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Continuando con la logica della guerra e delle sanzioni la strada tracciata porterà inevitabilmente alla carestia energetica e alla fame, che non verrà chiamata cosi ma “frugalità responsabile”, per un mondo green e sostenibile.
Verso carestia energetica e fame
Di Giuseppe Masala*
Quello che andrebbe capito è che per trenta anni abbiamo vissuto una situazione insperata nei nostri rapporti con la Russia: siamo stati gli unici compratori delle loro materie prime. Avevamo il monopolio della domanda.
Ora la situazione storica è cambiata, la Russia ha trovato altri clienti, affamati di materie prime e di energia in particolare. La Cina e l’India innanzitutto. Pertanto se non compriamo noi, compreranno gli altri.
E noi ora come facciamo? E noi ora ci dobbiamo arrangiare. Dobbiamo acquistare dall’Algeria, dalla Libia (che però 10 anni fa abbiamo bombardato e depredato) e dagli Stati Uniti a prezzi esorbitanti. E probabilmente non basterà a sostenere il nostro sviluppo; bisogna tener conto che il consumo di energia per sostenenere lo sviluppo è crescente in maniera costante.
Le cosiddette rinnovabili sono una goccia nel mare delle necessità. A tale proposito sono molto interessanti le dichiarazioni di Markus Steilemann, nuovo presidente dell’Associazione tedesca dell’industria chimica: “La Germania rischia di diventare da “Paese industriale a museo industriale“. Perché ci vorrebbero 5 torri Eiffel di acciaio (40.000 tonnellate) ogni giorno per le turbine eoliche previste da Habeck – e questo per 8 anni…”.
Cosa ci resta da fare se questa è la situazione? Semplice, o abbattere Putin muovendo guerra alla Russia (c’è il piccolo inconveniente che ha 6000 testate atomiche), o mandare a quel paese gli americani e fare pace con la Russia, sperando che siano disposti a farci il trattamento di favore come ci hanno fatto in questi ultimi trenta anni.
Altra soluzione non c’è. Anzi, c’è: fare la fame. Certo la fame non verrà chiamata fame, ci penseranno gli esperti di marketing politico a rivendercela come “frugalità responsabile” per un mondo green e sostenibile.
* Ripreso da Giuseppe Masala
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