.
Kim Jong-un non muore da 5 anni, è record
Abbiamo verificato sulle principali testate italiane e su diversi blog di geopolitica e dunque possiamo confermare il nuovo record: il leader nordcoreano Kim Jong-un non muore da più di cinque anni! L’ultima volta era morto intorno all’agosto del 2021, quando su tutti i nostri media si parlava della sua dipartita avvenuta o imminente, e si entrava addirittura nei dettagli: era in coma e la sorella aveva preso il potere al suo posto.
La volta precedente era morto intorno a fine aprile sempre del 2021, anno particolarmente intenso per le dipartite di Kim, salvo poi ricomparire in pubblico il primo maggio col suo abito in stile Mao, impegnato a dare istruzioni sul campo e a partecipare al taglio del nastro rosso inaugurale di una fabbrica di fertilizzanti fosfatici a Sunchon.
Non contento Kim muore nuovamente pochi giorni dopo, quando diverse testate, su tutte Dagopia e Libero, diffondono la foto del cadavere del caro leader. Ovviamente si trattava di una bufala: era la foto modificata del cadavere di Kim Jong Il, morto il 17 dicembre 2011.
Dunque, come dicevamo, dopo attenta verifica, ci risulta non solo che Kim non sia ancora morto ma che abbia addirittura voluto strafare. L’ultima apparizione pubblica di Kim Jong-un documentata dai media ufficiali nordcoreani risale al 12 ottobre 2026, secondo le notizie disponibili oggi.
Più precisamente: il 10 ottobre 2026: Kim Jong-un ha assistito a un concerto per l’81º anniversario della fondazione del Partito dei lavoratori, a Pyongyang. La notizia e le fotografie sono state diffuse dall’agenzia ufficiale nordcoreana KCNA l’11 ottobre.
Due giorni dopo, il 12 ottobre, i media internazionali hanno riferito della sua visita al nuovo Museo della rivoluzione della difesa, dove ha visionato armamenti, incluso un missile intercontinentale. La visita si sarebbe svolta domenica 11 ottobre, secondo Reuters.
Ma allora, cosa è successo sui nostri media? Da una morte quasi bimestrale toccata all’inizio degli anni 2020\21, alla lunga pausa funerea. Il caso Kim è stato derubricato da meme e la sua partecipazione a sostegno della Russia in Ucraina non ha fatto “ridere”, soprattutto tra Washington e Kiev.
La stabilizzazione coreana
Se c’è un terreno su cui Kim non arretra è quello militare. Kim Jong-un ha consolidato il proprio potere puntando sulla deterrenza nucleare e sfruttando le nuove opportunità offerte dalla frammentazione dell’ordine internazionale. La Corea del Nord ha sviluppato il proprio arsenale, lanciato nel 2023 il primo satellite militare e rivendicato progressi nella costruzione di un sottomarino a propulsione nucleare, ampliando parallelamente la flotta militare e i sistemi di droni d’attacco.
La guerra in Ucraina ha rafforzato il rapporto con Mosca: Pyongyang ha fornito munizioni e, secondo fonti occidentali, migliaia di soldati, ottenendo in cambio possibili benefici economici e trasferimenti tecnologici. Questa cooperazione, insieme ai rapporti con la Cina, ha ridotto l’isolamento diplomatico del regime, senza trasformare la Corea del Nord in una potenza globale, ma rendendola un interlocutore più sicuro di sé nel nuovo equilibrio multipolare.
Sul fronte economico, nonostante le sanzioni e le difficoltà di verifica indipendente, stime sudcoreane indicano una crescita significativa negli ultimi anni. Kim rivendica i risultati del piano quinquennale avviato nel 2021 e promuove una modernizzazione visibile soprattutto a Pyongyang, dove il programma edilizio prevede 50.000 nuovi appartamenti, con 40.000 unità già realizzate nei distretti di Songsin e Songhwa secondo i dati riportati nel testo.
Grattacieli, viali, complessi residenziali, negozi e spazi ricreativi compongono l’immagine ufficiale di una capitale moderna e dinamica, rafforzata dalle fotografie del leader con la famiglia in contesti di benessere quotidiano. Questa rappresentazione, tuttavia, non cancella le profonde disuguaglianze territoriali, il controllo dell’informazione e l’assenza di pluralismo politico.
La Corea del Nord resta un sistema autoritario, ma ridurla a una caricatura immobile significherebbe ignorarne le trasformazioni militari, economiche e diplomatiche. Kim emerge così non come un leader prossimo al collasso, bensì come un attore che ha consolidato il regime e sfruttato le crepe dell’ordine globale, costringendo l’Occidente a confrontarsi con una realtà ormai strutturale negli equilibri asiatici.
Perchè non è “egonazionalismo”
Eppure, nonostante le apparenze, proprio il nostro Kim è un esempio calzante di cosa non è l’egonazionalismo, categoria interpretativa dei nuovi fenomeni che per pigrizia il mainstream accomuna sotto definizioni statiche sempre uguali, anche per fenomeni diversissimi tra loro (populismo, autocrazie, dittature).
Il potere nordcoreano si legittima attraverso la continuità della dinastia, l’ideologia ufficiale e la rappresentazione del leader come garante di un ordine storico e nazionale. Non attraverso la necessità permanente di destabilizzare il sistema per rinnovare il consenso.
L’autoritarismo non coincide necessariamente con l’ego-nazionalismo. Nel modello elaborato da Sabetti, il potere nordcoreano si fonda su una struttura dinastico-ideologica, su una costruzione statale sedimentata nel tempo e sulla pretesa di garantire un ordine storico-nazionale.
Il modello ego-nazionalista, invece, richiede la convergenza di tre condizioni: fusione identitaria tra leader e nazione, caos deliberatamente strumentale e teatralità mediatica necessaria alla riproduzione del consenso.
Per questo Kim Jong-un non può essere classificato automaticamente come egonazionalista soltanto perch concentra il potere o mette in scena la propria leadership.
La differenza non riguarda il grado di autoritarismo, ma la specifica grammatica attraverso cui il potere viene costruito, legittimato e riprodotto.

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