Caso Cospito, gli incidenti di Torino e l’indignazione a orologeria

Il caso Cospito continua a far discutere soprattutto dopo gli incidenti alla manifestazione di solidarietà in sostegno del militante anarchico. Ma cari indignati, davvero pensate che i danneggiamenti siano puramente frutto di un gigantesco caso di follia collettiva?

Caso Cospito, gli incidenti di Torino

Sabato a Torino c’è stato un corteo di solidarietà a Cospito durante il quale si sono verificati danneggiamenti di beni pubblici e privati (cassonetti, automobili, vetrine di negozi).

Danneggiamenti che potremmo definire ampiamente prevedibili se non addirittura scontati di fronte al muro opposto a qualsivoglia civile e legale richiesta di miglioramento della situazione di Cospito.

Per chi ha a cuore la sua vita, le uniche alternative sono quelle di ritirarsi in silenzio lasciandolo morire in carcere, o sfogare in qualche modo, anche se inutilmente, l’enorme rabbia e frustrazione accumulata.

E invece, il giorno dopo, sui media è tutto un fiorire di dichiarazioni di giornalisti, uomini politici, dirigenti delle forze dell’ordine che indignati etichettano i danneggiamenti come “insensati”, “assurdi”, “incomprensibili”. Ma davvero, cari indignati, pensate che i danneggiamenti siano puramente frutto di un gigantesco caso di follia collettiva?

Siete persone con fior di titoli di studio e fior di esperienze nel mondo. Davvero credete che sia incredibile che i sodali di una persona che viene impunemente torturata dallo stato in spregio a qualsiasi principio di umanità reagiscano nell’unico modo che gli viene lasciato a disposizione?

Io credo invece che molti di questi penosi ipocriti che oggi si stracciano le vesti non solo sapessero benissimo quello che sarebbe successo mandando e mantenendo Cospito al 41bis, ma che lo abbiano fatto apposta.

Quando uno stato diventa sempre più privo di una funzione positiva e anzi incarna e sostiene lo sfruttamento e lo schiacciamento del debole da parte del forte (pratica che va sotto il nome di “libero mercato”), ampi strati di popolazione finiscono ovviamente per ritenere lo stato un nemico, minando così il potere di chi ne ha in mano le redini.

Quale modo migliore per riaffermare l’utilità dello stato, se non quello di creare un nemico pubblico dal quale solo lo stato può proteggerci? Un nemico folle, imprevedibile e devastatore, che colpisce colpevoli e innocenti in modo indiscriminato è una manna dal cielo per uno stato in profondissima crisi di legittimità.

In quest’ottica, le ridicole affermazioni di incredulità che oggi leggiamo da parte di chi dovrebbe capirne un po’ di più non sono altro che menzogne deliberate, tese a dipingere i manifestanti come una folla di pazzi naturalmente inclini a violenze immotivate e nei confronti dei quali non può esistere altra risposta che una repressione feroce indiscriminata: in due parole, un nuovo incendio del Reichstag, una perfetta scusa per spostare ancora più a destra un paese ormai ripiegato su un individualismo cieco e senza sbocco.

In tutto ciò, tocca constatare la pressochè assoluta assenza di attività cerebrale da parte del sedicente popolo di sinistra, che avendo cambiato composizione sociale verso i ceti più ricchi non solo ha perso la consapevolezza di quanto lo stato incarni e supporti i meccanismi di sfruttamento, ma in quanto privilegiato è diventato bersaglio della vendetta anarchica verso i ricchi e quindi non vede l’ora di allinearsi a Meloni sulla linea della fermezza e della repressione. E se la reazione anarchica farà vittime, temo che in questo deserto di consapevolezza sociale anche un tabù come la reintroduzione della pena di morte potrà essere violato.

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Alessandro Ferretti
Alessandro Ferretti
Researcher presso Università degli Studi di Torino. Associate presso CERN

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